
(METEOGIORNALE.IT) Nei prossimi giorni un vero e proprio tracollo delle temperature e un pattern meteo di stampo invernale faranno prepotentemente ingresso in molti Stati dell’Europa orientale. L’apice del maltempo si colloca indicativamente tra il 26 e il 30 aprile. In questo articolo analizziamo cosa ne conseguirà per quelle zone e, soprattutto, quali saranno le ripercussioni per il nostro paese.
Da che cosa si origina questo pattern
Tutto avrà inizio con un’anomala e imponente espansione verso nord dell’alta pressione atlantica. Si tratta di un potente anticiclone che si spinge in modo invadente fino alle latitudini sub-polari, generando il cosiddetto blocco atmosferico. Di conseguenza, lungo il suo bordo orientale, inizieranno a scivolare correnti molto fredde che, non trovando ostacoli lungo la loro traiettoria, piomberanno dritte verso l’Europa orientale.
Saranno la Penisola Scandinava e i Paesi Baltici a subire l’urto iniziale e più violento di questa sciabolata polare. Si tratta di una dinamica sinottica di assoluto rilievo, sia per la violenza intrinseca sia per l’entità dell’anomalia termica. In alcune zone si passerà da 24-25°C di massima a gelate diffuse nel giro di sole 48 ore. Laddove i cieli si manterranno coperti e le precipitazioni frequenti, potremmo assistere a imbiancate a quote bassissime, praticamente di pianura o di bassa collina. E ricordiamo che siamo quasi in maggio!

Qualche dato in più
Analizzando i modelli previsionali, l’irruzione che chiuderà il mese di aprile sarà caratterizzata da isoterme davvero eccezionali. Alla quota isobarica di riferimento di 850 hPa (che corrisponde a circa 1.500 metri di altitudine in libera atmosfera) i valori scenderanno anche al di sotto dei -10°C. Qualcosa di tipico di febbraio!
Questa configurazione in quota, così rara per l’inizio del quadrimestre caldo, porterà comunque fortissime anomalie anche al suolo, con conseguenze diverse rispetto al cuore dell’inverno. Ciò non toglie che le vaste pianure dell’Europa orientale si ritroveranno avvolte in un clima crudo, con le temperature che faticheranno a salire oltre lo zero termico persino durante le ore centrali della giornata, soprattutto in caso di cieli coperti o molto nuvolosi.
Un’ulteriore aggravante
A rendere il quadro ancora più anomalo interverrà un fattore decisivo: la ventilazione. La repentina discesa dell’aria fredda sarà guidata da un fortissimo gradiente barico, ovvero una marcata differenza di pressione atmosferica tra l’anticiclone posizionato a ovest e la profonda depressione a est. Questo dislivello attiverà venti sostenuti, a tratti burrascosi, provenienti dai quadranti settentrionali.
Tali correnti non solo trasporteranno fisicamente il nucleo gelido, ma innescheranno il cosiddetto effetto Wind chill. La sensazione di freddo percepita dal corpo umano sarà nettamente inferiore alla reale temperatura registrata dai termometri, esponendo le aree colpite a un disagio bioclimatico molto elevato per gli esseri umani, ma anche per le piante e gli animali già usciti dal letargo invernale. Si tratta davvero di qualcosa di eccezionale per il periodo, soprattutto in epoca di Riscaldamento Globale, in cui certe ondate di freddo sembrano ormai un ricordo lontano.

Le conseguenze per noi
Mentre l’Europa orientale e settentrionale affrontano questo brusco ritorno dell’inverno, cosa accadrà alle latitudini più meridionali? Nel medio periodo, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, i modelli matematici ECMWF e GFS sono del tutto concordi e indicano che l’asse di questa vasta saccatura fredda tenderà inesorabilmente a traslare verso sud-est. Questa dinamica porterà la coda del fronte ad affacciarsi sull’area del bacino del Mediterraneo. L’Italia sarà comunque lambita di striscio, potendo avvertire qualche refolo freddo orientale e poco altro.
Gli effetti concreti per la nostra Penisola si tradurranno principalmente in un sensibile aumento dell’instabilità atmosferica. Pur non sperimentando il gelo siderale dell’Est Europa, alcune regioni – soprattutto il versante adriatico e gran parte del Sud Italia – sentiranno una ventilazione orientale a tratti tesa, la possibilità dello scoppio di qualche temporale e temperature generalmente un po’ al di sotto della media, soprattutto in assenza di sole, ovvero durante i temporali e nelle ore notturne.

Venti forti
Questi settori, storicamente più esposti alle correnti di grecale e tramontana, registreranno un apprezzabile calo termico, con valori che scenderanno di diversi gradi sotto le medie stagionali, senza tuttavia parlare di un ritorno dell’inverno. Rispetto al caldo precedente, però, la differenza si farà sentire eccome.
La ventilazione diventerà tesa e pungente da nord-est, agitando sensibilmente i nostri mari, soprattutto nei settori meridionali e orientali. L’ingresso di questi refoli d’aria fredda fornirà l’energia necessaria per lo sviluppo di rovesci e temporali sparsi. Nel nostro paese, però, il freddo sarà ben poca cosa rispetto a quanto avverrà più a oriente, e la quota neve non si avvicinerà certamente al livello del suolo: eventuali imbiancate sono attese solo oltre i 1.800-2.200 metri.
Credit: (METEOGIORNALE.IT)