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Stati Uniti, dal caldo record al gelo: colpa dell’Alaska

Stati Uniti, colpo di frusta termico: dal caldo record al gelo in pochi giorni, la colpa è dell'Alaska.

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
18 Apr 2026 - 18:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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Ondata di freddo verso gran parte del Nord America.

(METEOGIORNALE.IT) L’Alaska è uno dei pochi territori in cui, di recente, ha fatto insolitamente freddo. E ora anche gli Stati Uniti contigui si preparano a sentire quella morsa gelida.

 

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Per tutto il mese di marzo, sul versante occidentale degli Stati Uniti le temperature sono salite a livelli mai registrati in questo periodo dell’anno, a causa di una straordinaria Cupola di Calore. Poi, ad aprile, quel caldo da primato si è spostato verso est. A Washington D.C., giovedì il termometro ha toccato i 33°C secondo le rilevazioni del Dulles International Airport, mentre valori simili sono stati raggiunti a Baltimora, Filadelfia e nei pressi di New York. Si tratta di uno scenario approfondito nelle ultime settimane anche su queste pagine, quando il sud-ovest americano ha polverizzato oltre 1.500 primati di temperatura in una sola settimana.

Ora, proprio quegli Stati che hanno vissuto un caldo così fuori norma sperimenteranno un vero e proprio colpo di frusta termico, con valori sotto lo zero attesi in quelle stesse zone entro pochi giorni. Le condizioni che porteranno questo brusco cambiamento provengono da un luogo che, al contrario, è stato un’eccezione decisamente fredda e nevosa: l’Alaska.

 

Il gelo in arrivo

Parte di quell’aria gelida sta scivolando verso sud. Un primo segnale è la debole nevicata prevista a Denver già venerdì: eppure, giovedì, nella città del Colorado si erano raggiunti 25°C. Nei giorni a seguire, tra questo fine settimana e la prossima, le temperature notturne caleranno attorno ai -6/-2°C in diverse aree delle Pianure, del Midwest e del Nordest, con possibilità di qualche rovescio nevoso. Il National Weather Service ha inoltre lanciato l’allerta per una probabile perdita diffusa delle fioriture nei pressi di Salt Lake City, dopo che il caldo invernale fuori norma aveva già anticipato lo sboccio dei primi fiori. Sempre lì, giovedì è caduta la neve.

Sono quasi 100 milioni le persone che dovranno prepararsi a minime sotto lo zero, in un’ampia fascia che va da Boise, in Idaho, fino a Boston, scendendo a sud fin quasi a Filadelfia. Un ribaltone degno di nota, soprattutto se letto insieme all’evoluzione del Vortice Polare che chiuderà la stagione con alcune code fredde.

Va detto che pochissimi primati di temperatura minima dovrebbero essere battuti in questa occasione. E i dati mostrano come la recente e straordinaria ondata di caldo sugli Stati Uniti contigui non sia stata affatto bilanciata da un freddo altrettanto anomalo più a nord, se si considerano le temperature medie dall’inizio di marzo.

 

Cosa sta succedendo in Alaska?

Da marzo a oggi, circa il 76% del pianeta ha vissuto temperature superiori alla media. Al contrario, il restante 24% ha conosciuto valori sotto la norma, e in questa percentuale rientrano proprio l’Alaska e il Canada. Un dettaglio che aiuta a capire quanto questo calore anomalo sia stato sbilanciato. Dinamiche simili sono peraltro sempre più frequenti, come mostrato anche in questa analisi sul caldo estremo che ha sfiorato i 44°C negli Stati Uniti.

“È stato senza dubbio un inverno freddo quassù. A livello statale, è stato il periodo dicembre–marzo più rigido degli ultimi cinquant’anni”, ha spiegato il climatologo Brian Brettschneider, che vive e lavora proprio in Alaska. Secondo la sua esperienza, gli alaskani non si lamentano quasi mai di un freddo prolungato.

Stavolta, però, Brettschneider ammette di aver “sentito più borbottii del solito” durante marzo, proprio per via del freddo che non voleva saperne di mollare la presa. A sentire lui, è stato il marzo più nevoso mai misurato a Juneau, in Alaska, e con un margine notevole: il quarto mese in assoluto più nevoso nella storia delle rilevazioni, preceduto soltanto dal dicembre appena trascorso, secondo in classifica.

 

“A fine mese, la gente di Juneau era ormai stufa della neve”, ha aggiunto lo scienziato. La radice di questo freddo così anomalo in Alaska è da ricercare in una robusta area di alta pressione attiva sulla Russia orientale. Poiché attorno agli anticicloni l’aria ruota in senso orario, l’Alaska si è trovata spesso esposta a gelidi flussi settentrionali provenienti direttamente dall’Oceano Artico. Una configurazione simile, per certi aspetti, a quella già osservata nei mesi scorsi e descritta in questo approfondimento sulla crisi strutturale del Vortice Polare.

Quanto alla domanda se il gelo alaskano possa davvero compensare il caldo fuori stagione sugli Stati Uniti contigui, Brettschneider ha chiarito che, anche mettendo insieme le due regioni, si tratterebbe comunque del secondo marzo più caldo mai registrato, dietro soltanto al 2016. L’estensione geografica del caldo sopra la media, insomma, ha ampiamente superato quella dei territori con temperature sotto la norma. Un punto che, peraltro, conferma quanto già osservato sulle dinamiche atmosferiche nelle ultime settimane, con il Vortice Polare che continua a riservare sorprese anche nella fase di transizione verso la primavera inoltrata.

 

Credit (METEOGIORNALE.IT)

  • NOAA NCEI – Assessing the U.S. Temperature and Precipitation Analysis in March 2026
  • AccuWeather – Cold snap, freeze to follow first heat wave of 2026 in part of eastern US
  • Gizmodo – Another Spring Heatwave Brings a Taste of Summer
  • The Washington Post – Temperature whiplash: record heat to freezing forecast
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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