
(METEOGIORNALE.IT) Il Vortice Polare ci ha lasciato un’eredità meteo non indifferente. Ricordiamo ai nostri lettori che altro non è che l’immensa struttura depressionaria, ricolma di aria gelida, che domina le alte latitudini artiche soprattutto durante i freddi mesi invernali.
Il suo declino è un processo atmosferico lento ma inarrestabile: sta progressivamente perdendo la sua forza, la sua velocità e, soprattutto, la sua compattezza. Non è un fenomeno anomalo, anzi. È proprio la normalità: si sta traghettando verso la sua consueta scomparsa stagionale, un evento che segna il vero e proprio passaggio di consegne tra l’inverno e la stagione calda.
Facciamo un’analisi
In ambito meteo, questo specifico fenomeno è conosciuto con il termine tecnico di Final Warming, traducibile in italiano come il riscaldamento finale della stratosfera polare. È un appuntamento fisso del calendario che si verifica puntualmente ogni anno, proprio tra fine marzo e metà aprile. La progressiva ripresa dell’irraggiamento solare sopra il Circolo Polare Artico, dopo i lunghi mesi di buio totale della notte polare, ne è la causa principale.
Chiaramente, a causa di questi fattori così determinanti, la struttura barica e termica del vortice si indebolisce a tal punto da non riuscire più a sostenere e alimentare quel nastro di venti veloci e vorticosi che, tra ottobre e marzo, hanno ruotato con costanza proprio sopra l’Artide.

Che cosa accade sull’Europa
Gli effetti di questa gigantesca rottura si trasferiscono inesorabilmente fino a influenzare in modo ben percepibile la troposfera. Stiamo parlando dello strato di atmosfera più vicino al suolo, dove si verificano i fenomeni meteo che viviamo quotidianamente. Quando avviene questo passaggio di consegne tra le alte e le basse altitudini, capitano diversi colpi di scena.
A titolo di esempio, le ripercussioni sul nostro clima potrebbero farsi sentire in modo evidente a partire dalla terza decade del mese. Dopo il 20, infatti, le mappe meteo suggeriscono movimenti interessanti.
In primo luogo, l’alta pressione potrebbe spingersi in modo anomalo e marcato verso le alte latitudini settentrionali, posizionando i suoi massimi di pressione proprio tra l’area della Groenlandia e l’Islanda. Una manovra che, a dirla tutta, si è già vista durante l’inverno più di una volta.
Italia al freddo?
Ne conseguirebbe una discesa di aria fredda. Masse d’aria decisamente più fresche, o persino fredde per la stagione primaverile, vengono costrette a scivolare lungo i meridiani verso sud, spesso puntando dritto verso il bacino del Mediterraneo.
Infine, tale meccanismo riporterà con molta probabilità una marcata instabilità atmosferica alle nostre latitudini, traducendosi in possibili e prolungate fasi di tempo instabile, ma non di stampo autunnale. Vorrebbe dire una serie di piogge e temporali senza però essere continuamente bersagliati da cieli grigi e precipitazioni battenti.
Prepariamoci quindi a un’ultima parte del mese davvero ricca di sorprese, tra clima più fresco, instabilità diffusa e condizioni meteo che non saranno volte verso il caldo. Continuate a seguirci!

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