È caduta tantissima neve sulle montagne, eppure giungono voci estremamente faziose sul cambiamento climatico. La neve è caduta sull’Appennino in maniera abbondantissima – parliamo di accumuli fino a 3 metri – e questo farebbe intendere a qualcuno, e non pochi, che il Riscaldamento Globale sia praticamente un’invenzione, che il fenomeno non sia in atto e che la neve così copiosa caduta ad aprile sia anzi sinonimo di un clima più freddo o di una normalità climatica. Ebbene, è tutto sbagliato: non è affatto così.
La neve sull’Appennino
Non sono passate nemmeno poche giornate che assisteremo a un fortissimo aumento delle temperature in Italia proprio a cavallo di Pasqua. Le temperature stanno già salendo e questo provocherà una fusione rapidissima della neve caduta anche a quote elevate, dato che lo zero termico è atteso a livelli superiori ai 3.000 metri. Una situazione di fusione rapida di grandi quantità di neve sulle montagne, soprattutto in Abruzzo e Molise, dove si sono registrate situazioni alluvionali con lo straripamento dei fiumi. Una condizione che resterà sicuramente problematica proprio per la rapidissima fusione della neve, che avverrà a cavallo delle festività su un territorio già martoriato dalle precipitazioni: i fiumi torneranno a gonfiarsi, anche se probabilmente non raggiungeranno gli straripamenti dei giorni scorsi, causati da precipitazioni sotto forma di pioggia torrenziale.
Ancora una volta osserviamo precipitazioni estreme, anche sotto forma di pioggia, e questo è un segnale inequivocabile del cambiamento climatico, tanto negato. Quel cambiamento porterà a un fortissimo aumento della temperatura proprio a Pasqua, con valori che non si vedevano da almeno due decenni nel periodo pasquale. Tanto che si potrà andare in spiaggia tranquillamente, stare in costume da bagno in molte località e prendere il sole, anche se fare il bagno è consigliabile solo per i meno freddolosi, poiché le temperature del mare sono ancora basse: stiamo uscendo dalla stagione invernale, anche se la superficie marina segna valori superiori alla media.
Temperature sempre fuori norma: il paradosso del freddo e del caldo record
A proposito di temperature, queste sono costantemente superiori alla media. Tutte le previsioni di ondate di freddo si sono poi tradotte in condizioni di rigidità di breve durata, innescando impennate termiche furiose. Ne abbiamo una testimonianza con quanto accaduto a febbraio: a metà mese abbiamo vissuto una situazione meteorologica più simile ad aprile, con temperature salite anche in Pianura Padana fino a 15°C – valore tipico del mese di aprile – e questo andamento è proseguito praticamente per tutto marzo. Le temperature sono poi scese in coincidenza di eventi meteo estremi, con precipitazioni che hanno riversato verso il basso aria fredda: questi fenomeni sono del tutto normali, ma non è affatto normale che si verifichino eventi meteo estremi come nevicate abbondantissime che paralizzano la circolazione stradale o precipitazioni così intense. Ormai si passa da un’allerta meteo all’altra, e questo non accade solo in Italia.
Dalle Isole Canarie a Dubai: il meteo estremo non conosce confini
Accade anche altrove. Posso citarvi un arcipelago piuttosto conosciuto, quello delle Isole Canarie, passato dall’allerta alluvioni e nubifragi a quella della Calima. La Calima è il residuo di una tempesta di sabbia formatasi nel deserto del Sahara, alimentata da una Tramontana fredda da nord – addirittura anche dall’Italia – che ha portato temperature soprattutto in quota decisamente sotto la media. Quest’irruzione ha innescato un sollevamento di enormi masse di sabbia che si sono espanse in una vera e propria perturbazione di sabbia lunga oltre 1.300 km. La perturbazione si è poi portata sull’Oceano Atlantico, investendo le Isole Canarie e avvicinandosi a Madeira, per poi dirigersi verso i Caraibi.
Una situazione meteorologica estrema, come estremo è ciò che ormai ricorrentemente accade in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti – Dubai ne è il simbolo – dove praticamente ogni anno si verificano temporali di violenza inaudita, nubifragi con precipitazioni che superano anche i 100 mm nell’arco di un’ora. E tutto questo non è affatto normale, soprattutto perché si tratta di aree desertiche.
Se solo osservassimo ciò che succede attorno al pianeta, vedremmo meteo estremo diffuso ovunque. Lo abbiamo visto nel Nord America: durante l’inverno si è registrato un freddo glaciale, soprattutto sulla parte centro-orientale, seguito poi a marzo da un’ondata di calore eccezionale che ha portato i valori addirittura sui livelli estivi, con numerosi record storici di temperatura abbattuti. Secondo una stima elaborata dai principali centri meteorologici americani, negli Stati Uniti d’America sono stati superati oltre 1.300 record di caldo. Questo dimostra quanto stia cambiando il clima: i record di freddo vengono battuti molto raramente, e stranamente quelli che si registrano avvengono al polo sud – una situazione che merita una trattazione a parte.
L’amplificazione artica, il vero motore del meteo estremo
Dobbiamo ricordare che questi eventi meteorologici così estremi sono figli di un fenomeno chiamato Amplificazione Artica, che genera a sua volta le bufere previste dopo Pasqua. Come ho spiegato in un precedente articolo, dopo Pasqua ci sarà un forte abbassamento delle temperature, con nevicate a quote medio-basse, un riversamento di aria fredda dagli strati in quota verso quelli più bassi e, soprattutto, una fase ciclonica con una profonda area di bassa pressione che porterà violente mareggiate e una situazione di grave maltempo. Successivamente, sempre secondo le stime dei modelli matematici, si annuncia una nuova espansione di masse d’aria calda provenienti dal Nord Africa.
Ecco quindi il passaggio da fasi di caldo estremo a fasi di freddo – non tanto estremo, ma comunque importante – con precipitazioni intense, per poi tornare di nuovo al caldo intenso. Tutto ciò evidenzia quanto il clima stia mutando così rapidamente da mostrare caratteristiche di continentalità: le condizioni atmosferiche che stiamo vivendo sono più tipiche delle aree continentali, quelle che si osservavano nel Nord America piuttosto che in Europa. In passato, questi fenomeni erano piuttosto rari nel Vecchio Continente, mentre ora colpiscono l’Europa e anche l’Italia.
Non si tratta soltanto di situazioni estreme alle quali dobbiamo abituarci: è indispensabile fare una forte prevenzione. Vari Stati europei hanno avviato approfondimenti con i propri centri meteo per migliorare il livello previsionale, soprattutto per quanto riguarda gli eventi meteorologici più violenti, in particolare le piogge intense e i temporali che scaricano oltre 100 mm di pioggia in un’ora, capaci di causare seri problemi e pericoli per le persone. Se ne occupano diversi paesi, tra cui la Francia, la Germania e soprattutto l’India, dove ogni anno, purtroppo, migliaia di persone perdono la vita a causa delle precipitazioni monsoniche – non più semplici monsoni tipici di quelle aree, ma precipitazioni davvero estreme: si parla anche di 200-300 mm che cadono in pochissime ore, o in alcuni casi anche in un’ora sola.
L’anno scorso si verificò un’alluvione terrificante in Texas, dove pare siano caduti 300 mm di pioggia in un’ora, provocando la morte di numerose persone. Eppure i servizi meteorologici americani sono estremamente affidabili ed efficienti, tanto da essere utilizzati un po’ in tutto il mondo per fare prevenzione.
Credit:
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- WMO – World Meteorological Organization
- Copernicus Climate Change Service – C3S
- NASA Global Climate Change
