
(METEOGIORNALE.IT) Nelle prossime settimane dovremmo attenderci ondate di freddo improvviso di stampo tardo invernale. Piena primavera, certo, ma un colpo di coda del gelo non è affatto un’utopia: si sono già viste in passato. Oggi, però, queste irruzioni risultano notevolmente intensificate come intensità e probabilità, spinte da quel fenomeno atmosferico noto come Amplificazione Artica. Un’anomalia che colpisce il nostro emisfero e non solo. L’Europa vive solitamente un clima moderato, con minori eccessi rispetto ad altri continenti. In Nordamerica, in Asia, così come in Australia, in Sudamerica o in Sudafrica, la natura sa essere decisamente più violenta. Eppure, a volte, anche alle nostre latitudini ci troviamo di fronte a un meteo letteralmente fuori misura.
I blocchi atmosferici
Osservando la storia climatologica, e sbirciando nelle epoche in cui l’atmosfera ha nutrito condizioni estreme, riemergono scenari imponenti. Un aspetto da non trascurare affatto. Il clima è cambiato, le temperature globali sono indubbiamente cresciute, ma la climatologia ci insegna molto. Basti pensare alle grandi Ondate di Freddo o alla famosa Piccola Era Glaciale, conclusasi attorno al 1850 ma con strascichi severi fino a fine Ottocento. Insomma, un meteo estremo che genera situazioni sbalorditive. Dare per spacciato il freddo oggi, ai primi di marzo, risulta prematuro.
Attualmente ci troviamo ingabbiati in una situazione di blocco atmosferico. I modelli matematici, tutti da confermare, suggeriscono uno sblocco da ovest: al posto dell’Alta Pressione attuale, potrebbe irrompere un treno di perturbazioni guidate da profonde aree di Bassa Pressione in arrivo dall’Oceano Atlantico. Orientativamente, questo ribaltone potrebbe concretizzarsi dopo la metà del mese.
Nel frattempo, continueremo a registrare temperature sopra la media. Un dettaglio non di poco conto. Questo calore anomalo riscalda i mari e le terre emerse e, quando giungeranno le piogge e l’aria fresca oceanica, si innescheranno contrasti termici esplosivi. Guardando i modelli, c’è da restare perplessi: con l’arrivo delle correnti da ovest, potremmo assistere a nevicate persino in pianura in Germania. Non è affatto normale. Negli anni passati, i venti occidentali non portavano neve a quelle quote sul suolo tedesco. Il trend è chiaro, un freddo di maggiore rilevanza e una quota neve in calo vertiginoso. In Italia, un inverno quasi assente ha illuso molti, sebbene a tratti si intravedesse la possibilità di fiocchi bianchi, regolarmente smentiti a ridosso degli eventi.
Tra siccità, ritorni di gelo. Leggevo di allarme Estate 2026
Salire a 20°C farebbe piacere a tanti, ma senza piogge le risorse idriche andrebbero in crisi profonda in diverse regioni. Al contrario, un crollo termico tra il centro e il Nord Italia, con valori diurni compresi tra 0°C e 5°C nelle zone interne e nevicate a quote collinari, sarebbe un disastro per l’agricoltura in pieno aprile. Può sembrare strano, ma il Cambiamento Climatico, unito alla già citata Amplificazione Artica, esaspera queste dinamiche. Rende il clima più acuto, quasi continentale, riducendo l’effetto mitigatore dei nostri mari.
E a proposito di allarmismi, c’è l’ombra di El Niño in agguato. Si leggono sui giornali previsioni per l’estate con picchi di 45°C in Italia. Spingersi così in là con le proiezioni è pura follia. Certo, El Niño favorisce il caldo attraverso i famigerati heat dome, cupole di calore spesso impropriamente associate all’Anticiclone Africano, un sistema che comprime l’aria nei bassi strati. Tuttavia, le teleconnessioni climatiche sono complesse e non è detto che si traducano in catastrofi certe per la nostra penisola.
La vera natura del clima violento
La primavera ha un disperato bisogno di pioggia, specie a nord. E di temporali, i primi della stagione, magari accompagnati da grandinate di una certa rilevanza. Ricordate la devastante tempesta su Milano del 2008, con chicchi di grandine di oltre cinque centimetri di diametro? O quella storica di Napoli? Questo è il vero meteo estremo: quello che ha portato alluvioni devastanti in Spagna, in Portogallo, o in Emilia-Romagna per ben tre volte in poco più di un anno. O le bufere di neve a New York, a Mosca, nel nord del Giappone. Eventi che mettono in discussione l’abitabilità stessa di alcuni territori.
Ora, a peggiorare un quadro già pesantemente compromesso dal Riscaldamento Globale, si inserisce la tragica crisi geopolitica in Iraq e nel Medio Oriente. La guerra inquina, le esplosioni devastano. Gas serra, combustibili e roghi spingeranno probabilmente le temperature oltre quel temuto limite di 1,5°C rispetto all’era preindustriale, considerato da molti scienziati la soglia di non ritorno. Un pianeta sofferente, insomma, dove le dinamiche atmosferiche riflettono inesorabilmente gli errori – e gli orrori – umani.
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