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Dubai tempesta estrema. Come mai così tanta pioggia e fulmini

Andrea Meloni di Andrea Meloni
28 Mar 2026 - 11:40
in A La notizia del giorno, Cambiamento climatico, Cronaca Meteo
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Dubai, tempesta estrema si è abbattuta in città (foto non reale).

Dubai sotto i nubifragi: perché la tempesta di fine Marzo 2026 non è stata causata dal cloud seeding

(METEOGIORNALE.IT) Alla fine di Marzo 2026, Dubai e buona parte del Medio Oriente sono stati colpiti da un intenso sistema depressionario, lento e molto umido, che ha prodotto temporali violenti e nubifragi per più giorni. Non si è trattato di operazioni di cloud seeding, ma dell’effetto di una configurazione atmosferica ampia, persistente e ben riconoscibile.

 

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Cosa è successo dal punto di vista meteorologico

Una profonda onda depressionaria, una classica western disturbance, si è staccata dal flusso principale sul Mediterraneo e si è chiusa in cut-off tra Iraq e Arabia Saudita. Da qui si è formato un minimo al suolo con un fronte freddo molto attivo, capace di attraversare la Penisola Arabica e di innescare una lunga fase di maltempo.

La depressione ha richiamato aria molto calda e ricca di umidità dal Mar Rosso, dal Golfo di Oman e dal Golfo Persico. In un’area normalmente arida si sono così raggiunti valori di acqua precipitabile eccezionali, creando un contesto altamente instabile e favorevole a temporali intensi e persistenti.

Il sistema, tra il 23 e il 27 Marzo, si è mosso molto lentamente. Questo dettaglio è stato decisivo: sulle stesse zone si sono rigenerate più volte linee temporalesche e complessi convettivi a mesoscala, i cosiddetti MCS, con rovesci torrenziali durati per ore e accumuli complessivi di 100-500 millimetri in 4-6 giorni in diverse aree.

In sostanza, una configurazione sinottica su larga scala, prevista dai modelli, ha concentrato in pochi giorni l’equivalente di un anno, e in certi casi anche di più, di pioggia su territori desertici e fortemente urbanizzati. Il risultato è stato un diffuso rischio di allagamenti lampo.

 

Perché non è stato il cloud seeding

Le analisi meteorologiche regionali e internazionali descrivono l’episodio come il prodotto di una profonda depressione arrivata dal Mediterraneo, alimentata da un robusto afflusso di umidità dal Mar Rosso e dal Golfo. Non c’è nulla, nella struttura generale dell’evento, che rimandi a un’origine artificiale.

Anche il tipo di fenomeni osservati va nella stessa direzione. Un’area coinvolta così estesa, la durata di più giorni, la presenza di una struttura frontale ben organizzata e perfino il rischio di trombe o tornado desertici sono tutti elementi tipici di un grande sistema sinottico. Il cloud seeding, al contrario, agisce su scala locale e marginale, e non è in grado di costruire o sostenere un episodio di questa portata.

C’è poi un altro dato che pesa molto: le previsioni di piogge eccezionali, comprese tra 100 e 200 millimetri, con picchi fino a 500 millimetri in alcune zone, erano state emesse con diversi giorni di anticipo per l’intero settore del Golfo. Questo conferma che la causa va cercata nell’evoluzione naturale dell’atmosfera su scala regionale.

 

Un evento di scala regionale nel Medio Oriente

Non si è trattato, dunque, di un caso isolato limitato a Dubai. Le fonti parlano apertamente di un evento di scala regionale che ha interessato buona parte del Golfo e della Penisola Arabica.

Negli Emirati Arabi Uniti, da Dubai ad Abu Dhabi, passando per Sharjah e Al Ain, il maltempo ha raggiunto il suo apice tra il 23 e il 27 Marzo 2026, con piogge localmente paragonabili a quasi un anno in appena 72 ore. Gli impatti sono stati evidenti soprattutto nelle aree urbane, con strade e sottopassi allagati, traffico in crisi e forti disagi ai voli.

In Arabia Saudita, soprattutto nei settori orientali affacciati verso il Golfo, il peggioramento si è protratto fino al 28 Marzo, con quantitativi stimati tra 100 e 200 millimetri in pochi giorni, localmente anche superiori. In contesti desertici questo significa un rischio molto elevato di flash flood, oltre a temporali severi e possibili tempeste di polvere nelle zone interne.

Anche Qatar, Bahrain e Kuwait sono rientrati nell’area più esposta, con precipitazioni molto superiori alla norma e timori concreti per allagamenti urbani e pesanti ripercussioni sulla mobilità, in particolare lungo la fascia costiera del Golfo.

Più a nord-est, tra l’Iran meridionale e l’Iraq sud-orientale, i totali di pioggia sono stati a loro volta eccezionali lungo il Golfo Persico, con il rischio di piene improvvise nei wadi e nelle aree montuose, in un contesto già fragile.

Nel complesso, molte località hanno ricevuto in pochi giorni da uno a più anni di pioggia tipica, su suoli poco permeabili e in città progettate per convivere con precipitazioni scarse e sporadiche.

Un sistema temporalesco così intenso può formarsi anche nel deserto arabo quando, per pochi giorni, si allineano tutti gli ingredienti giusti: una forte forzante dinamica in quota, grandi quantità di umidità dai mari circostanti e un’atmosfera più calda che, nel clima attuale, riesce a trattenere più vapore acqueo.

 

Gli ingredienti chiave dei nubifragi nel deserto arabo

Il primo elemento è la forzante in quota. Serve un’onda extratropicale molto marcata, una saccatura o un cut-off, capace di affondare verso la Penisola Arabica, spingere verso sud il getto subtropicale e aumentare la divergenza in quota, cioè quel “risucchio” che favorisce la risalita dell’aria.

Il secondo è la presenza di strutture di bassa pressione nei bassi strati. La perturbazione in quota può interagire con il Red Sea Trough, con il Sudan Low o con minimi barici sul Golfo, aprendo un canale che convoglia aria verso il cuore del sistema.

Poi c’è l’umidità. Il deserto è secco, ma la regione è circondata da bacini molto caldi, dal Mar Rosso al Mar Arabico, fino al Golfo Persico e al Mediterraneo orientale. Quando i venti sono disposti nel modo giusto, questi mari inviano enormi quantità di vapore verso l’interno, e negli eventi più intensi la maggior parte dell’umidità arriva proprio da lì.

Infine conta l’instabilità termodinamica: aria relativamente più fredda in quota che scorre sopra aria calda e umida nei bassi strati. È questa combinazione a rendere l’atmosfera pronta a sviluppare convezione profonda, con cumulonembi organizzati e precipitazioni molto intense.

Quando tutti questi fattori si sommano, anche un territorio normalmente arido può diventare il teatro di linee temporalesche strutturate e di MCS capaci di scaricare piogge eccezionali.

 

Perché questi sistemi possono diventare così estremi

Uno dei motivi principali è la convergenza dei flussi. La disposizione dei mari e l’orografia fanno sì che, in alcune configurazioni, l’umidità proveniente dal Mar Rosso, dal Golfo e talvolta anche dal Mediterraneo si concentri sulla stessa area, per esempio tra Emirati Arabi Uniti e Oman o sull’Arabia orientale. Il vapore si accumula come in un imbuto.

Un altro fattore decisivo è la lentezza dei sistemi. Le depressioni chiuse e i cut-off sulla Penisola Arabica avanzano spesso piano, così bande di pioggia e temporali insistono per molte ore, talvolta per giorni, sugli stessi territori. In un clima iper-arido, accumuli del genere diventano inevitabilmente eccezionali.

A questo si aggiunge un’atmosfera più calda. Un clima più caldo contiene più vapore acqueo e, a parità di configurazione sinottica, i temporali possono scaricare più pioggia rispetto a qualche decennio fa. È uno dei motivi per cui oggi questi episodi risultano più violenti.

C’è infine la vulnerabilità del territorio. I suoli desertici assorbono male gli scrosci molto intensi, i wadi secchi possono trasformarsi in torrenti improvvisi e le grandi superfici urbanizzate, spesso con drenaggi non pensati per eventi di questa portata, amplificano rapidamente gli effetti. Così quello che altrove sarebbe già un forte temporale, qui si trasforma facilmente in un nubifragio alluvionale.

 

Cosa dicono gli studi sul Golfo Persico e sulla Penisola Arabica

La letteratura scientifica degli ultimi anni va nella stessa direzione: il cambiamento climatico sta rendendo più probabili e, in molti casi, più intensi gli episodi di pioggia estrema sul Golfo Persico e sulla Penisola Arabica, amplificando sistemi atmosferici che, di per sé, rientrano nella dinamica normale della stagione fredda.

Le analisi su tutta la Penisola Arabica mostrano una tendenza all’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi di precipitazione estrema nel passato recente, con ulteriori aumenti attesi nei prossimi decenni, soprattutto negli scenari a più alte emissioni.

Anche le simulazioni climatiche più recenti indicano, nel corso del XXI secolo, una progressiva maggiore predisposizione a episodi piovosi intensi nelle aree del Golfo e in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Il clima medio resterà arido, ma con una quota crescente di eventi estremi.

 

I casi recenti tra Emirati Arabi Uniti e Oman

Il diluvio di Aprile 2024 fra Oman ed Emirati Arabi Uniti viene ormai considerato un caso di studio. Le analisi di attribuzione climatica hanno concluso che il Riscaldamento Globale ha reso quelle piogge più intense, con incrementi stimati nell’ordine del 10-40% negli anni di El Niño.

Uno studio dedicato proprio all’evento del 16 Aprile 2024, quando negli Emirati Arabi Uniti caddero oltre 250 millimetri in 24 ore, ha mostrato come un pattern sinottico tipico, combinato con un’atmosfera più calda e più umida, possa portare a precipitazioni fuori scala rispetto al passato recente.

 

Perché un clima più caldo amplifica i nubifragi sul Golfo

Il meccanismo fisico è abbastanza chiaro. Un’aria più calda trattiene più vapore acqueo e quindi, quando arrivano una saccatura, un cut-off, il Red Sea Trough o un affondo del getto subtropicale, i sistemi convettivi trovano più carburante a disposizione.

Conta anche il riscaldamento dei mari circostanti, dal Mar Arabico al Mar Rosso, fino al Golfo Persico. Acque più calde significano più evaporazione e quindi più umidità disponibile da trasportare verso la Penisola Arabica. Quando questa umidità incontra la giusta dinamica atmosferica, il salto verso eventi estremi diventa molto più probabile.

 

Un clima più estremo in un ambiente molto vulnerabile

Le proiezioni indicano per gli Emirati Arabi Uniti e per la Penisola Arabica un futuro con episodi di pioggia estrema più frequenti e più intensi. Questo significa più flash flood, più alluvioni improvvise e una pressione crescente su territori desertici e città costruite per precipitazioni rare.

Per questo i nubifragi del Golfo non vanno letti come anomalie inspiegabili o come il prodotto di interventi artificiali. Sono eventi meteorologici reali, radicati nella dinamica naturale dell’atmosfera, che oggi trovano però un contesto climatico più caldo e un ambiente urbano più fragile. Ed è proprio questa combinazione a renderli, sempre più spesso, così devastanti.

 

Credit, ricerca eseguita conslutando National Center of Meteorology – Daily Weather bulletin, 28 March 2026 | DigitalDubai.ai – Dubai historic storm, March 2026 | Nature – Dynamics of intensification of extreme precipitation events over the Arabian Peninsula derived from CMIP6 simulations | Nature – From cause to consequence: examining the historic April 2024 rainstorm in the United Arab Emirates through the lens of climate change | World Weather Attribution – Heavy precipitation hitting vulnerable communities in the UAE and Oman becoming an increasing threat as the climate warms (METEOGIORNALE.IT)

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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono fondatore, editore e responsabile di numerosi portali meteorologici, italiani e internazionali. Oltre che ti siti web di marketing e visibilità, blog personali di nicchia. La mia avventura nel mondo digitale è iniziata nel 1995, quando pubblicai i primi articoli meteorologici in lingua italiana sui portali dell’epoca. Per questo motivo sono stato definito tra i veterani del web. Dopo aver sfiorato l’ingresso all’Accademia Aeronautica, ho intrapreso un percorso formativo alternativo che mi ha permesso di costruire una solida competenza nel campo della meteorologia. Dal 2000 mi occupo di sviluppo di previsioni meteo, progettazione di servizi dedicati alla meteorologia e marketing. La mia formazione precedente mi ha inoltre consentito di acquisire una visione ampia e multidisciplinare. La scuola mi ha fornito strumenti importanti, ma quelli più validi si sono rivelati quelli acquisiti da autodidatta, grazie a un interesse costante per l’innovazione e per la creazione di soluzioni nuove ed esclusive. Ho fondato il primo giornale meteorologico online italiano, da qui anche altri, recensito alla fine degli anni Novanta nel CD Internet no problem de La Repubblica e citato anche da altre testate nazionali. Nel corso degli anni ho creato servizi meteorologici per realtà di rilievo, curando previsioni e analisi per gruppi editoriali e aziende di primo piano come RCS – Corriere della Sera, Libero Quotidiano, ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, società autostradali, aziende del settore delle energie rinnovabili, società di navigazione, istituti di ricerca di mercato, compagnie assicurative e molte altre realtà italiane ed estere. Creato le previsioni meteo per località per tutto Italia e tutto il Mondo assieme ad un programmatore nel 2000. Quindi, sviluppato con lui modelli matematici di previsione, e poi altri software non meteo, spesso dedicati al marketing delle Aziende. Mi sono occupato anche della gestione contrattuale e della realizzazione di siti web per i clienti, sviluppando, attraverso la mia agenzia web, le sezioni meteo dei principali quotidiani italiani, attività che dopo il 2013 ho deciso di non gestire più direttamente. Ho inoltre creato il servizio Report Grandine, un prodotto di alta qualità destinato ad aziende che hanno poi generato fatturati per decine di milioni di euro, sia in Italia sia all’estero. Ogni sito meteo da me fondato è di mia proprietà fin dall’inizio ed è stato gestito tramite aziende create appositamente, da solo o insieme a partner. Negli ultimi anni ho ampliato i miei interessi professionali, dedicandomi anche ai servizi per il turismo (da qui vari viaggi esplorativi), allo sviluppo software e alle strategie avanzate di SEO e SEM per imprese di diversi settori. Parallelamente, ho approfondito e applicato le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzata, ambito nel quale opero oggi come consulente e imprenditore. Attualmente sono impegnato nell’innovazione digitale e mi sto specializzando nella visibilità sul web, con una particolare attività di ricerca nel settore di Google Discover e il Mondo Google e dei Social Network. La mia propensione, tuttavia, resta quella di essere sempre attivo e creativo, senza limitare le mie attività e le mie ricerche a quanto qui esposto.

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