
(METEOGIORNALE.IT) L’amplificazione artica potrebbe davvero compromettere il meteo della Primavera? È una domanda piuttosto puntigliosa. Prima di tutto, cerchiamo di fare chiarezza in quello che stiamo dicendo, cercando di essere il più esaustivi possibile. Perché si tratta di un fenomeno climatologico molto complesso. Che ha tanti punti su cui discutere approfonditamente.
Diamo uno sguardo alle temperature artiche
A livello mondiale, esse stanno aumentando (ovviamente in proporzione) molto di più rispetto ad altre zone planetarie. Funziona così, il calore su al Polo corre tre volte più veloce della media globale. Possiamo dire che, in linea di principio, è colpa dell’albedo.
Il ghiaccio fonde a dismisura, la neve sparisce e la superficie scura dell’oceano assorbe i raggi solari come una spugna, invece di rifletterli. L’acqua si scalda, l’aria sopra pure. In effetti, c’è anche il vapore acqueo a complicare le cose, un gas serra naturale che gonfia ulteriormente le temperature.
Le conseguenze atmosferiche
Tutto questo calore anomalo fa crollare il divario termico tra le zone polari e noi. Questo fatto altro non è che la benzina del Jet Stream, quei venti fortissimi che spazzano le alte quote. A questo punto, ecco che nascono i blocchi atmosferici infiniti, giornate fotocopia bloccate sulla stessa regione.
E l’aria calda si accumula. Quando poi dal mare si infilano correnti fredde e cariche d’umidità, le conseguenze possono essere pesanti. Non solo sotto forma di forti temporali, ma veri e propri tracolli termici. Come la neve a basse quote tra aprile e maggio. Magari fare più caldo a Monaco di Baviera che alle Svalbard.

Ma non è così semplice…
La natura, però, ci mette sempre del suo. La variabilità climatica si somma ai temuti effetti di questo riscaldamento globale, rendendo complicato capire cosa succederà davvero alle nostre latitudini. Come se non bastasse, siamo in un Paese lungo, stretto, dove passi dalle nevicate sulle Alpi alla nebbia della Valpadana, giù fino al sole deciso delle coste tirreniche e del meridione. Una costellazione impressionante di climi. Tutti molto diversi tra loro e tutti concentrati nel raggio di 300 mila chilometri quadrati circa.

Tra siccità e ritorni di gelo
Questo clima può fare piacere a molti. Soprattutto perché abbiamo risparmiato tanto sul riscaldamento, sistemi anti appannamento della macchina, ci vestiamo di meno, siamo meno imbacuccati. Eppure c’è anche il rovescio della medaglia. Quasi di colpo ha smesso di piovere. Possiamo andare avanti a lungo senza una goccia d’acqua? Le dighe si svuotano e la terra crepa.
Poi c’è El Niño, qualcosa di profondo su cui riflettere. Una teleconnessione che amplifica già tutto quello che si può amplificare. Come vedete, cari lettori, diventa davvero difficile incastrare tutti i tasselli del puzzle. Il nostro clima è molto complicato e provare a fare delle connessioni tra amplificazione artica, ritorni invernali, El Nino, caldo primaverile ed estivo diventa arduo.
Senza contare poi che il global warming non fa altro che estremizzare il meteo a tutte le latitudini. Sempre più caldo precoce, sempre più temporali violenti, sempre più ondate di calore estreme, interrotte magari da crolli termici impressionanti. Anche questi potrebbero essere, almeno in parte, gli ingredienti principali di questa primavera.
