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Home A Scelta dalla Redazione

Valle Padana sotto la pioggia: perché la NEVE continua a mancare

Davide Santini di Davide Santini
05 Feb 2026 - 11:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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ID 10781198 ©
Inga Nielsen | Dreamstime.com

 

(METEOGIORNALE.IT) Siamo nel cuore di una fase meteo davvero molto perturbata per tutta Italia. E ovviamente la valle Padana non fa certo eccezione. Gli appassionati di gelo e neve però si sono accorti che… Piove e non nevica più! È vero che anche un tempo erano possibili le perturbazioni di stampo novembrino pure nel cuore di gennaio. Ma è anche vero che, in questo inverno estremamente piovoso, non c’è mai stata occasione per una bella nevicata diffusa.

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Cosa è accaduto

Le precipitazioni non sono mancate e in diverse occasioni si sono protratte per addirittura intere settimane. Non ci sono state alte pressioni, se escludiamo un periodo nella prima metà di dicembre! E questo già è qualcosa di fortemente anomalo visti gli ultimi tempi.

 

E come se non bastasse: ha fatto pure parecchio freddo a gennaio. Ma la neve non si è vista in molte zone padane. L’unica bella nevicata c’è stata in Romagna, ma ciò non toglie che una buona fetta degli abitanti del Nord pianeggiante non ha visto quasi un fiocco.

 

Cosa accadeva un tempo

Fino a non molti anni fa quando masse d’aria fredda di origine continentale si scontravano con correnti umide provenienti dall’Atlantico, si creavano le condizioni ideali affinché la pioggia si trasformasse in neve fino a quote molto basse.

 

È qui che entra in gioco la conformazione geografica. La Val Padana era una zona che riusciva a trattenere molto meglio il freddo rispetto ad altre aree a parità di latitudine. In particolare, facciamo riferimento alle aree occidentali.

 

Ad esempio in Piemonte, dove pure a quote pianeggianti la neve era qualcosa di garantito almeno una o due volte ogni inverno. Poi c’erano annate dove ne nevicava pure una decina. E fermiamoci un attimo. Se tutte queste perturbazioni di quest’anno fossero state neve (perché spesso ha piovuto con due o tre gradi) numero di nevicate saremmo? Una decina…

 

Qualcosa è cambiato per sempre

Oggi, però, il meccanismo meteo che garantiva la neve è inceppato e l’inverno in corso ne è un esempio emblematico. Quando le perturbazioni portano pioggia come tuttora, le temperature sono sempre leggermente troppo alte, trasformando la neve in pioggia o, nel migliore dei casi, in fiocchi bagnati destinati a fondere rapidamente.

 

Non si vedono più quindi le nevicate di una volta non perché non piova più, anzi paradossalmente ci sono pure più precipitazioni rispetto a un tempo, ma è quasi sempre tutta acqua! E un inverno come questo ne è la prova provata. Forte maltempo, anche per intere settimane, ma la neve oramai sotto i 700-1000 m scende con rarità. Sì è vero, possono arrivare fioccate anche in pianura, magari belle imbiancate anche a 800 metri. Ma non dovrebbero fare notizia…

 

Con sempre maggiore frequenza la Valle Padana subisce precipitazioni liquide e non più solide. Spesso e volentieri, la Dama Bianca arriva in pianura come comparsa coreografica e fonde nel giro di qualche ora. ID 30700285 © Eddygaleotti | Dreamstime.com
Con sempre maggiore frequenza la Valle Padana subisce precipitazioni liquide e non più solide. Spesso e volentieri, la Dama Bianca arriva in pianura come comparsa coreografica e fonde nel giro di qualche ora. ID 30700285 © Eddygaleotti | Dreamstime.com

 

E non da ultimo…

A rendere ulteriormente più difficile il tutto contribuisce il riscaldamento del mare. Le masse d’aria che risalgono dal Mar Ligure e dal Tirreno sono più miti rispetto al passato e riescono a erodere con maggiore facilità quel poco di aria fredda dovuta al cuscino freddo (oramai sempre meno freddo…).

 

Le tendenze meteo del futuro sono piuttosto chiare. Continuerà a nevicare, ma in maniera molto diversa rispetto a quello che conoscevamo fino agli anni 80 del secolo scorso. Dagli anni ’90 e a maggior ragione dagli anni 2000 qualcosa si è irrimediabilmente rotto…

 

Credits

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society

JMA –

WMO – World Meteorological Organization (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: AROMEARPEGEcambiamenti climaticiclima europeocopernicusdama biancaECMWFfenomeni atmosfericifreddoICONinverno 2026inverno estremoIPCCJMAmaltempometeo ItaliaNASAneveneve in pianuraneve raraNOAAperturbazioniPiemontepioggiaprecipitazioniprevisioni meteoriscaldamento globaleRomagnaValle PadanaWMO
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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