
(METEOGIORNALE.IT) Sta finendo l’inverno. Da giorni le condizioni meteo non sono certo più di stampo invernale. Pare difficile parlare di neve in Valle Padana. Oramai in questa stagione, anche se abbiamo davanti tutto il mese di marzo, è raro che ci siano lunghi periodi freddi e nevicate diffuse. La domanda che sorge è la seguente. Se non le ha fatte in tutto l’inverno, potrà farle in primavera? La risposta è che non possiamo escluderlo, ma la probabilità rimane comunque molto bassa.
Occasione persa
Torniamo al mese di gennaio. Se analizziamo in tutto il continente europeo, scopriamo che è stato il più rigido registrato dal 2010 a oggi. Le anomalie termiche negative hanno interessato diffusamente l’Europa Settentrionale e ampie porzioni dell’Europa Centrale. In queste regioni, l’inverno ha avuto caratteristiche quasi crude. Addirittura, c’è stato un momento dove la Germania era completamente imbiancata, in tutto il territorio. Non succedeva da anni.
E invece da noi…
Avvicinandosi alle nostre regioni, il grande freddo ha perso gran parte della sua energia. Le correnti di origine artica sono riuscite appena a sfiorare le aree settentrionali del Paese. Si è trattato, senza mezzi termini, di un episodio invernale incompleto. Non mancato, ma incompiuto. In Pianura Padana le temperature sono state molto fredde, come non si vedeva da un decennio, ma non si sono create le condizioni ideali per generare nevicate diffuse e persistenti.

Cosa è mancato
Alla base di questa mancata evoluzione vi è stata l’assenza di una configurazione atmosferica favorevole. In passato, particolari disposizioni delle figure bariche consentivano alle masse d’aria fredda di scivolare con maggiore facilità verso il bacino del Mediterraneo. E con una risalita di aria mite da sud si originavano le nevicate.
Detta in parole povere. È mancato l’incastro perfetto tra alta pressione e perturbazioni, quell’equilibrio delicato che permette a una depressione umida oceanica di interagire con l’aria fredda preesistente (il fantomatico cuscino freddo), innescando precipitazioni nevose al piano. È stata veramente un’occasione persa. Avevamo trattato questo scenario in un nostro approfondimento.

Altro problema…
Un elemento determinante in questo scenario è stato il posizionamento delle alte pressioni. Ricordiamo una cosa. Non è sufficiente la presenza di un blocco anticiclonico alle alte latitudini, ad esempio tra Islanda e Isole Britanniche, per garantire un’ondata di freddo sull’Italia.
È fondamentale che tale struttura si collochi con precisione. Possiamo citare un esempio estremo. In alcune circostanze, un’errata collocazione dell’anticiclone può addirittura favorire la risalita di correnti miti e umide dal Mediterraneo meridionale, bruciando del tutto il cuscino d’aria fredda che si era formato nei bassi strati.
Questo vuol dire che le configurazioni meteo sono state buone, ma sono mancati gli incastri giusti. Ecco perché sa proprio di beffa. Già è diventato raro avere ondate di gelo sull’Italia, se poi le si spreca così, rimane l’amaro in bocca a chi ama la neve.
Siamo rimasti all’asciutto
Così, mentre la Valpadana rimaneva in attesa, molte capitali europee sperimentavano un gennaio d’altri tempi, con nevicate importanti e temperature molto basse, anche se per pochi giorni, sia chiaro. Non per tutto l’inverno.
Nonostante la sua naturale predisposizione al ristagno dell’aria fredda, la Pianura Padana è rimasta ai margini delle vere e proprie discese fredde europee. Ed è stato un peccato.
E giova ricordare che non possiamo dare a colpa alle Alpi. In fondo, loro ci sono sempre state, ci sono da millenni e continueranno a esserci. Il problema è semmai insito nella dinamica atmosferica. Non bastano pattern meteo favorevoli per l’arrivo dell’aria fredda, perché al Settentrione nevica con richiami umidi. Se questi ultimi mancano o sono troppo caldi o non nevica o è tutta pioggia.
Credits
Global Forecast System del NOAA,
IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
Copernicus Climate Change Service (C3S)
