
- Prima fase: nuova perturbazione nord-atlantica
- Pausa intermedia: tregua relativa del maltempo
- Seconda fase: affondo artico e ciclogenesi mediterranea
- Crollo termico e ritorno dell’inverno
- Neve: Alpi, Appennini e colline del medio Adriatico
- Incertezze su quota neve e traiettoria del minimo
- Un ritorno dell’inverno dopo il “treno atlantico”
Una nuova perturbazione nord-atlantica, colma di aria umida e fredda in quota, aprirà la settimana riportando maltempo sulle regioni del Centro-Sud e neve sulle Alpi di confine, per poi lasciare spazio a una breve pausa prima di un affondo più deciso d’aria artica nella seconda parte della settimana.
Prima fase: nuova perturbazione nord-atlantica
All’inizio della settimana una saccatura legata al flusso atlantico affonderà verso la Penisola Iberica e il Mediterraneo occidentale, pilotando verso l’Italia l’ennesimo sistema frontale di origine nord-atlantica.
La struttura perturbata, accompagnata da aria fredda in quota, raggiungerà soprattutto il Centro-Sud, dove saranno possibili piogge, rovesci e locali temporali, specie sui versanti tirrenici e sulle due Isole Maggiori.
Mentre il fronte andrà a “schiantarsi” contro l’arco alpino, l’effetto barriera delle Alpi favorirà precipitazioni nevose sui settori di confine, in particolare tra Valle d’Aosta, alto Piemonte, alta Valtellina e settore alpino di nord-est più esposto ai venti occidentali. Qui la neve tornerà a cadere con una certa continuità, interessando soprattutto le quote medio-alte ma con locali sconfinamenti più in basso nei valloni di confine, complice l’ingresso di aria più fredda nei medi livelli.
Pausa intermedia: tregua relativa del maltempo
Una volta transitato il primo sistema frontale, la circolazione sul Mediterraneo tenderà temporaneamente a distendersi, con una modesta rimonta anticiclonica o comunque con un indebolimento del gradiente barico.
Tra martedì e mercoledì è quindi attesa una fase più tranquilla su gran parte d’Italia, con nubi irregolari ma fenomeni in generale meno diffusi e un contesto termico ancora relativamente mite per la stagione, specie al Centro-Sud.
Questa pausa non rappresenterà però una vera stabilizzazione di lunga durata, bensì l’intervallo tra due fasi perturbate di natura differente: la prima di stampo squisitamente atlantico, la seconda contraddistinta da un afflusso di aria decisamente più fredda di matrice artica.
Seconda fase: affondo artico e ciclogenesi mediterranea
Nella seconda parte della settimana, indicativamente tra giovedì sera e sabato mattina, i principali modelli numerici convergono sull’arrivo di una saccatura più incisiva in discesa dal Nord-Est Europa verso il bacino centrale del Mediterraneo. In questa fase una massa d’aria notevolmente più fredda, di origine artico-continentale, verrà richiamata verso l’Italia lungo il bordo orientale di un campo anticiclonico più defilato sull’Atlantico.
L’ingresso dell’aria fredda nei bassi strati, a contatto con il mare ancora relativamente mite, favorirà la genesi di un vortice depressionario sul Mediterraneo centrale o sul Tirreno, in grado di riattivare condizioni di maltempo ma con caratteristiche nettamente più invernali rispetto alle precedenti perturbazioni. Il contrasto tra aria fredda in discesa dal Nord-Est e aria più umida e mite preesistente costituirà il motore principale per precipitazioni diffuse e per un deciso abbassamento dello zero termico.
Crollo termico e ritorno dell’inverno
L’afflusso di aria artica dal Nord-Est Europa determinerà un calo termico sensibile su gran parte del Paese, con valori che si porteranno finalmente su livelli più consoni al mese di febbraio. Tra giovedì sera, venerdì e le prime ore di sabato si prospetta una vera e propria “sfreddata” che investirà l’Italia da nord a sud, con isoterme negative a 850 hPa in estensione graduale dal Nord-Est verso il Centro-Sud.
La percezione del cambiamento sarà marcata soprattutto nelle regioni centro-meridionali, reduci da settimane dominate da correnti atlantiche miti e molto umide. Le massime torneranno facilmente sotto i 10 °C in molte aree interne del Centro-Sud, con valori prossimi o inferiori allo zero nelle ore notturne sulle zone collinari e montane, complice anche la ventilazione sostenuta e il wind chill associato ai venti di bora e grecale.
Neve: Alpi, Appennini e colline del medio Adriatico
La combinazione tra aria fredda e circolazione depressionaria offrirà le condizioni per un ritorno della neve non solo sui rilievi, ma localmente anche a quote di media collina. Sulle Alpi di confine è atteso un nuovo episodio nevoso, con fiocchi che potranno interessare le vallate più esposte alle correnti settentrionali e nord-orientali, favorendo accumuli anche significativi in quota.
Sugli Appennini la quota neve tenderà ad abbassarsi rispetto ai precedenti peggioramenti di matrice atlantica, scendendo progressivamente dalla media montagna verso la collina nel corso della fase più fredda.
Le regioni del medio Adriatico e del Sud appaiono al momento tra le più esposte a possibili sorprese invernali: lungo il versante adriatico, in particolare tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, i fiocchi potrebbero spingersi fin verso i 400–500 metri, specie nei rovesci più intensi e laddove la colonna d’aria riuscirà a raffreddarsi in modo più efficace.
Non si può escludere che, in presenza di precipitazioni più organizzate e di rovesci convettivi, si verifichino locali episodi di neve o graupel a quote leggermente inferiori, specie durante le ore notturne o nei fondovalle interni più riparati. Si tratterebbe comunque di una passata invernale di una certa rilevanza per le regioni adriatiche e parte del Sud, dopo un lungo periodo in cui l’inverno è rimasto ai margini del Mediterraneo.
Incertezze su quota neve e traiettoria del minimo
Come spesso accade in questo tipo di configurazioni, a qualche giorno di distanza dall’evento permangono ancora diverse incertezze sui dettagli, in particolare riguardo all’esatta quota neve e alla distribuzione più fine dei fenomeni.
Piccoli spostamenti nella traiettoria del minimo depressionario o nella direttrice del nocciolo più freddo possono determinare differenze notevoli, sia in termini di intensità delle precipitazioni sia di altitudine raggiunta dalla neve.
Per il momento, il segnale più robusto riguarda il cambio di massa d’aria e il crollo termico diffuso, con una chiara impronta artica soprattutto tra giovedì sera e sabato mattina. La definizione puntuale delle quote neve per singole vallate, città e tratte appenniniche richiederà inevitabilmente aggiornamenti ravvicinati, man mano che la modellistica a scala fine potrà inquadrare meglio i micro-dettagli termici e orografici.
Un ritorno dell’inverno dopo il “treno atlantico”
In sintesi, la nuova fase attesa a metà settimana rappresenta un’ondata di freddo degna di nota per il mese di febbraio, in grado di riportare l’Italia – almeno temporaneamente – in un contesto pienamente invernale.
Dopo un lunghissimo “treno” di perturbazioni atlantiche che hanno portato piogge diffuse ma tenuto a distanza il vero inverno, l’irruzione artica in arrivo promette scenari più consoni alla stagione, con neve sui rilievi, sulle Alpi di confine e fino alla media collina sul versante adriatico.
Per i prossimi aggiornamenti sarà fondamentale monitorare l’evoluzione del vortice di bassa pressione e il grado di penetrazione dell’aria fredda nei bassi strati: saranno questi gli elementi chiave per capire se le “bianche sorprese” resteranno confinate alle colline o se qualche fiocco potrà spingersi, localmente, verso quote ancora più basse nelle aree maggiormente esposte.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.
