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L’Atlantico è davvero scatenato come non succedeva da anni. Stiamo vivendo un inverno di stampo prettamente tardo autunnale, condito da decine di perturbazioni e cicloni che con grande facilità penetrano nel Mediterraneo dando vita a piogge, temporali e tanto vento. Il leitmotiv non cambierà almeno fino a metà febbraio, dopodiché potrebbe esserci una maggiore dinamicità che, da un lato, potrebbe regalare le prime avvisaglie di primavera ma, dall’altro, anche le ultime irruzioni fredde della stagione.

 

Inverno monocorde, il gelo dov’è?

Al momento l’attuale disposizione del vortice polare e della corrente a getto nord-atlantica sta donando molta staticità meteorologica nel Mediterraneo. Sicuramente non c’è l’alta pressione come accaduto più volte negli ultimi inverni, ma non possiamo dire che faccia particolarmente freddo. Il tempo è molto movimentato, poiché arrivano perturbazioni atlantiche una dopo l’altra, ma parliamo sempre di sistemi con caratteristiche molto simili tra loro.

Non fa caldo ma non fa nemmeno tanto freddo e, difatti, la neve a bassa quota si è vista poco o nulla negli ultimi mesi. Per certi versi possiamo definirlo “meteo monotono”, poiché caratterizzato sempre dallo stesso schema circolatorio.

 

La svolta possibile nella seconda metà di febbraio

Nella seconda metà di febbraio potrebbe arrivare un po’ di dinamicità, dovuta essenzialmente a una maggiore ondulazione della corrente a getto. Il famigerato jet stream al momento è come una corda molto tesa, diretta dal Nord Atlantico al Mediterraneo. Nel momento in cui questa corda comincerà a ondularsi, le condizioni meteo diverranno via via più imprevedibili e aumenteranno anche gli sbalzi di temperatura.

Una maggiore ondulazione della corrente a getto permette inevitabilmente:

  • la risalita dell’alta pressione delle Azzorre o dell’alta pressione nord-africana verso nord
  • la discesa di masse d’aria fredda verso sud

Questo è il meccanismo dei cosiddetti scambi meridiani.

Tendenza per fine Febbraio. Scambi meridiani in vista e più dinamicità

Confine sottile tra mitezza e gelo

Insomma, nella seconda parte di febbraio, soprattutto nella terza decade del mese che andrà a chiudere l’inverno meteorologico, la monotonia dettata dalle perturbazioni atlantiche potrebbe interrompersi lasciando spazio a fasi molto più stabili e tiepide di stampo primaverile oppure a ondate decisamente più fredde e perfino nevose.

In questo periodo di transizione tra inverno e primavera, il confine tra caldo primaverile e gelo invernale diventa estremamente sottile.

Nell’arco di poche centinaia di chilometri si possono osservare sbalzi di temperatura impressionanti.

 

Un esempio concreto di scambi meridiani

Nel caso in cui la cresta dell’alta pressione nord-africana si espandesse verso l’Italia, diventerebbe probabile registrare temperature oltre i 20°C con tanto sole sul nostro Stivale, mentre a pochi chilometri più a est, ad esempio tra Grecia e Turchia, la neve potrebbe arrivare addirittura in pianura e sulle coste.

Questa è la dinamica degli scambi meridiani, che in questo periodo dell’anno diventa ancora più marcata, accentuando le differenze meteorologiche tra una zona e l’altra.

 

Tendenza di fine mese ancora incerta

Ovviamente, al momento è impossibile capire dove colpiranno eventuali ondate di freddo di fine febbraio. Tuttavia abbiamo un quadro più chiaro dell’evoluzione meteo della seconda parte del mese.

Il tempo diverrà più pazzerello: dopo tante perturbazioni atlantiche e cicloni insidiosi potremmo entrare in una fase più estrema, caratterizzata da:

  • potenziali ondate di mitezza primaverile
  • possibili irruzioni fredde intense di fine stagione

E proprio qui potrebbe giocarsi l’ultima carta dell’inverno. Il periodo più ghiotto potrebbe essere quello tra 23 e 28 febbraio.

 

Fonti e modelli di riferimento

Per delineare le tendenze meteo di fine mese e valutare l’eventuale ritorno del gelo sono state analizzate le più recenti elaborazioni dei principali centri meteorologici internazionali. In particolare sono stati consultati il modello GFS (https://www.ncep.noaa.gov), le proiezioni del ECMWF (https://www.ecmwf.int) e i dati ufficiali messi a disposizione dalla NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per valutare l’evoluzione della corrente a getto e del vortice polare.

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