
(METEOGIORNALE.IT) Fa un certo effetto leggere i nuovi dati climatici, diciamolo. Ti aspetti magari una tregua, un lieve rallentamento nell’aumento delle temperature. E invece no, il Riscaldamento Globale continua a macinare primati. Proprio mentre in gran parte d’Europa viviamo giornate di Febbraio dai connotati quasi primaverili, gli abissi marini raccontano una storia ben più cruda. Il sistema terrestre sta accumulando energia a ritmi spaventosi, assorbendo negli oceani oltre il 90% di tutto l’eccesso termico generato dai gas serra. I numeri del 2025? Insomma, non lasciano spazio a dubbi. Il contenuto di calore misurato nei primi 2000 metri di profondità ha toccato la vetta più alta mai registrata dagli strumenti di rilevazione.
Un decennio di calore inarrestabile
Un balzo termico enorme. Secondo gli istituti di ricerca internazionali, nel 2025 l’incremento di calore oceanico è stato di ben 23 Zettajoule rispetto ai valori del 2024. Una cifra mostruosa, quasi inimmaginabile per chi non mastica fisica tutti i giorni. Di fatto, stiamo parlando del nono anno consecutivo in cui si aggiorna il record assoluto di immagazzinamento di calore nelle acque oceaniche. Circa il 33% delle acque globali ha vissuto una delle tre annate più roventi di sempre. Mari e correnti agiscono come un colossale ammortizzatore per il pianeta, nascondendo l’energia in eccesso nelle profondità del mare profondo.
Il paradosso della temperatura: si riscaldano le acque profonde
Eppure, scrutando esclusivamente il pelo dell’acqua, qualcuno potrebbe cadere in inganno. La media globale delle temperature superficiali del mare ha infatti segnato un calo di 0,12°C in confronto all’anno 2024. Una frenata apparente, dettata quasi interamente dal graduale sviluppo de La Niña nel bacino del Pacifico, dinamica naturale che storicamente porta in superficie acque profonde e raffredda la fascia equatoriale. Non lasciamoci ingannare, tuttavia. Anche con questo abbassamento locale e superficiale, il 2025 resta agilmente il terzo anno più caldo nella storia per le superfici marine, ben lontano da valori considerati normali. Il motore termico sottostante gira a pieno regime, ignorando i capricci superficiali.
Mediterraneo bollente ed eventi estremi
Le ricadute pratiche le viviamo direttamente sulla nostra pelle. Basti pensare alle alluvioni catastrofiche che hanno devastato il sud-est dell’Asia o alle inondazioni estreme in Texas negli Stati Uniti, passando per le cappe di calore opprimenti esplose in Europa durante la stagione estiva. Alcuni settori geografici bruciano palesemente più di altri. Il Mar Mediterraneo, l’Oceano Atlantico e l’Oceano Meridionale svettano nelle tristi classifiche del riscaldamento a lungo termine. Nelle acque intorno all’Italia, per esempio, le correnti intermedie continuano a scaldarsi in modo implacabile. Diciamolo apertamente, un mare così carico di energia si traduce in umidità formidabile, evaporazione estrema e piogge fuori controllo. Il clima che verrà dipende intimamente da questa enorme, silenziosa riserva di calore.
