
Elena Elisseeva | Dreamstime.com
(METEOGIORNALE.IT) Siamo in un periodo dal meteo pienamente invernale. È la fase più fredda sicuramente dell’intero inverno, almeno fino ad adesso. Diverse giornate ben al di sotto delle medie del periodo. Come si può notare da un grafico che vi alleghiamo più sotto. E la neve? Analizziamo per bene cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni.
Cosa sta accadendo
Al momento, una struttura depressionaria è posizionata a ovest della Penisola Iberica e, secondo le proiezioni, tenderà pian piano a spostarsi verso est. Questo movimento la porterà, nei primi giorni della prossima settimana, a interagire con un sistema ampio e strutturato, rappresentato da un vortice di notevole intensità il cui minimo barico si colloca all’incirca attorno alla Danimarca.
Quest’ultimo è responsabile dell’afflusso di aria molto fredda di origine artico-marittima verso l’Europa centrale. Fa molto freddo in Europa in questi giorni. È il motivo è proprio per questa disposizione barica, prettamente invernale.

L’evoluzione
Tra lunedì 5 e giovedì 8 l’ingresso del minimo depressionario nel bacino del Mediterraneo potrebbe determinare una configurazione favorevole all’apertura di un vero e proprio varco per l’aria fredda. È una manovra tipica di una volta, perché l’aria artica molto fredda potrebbe davvero scendere verso latitudini più meridionali dopo essere rimasta inizialmente confinata lungo l’arco alpino.
A questo punto entrerebbe in gioco una dinamica tipica delle circolazioni cicloniche: l’interazione tra due arie, una freddissima e una più mite del Mar Mediterraneo. Entrando più nel dettaglio, da un lato avremmo atmosfera umida di origine temperata, dall’altro un flusso più freddo richiamato sia dal Golfo del Leone. La loro sovrapposizione favorirebbe la formazione di nubi e precipitazioni, che in determinate condizioni potrebbero assumere carattere nevoso fino a quote molto basse, localmente comprese tra 0 e 500 metri.
Ma attenzione a facili conclusioni
È proprio su questo aspetto che la previsione meteo diventa particolarmente delicata. Anche se mancano pochi giorni. È uno scenario plausibile, anzi praticamente certo, ma diventa molto meno sicura la disposizione delle eventuali nevicate. Ovviamente non parliamo poi della quota neve.
La distribuzione geografica delle aree maggiormente interessate dalle precipitazioni dipenderà da vari elementi, tra cui la posizione esatta del minimo depressionario, la sua durata e l’incanalamento delle Correnti.

La neve a quote basse
Per avere neve a quote pianeggianti serve un equilibrio davvero al limite del grado. Lo era già un tempo, ma avendo guadagnato un paio di gradi di temperatura è diventato molto più difficile. In genere, servirà un richiamo umido sufficiente a generare precipitazioni, ma non così intenso da innalzare eccessivamente le temperature nei bassi strati.
Ma vale anche l’opposto. In effetti, un’irruzione fredda troppo dominante potrebbe limitare l’apporto umido, riducendo la possibilità di fenomeni significativi. Sarebbe neve sicura, ma solo per sfiocchettate coreografiche, non certo per tingere di bianco intere zone d’Italia.
Conclusioni
Come vedete, cari lettori, la previsione della neve è sempre un incastro complesso e delicato, che richiede conferme continue, anche a pochissime ore dall’evento. Sarà necessario attendere due o tre giorni per poter formulare una valutazione più attendibile sulla distribuzione di piogge e nevicate. Quello che importa è che finalmente l’atmosfera da manovre invernali e non solo fasi meteo di stampo primaverile o autunnale.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)
