
(METEOGIORNALE.IT) Siamo nel pieno di gennaio e, dal punto di vista statistico, non è affatto raro che il Vortice Polare cominci a dare segnali di forte debolezza. Questo potrebbe aprire la strada a scenari meteo molto interessanti nella seconda parte dell’inverno. Fino ad adesso il tempo è stato piuttosto altalenante, raramente statico e mite. Ma cosa succederà adesso?
Prima una precisazione
Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di una vasta struttura ciclonica che ruota sopra il Polo Nord e che normalmente trattiene il freddo alle alte latitudini. I dati mostrano un incremento termico molto rapido a circa 30 chilometri di quota, nella stratosfera, tale da compromettere la stabilità del vortice stesso. In altre parole, si sta sfaldando. Che cosa Potrebbe comportare per noi?
Prima di analizzarlo, è doveroso chiarire che le previsioni meteo a lungo termine richiedono sempre cautela. Oltre le due settimane, l’affidabilità dei modelli diminuisce sensibilmente e la loro volatilità è ben nota agli addetti ai lavori.
Una carta da giocare
Ciò non toglie che, quando diverse proiezioni di differenti scenari iniziano a convergere su una stessa evoluzione, emerge un segnale piuttosto forte, che è difficile da ignorare. In questo caso, l’allungamento del Vortice e la sua possibile frammentazione ” potrebbero risultare un importante Jolly sul finire della stagione invernale.
Trattiamo il seguente concetto. Un riscaldamento stratosferico marcato tende infatti a rallentare i venti zonali, favorendo la divisione del vortice in più nuclei. Addirittura si potrebbe anche rompere in più pezzi. Ma per adesso non ci sono ancora gli spunti chiari per definire con certezza questo scenario.

Spingiamoci a metà febbraio
Le mappe previsionali riferite alla prima metà di febbraio evidenziano anomalie termiche piuttosto elevate sopra il Polo Nord. A livello di geopotenziale, in particolare alla quota di 10 hPa, emerge una chiara inversione dei venti, segnale che la classica circolazione ciclonica polare sta lasciando spazio a un’area di alta pressione stratosferica. Ne consegue che il getto diventa più lento è la possibilità che ci siano addirittura delle inversioni del moto è più elevata. Questo vuol dire che le masse d’aria non vanno più da ovest verso est, ma viceversa.
Per chiarirci. Non si tratta di un dettaglio da poco ma di una vera riorganizzazione della circolazione atmosferica su larga scala. In questo contesto, gran parte dell’Europa potrebbe essere coinvolta da condizioni pienamente invernali. Un po’ come è successo già nel mese di gennaio, soprattutto nella sua prima metà.

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E l’Italia?
Ovviamente, ai lettori interessa che cosa accade nel nostro paese. Spessissimo si trova in una posizione di confine. Eppure stavolta non farà eccezione. Una simile dinamica potrebbe tradursi in una fase di maltempo tipicamente invernale.
Ma a patto che l’aria artica o russa riesca a penetrare fin sul bacino il Mediterraneo. In tal caso, nonostante il riscaldamento globale in atto, non sarebbero da escludere nevicate fino a quote basse, se non persino in pianura. I lettori più attenti però si saranno accorti che questo pattern meteo è comunque possibile ma deve fare i conti con tanti tasselli, che non sempre si verificano.
Oltretutto in un Mediterraneo perennemente più caldo della media, il contrasto con l’aria gelida in arrivo rappresenta un potenziale detonatore di fenomeni meteo di una certa intensità. Non ci resta che monitorare costantemente l’evoluzione meteo e le mappe del geopotenziale e delle temperature al suolo, per capire se il grande serbatoio gelido dell’Est riuscirà davvero a raggiungere il nostro Paese. Se farà una semplice toccata e fuga. Oppure se nemmeno riuscirà a raggiungere lo stivale.
Credits
Global Forecast System del NOAA,
IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
