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Si prepara di freddo e neve Gennaio che ricorderete per anni

Federico De Michelis di Federico De Michelis
08 Gen 2026 - 19:00
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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Il minaccioso gennaio 2026.

(METEOGIORNALE.IT) Diciamocelo chiaramente, analizzare le carte meteorologiche in questo avvio di Gennaio 2026 è un esercizio di pazienza e, per certi versi, di pura fascinazione scientifica. Non capita tutti gli inverni di osservare manovre atmosferiche così complesse e potenzialmente esplosive proprio nel cuore della stagione. Siamo qui, davanti ai monitor, a scrutare le ultime emissioni dei principali centri di calcolo mondiali, il GFS americano e l’ECMWF europeo, e la sensazione predominante è quella di essere spettatori di un braccio di ferro titanico tra due giganti: le correnti miti oceaniche e il grande freddo continentale.

Ma andiamo con ordine, senza farci prendere dalla frenesia del “click” facile. La situazione che si prospetta da qui alla terza decade di Gennaio è tutto fuorché scontata. Se guardiamo l’evoluzione a scala emisferica, notiamo subito come l’atmosfera stia cercando un nuovo equilibrio dopo i trambusti di inizio anno.

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Uno sguardo agli indici climatici, uno sconquasso

Per capire dove stiamo andando, non basta guardare se pioverà o nevicherà domani a Milano o a Roma. Bisogna alzare lo sguardo. Gli indici teleconnettivi ci raccontano una storia interessante. Stiamo osservando una modulazione del Vortice Polare che, pur non essendo in crisi totale, mostra segnali di rallentamento zonale. In parole povere? La “trottola” di venti che solitamente tiene confinato il freddo al Polo Nord sta perdendo colpi, o meglio, sta subendo delle ondulazioni più marcate.

Questo si traduce in una possibilità concreta: lo sblocco delle configurazioni. Fino a poco tempo fa, l’Atlantico sembrava avere una marcia in più, spazzando via ogni tentativo di inverno crudo con le sue correnti tiepide e umide. Ora, però, qualcosa sta cambiando lassù, nella stratosfera, e le ripercussioni potrebbero scendere presto verso i nostri lidi. Insomma, i modelli matematici stanno “fiutando” qualcosa di grosso, specialmente verso l’est dell’Europa. E questo potrebbe anticipare eventi estremi più avanti di gelo siberiano, quindi molto, ma molto freddo.

 

Il bivio di metà mese

Analizzando le mappe relative alla settimana tra il 10 Gennaio e il 15 Gennaio 2026, vediamo un Mediterraneo ancora terra di conquista per le perturbazioni atlantiche. Il modello europeo ECMWF è piuttosto coerente in questa visione: un flusso zonale teso, che porta piogge e nevicate ma solo a quote medie sulle Alpi, lasciando l’Italia centro-meridionale sotto un regime più variabile e a tratti ventoso, con libeccio e scirocco a fare la voce grossa. Un occhio di riguardo lo dobbiamo fare alla Valle Padana, specie occidentale, che attualmente conserva un cuscinetto freddo importante, che se anche vedrà il foehn, poi altro freddo da est che è pronto ad irrompere prima del passaggio di perturbazioni oceaniche. Insomma, un elemento mai trascurabile, questo.

Anche il collega americano GFS concorda, almeno inizialmente. C’è una profonda depressione sul nord Europa che funge da calamita, pilotando fronti perturbati verso la Francia e la Germania, che poi scivolano verso il nostro Paese.

 

L’ipotesi del ribaltone: il gigante russo si sveglia

È quando spingiamo lo sguardo oltre il 20 Gennaio che le cose si fanno davvero interessanti, e qui le differenze tra i due centri di calcolo diventano il sale della discussione. Osservando le proiezioni del GFS, salta all’occhio una struttura barica impressionante verso la Russia e la Siberia. Parliamo di un campo di alta pressione termica con valori al suolo che potrebbero sfiorare i 1050-1055 hPa.

Per i non addetti ai lavori, questi numeri sono mostruosi. Indicano la formazione del famigerato Anticiclone Russo-Siberiano, una bolla di aria gelida, pesante, densa, che si accumula sulle steppe innevate. Ebbene, il modello americano ipotizza che questa massa d’aria gelida possa iniziare un moto retrogrado. Cosa significa? Che invece di starsene buona a est, inizierebbe a muoversi “in retromarcia”, da est verso ovest, puntando il cuore del Vecchio Continente.

Se questa visione dovesse concretizzarsi, l’Europa orientale verrebbe investita da un crollo termico verticale, con isoterme a 850 hPa (circa 1500 metri di quota) da brividi. E l’Italia? Beh, in questo scenario, il nostro Paese si troverebbe sulla traiettoria di spifferi gelidi di grecale e tramontana, pronti a portare un inverno, peggiore a quello di questi giorni.

 

La prudenza del modello matematico ECMWF frena gli entusiasmi

Dall’altra parte della barricata, o meglio, dell’oceano, il modello matematico ECMWF predica calma. Pur vedendo il raffreddamento continentale, il centro europeo è più scettico sulla capacità di questo freddo di penetrare decisamente verso il Mediterraneo.

Nelle sue elaborazioni, la spinta atlantica rimane vigorosa. Le depressioni in arrivo dall’oceano potrebbero agire come un muro, impedendo al gelo di sfondare verso ovest. Si creerebbe così una sorta di “limbo”, una zona di convergenza proprio sull’Europa centrale, dove l’aria mite oceanica si scontra con quella gelida continentale. Per l’Italia, questo potrebbe significare maltempo intenso, sì, ma con neve relegata forse solo alle quote collinari o montane, a causa di un richiamo caldo pre-frontale che spesso rovina i piani degli amanti della dama bianca in pianura.

Ma sarà così? Troppo ottimismo verso la mitezza, si rischia ben altro.

 

Cosa aspettarci in Italia: tre scenari possibili

Proviamo a sintetizzare, perché alla fine chi legge vuole sapere se deve tirare fuori il cappotto pesante o l’ombrello o le scarpe da neve. La situazione è fluida, e le previsioni deterministiche a questa distanza temporale lasciano il tempo che trovano, ma le tendenze parlano chiaro.

Lo scenario “Atlantico“: è quello più probabile fino al 18 Gennaio. Prevede passaggi perturbati veloci, piogge e neve soprattutto al Nord e sui versanti tirrenici, neve molto abbondante sulle Alpi oltre i 1000-1200 metri e temperature accettabili. Lo scenario “Ibrido”: è quello che vede un parziale coinvolgimento del freddo verso fine mese, ma la situazione potrebbe essere ben peggiore di quella vista dai modelli matematici.

L’alta pressione proverà a spingersi verso la Scandinavia, innescando una discesa di aria artica che potrebbe entrare dalla Valle del Rodano o dalla Porta della Bora. Qui le temperature crollerebbero, riportando l’inverno in una carreggiata verso il freddo.

Lo scenario “Siberiano”: è l’ipotesi estrema del GFS. Il “Burian” (o qualcosa di simile) bussa alla porta. Se l’alta pressione russa dovesse saldarsi con un blocco atlantico, l’aria gelida continentale dilagherebbe verso l’Italia adriatica e il Sud, portando neve fin sulle coste. Ma qui l’errore di previsione delle aree coinvolte è sicuramente elevato. Può replicarsi un evento meteo estremo, ma non sappiamo se sarà così, ma se ne parliamo, qualcosa si intravvede.

 

L’importanza delle conferme

C’è un dettaglio che non va trascurato. Nelle mappe a 850 hPa, si nota chiaramente come il “serbatoio” del freddo sia pieno zeppo a est. Le temperature previste sulla Russia europea sono da freddo siderale. Questo è un dato di fatto: il freddo c’è, esiste, è stato “fabbricato”. La domanda non è “se” farà freddo in Eurasia, ma se quel freddo avrà la forza dinamica di muoversi verso di noi.

Spesso, in passato, abbiamo visto queste configurazioni promettenti (per i freddofili) sgretolarsi sotto i colpi delle correnti occidentali, che piallano tutto come un rullo compressore. Tuttavia, quest’anno l’anticiclone delle Azzorre sembra voler giocare un ruolo diverso, provando a ergersi verso nord in momenti strategici. Se riuscisse a bloccare il flusso atlantico anche solo per 48 ore, aprirebbe un’autostrada per l’aria continentale.

 

Insomma, proviamo a tirare le somme di cosa illustrano i modelli matematici

Insomma, siamo in una fase di attesa. Non è il momento di lanciare allarmi o promettere nevicate epocali in Pianura Padana o a Napoli. È il momento di osservare. La natura ha i suoi tempi e le sue logiche, spesso refrattarie ai nostri desideri. Quello che possiamo dire con certezza è che la seconda parte di Gennaio 2026 si preannuncia molto più dinamica della prima.

L’evoluzione suggerita dai modelli matematici GFS-ECMWF ci mostra un’atmosfera in fermento. Il passaggio chiave sarà intorno al 20 Gennaio. Lì si deciderà le sorti dell’inverno italiano. Noi continueremo a monitorare ogni singolo run, cercando di cogliere quei piccoli segnali, quegli “scricchiolii” nel pattern atmosferico che spesso anticipano i grandi eventi.

Per ora, teniamo a portata di mano sia l’impermeabile che il piumino. L’inverno, quello vero lo si sta vedendo, specie al Nord Italia, ma anche altrove non è che non ci sia, ma potrebbe mostrare un volto diverso.

Per ora le notizie, invece, seono ottime per le Alpi, dove è attesa tantissima neve a quote appena sopra i 1000 metri, e nel settore occidentale, anche inferiori.

 

Fonti utilizzate (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts | Charts & Data
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration | Climate Prediction Center
  • Met Office UK – Global Weather Briefings & Science
  • WMO – World Meteorological Organization | State of the Climate
  • NCEP – National Centers for Environmental Prediction | Model Guidance
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Tags: freddo russiagfs ecmwfmeteo gennaioneve italiaondata geloprevisioni invernovortice polare
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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