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Scenari di gelo estremo ai confini d’Europa: in attesa dell’onda gelida dal Nord America

Federico De Michelis di Federico De Michelis
24 Gen 2026 - 18:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Zoom
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Da notare il gelo che ormai è diffusissimo nei due continenti.

(METEOGIORNALE.IT) Stiamo vivendo una stagione invernale che potremmo definire a tappe. Sì, perché praticamente, fino alla fine di gennaio, si sono verificate diverse situazioni meteorologiche tipicamente invernali. Poi arriva sempre il lamento di chi vive in questo o quel luogo e mi dice: “ma che dici, non c’è niente di normale quest’inverno, perché da me la neve non è caduta”.

 

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Avete ragione a dire che la neve non è caduta, perché in molte aree d’Italia si registra un deficit nivometrico. Tuttavia, abbiamo avuto anche la grande sorpresa di questo inverno: una tempesta mediterranea, una situazione meteorologica davvero estrema, causata da una marcata differenza di pressione atmosferica tra le regioni della Scandinavia e il Mediterraneo. Questo contrasto ha generato una tempesta con venti fortissimi e onde che sono state misurate fino a 16 metri sullo Ionio. Ondate altissime che, in alcune località, a memoria d’uomo non si ricordavano, con danni molto ingenti.

 

Ancora una volta, fenomeni meteorologici estremi. Il vento ha interessato soprattutto i settori orientali del Sud Italia, quindi dalla Calabria alla Sicilia, e anche la Sardegna. In tre giorni, in alcune località della Sardegna sono caduti oltre 500 millimetri di pioggia; in Sicilia si è arrivati anche oltre i 700 millimetri. Quantitativi davvero immani, notevolissimi, che in molte aree europee avrebbero provocato danni e alluvioni devastanti. Tuttavia, queste regioni, interessate dal vento di scirocco, quindi da correnti di sud-est, sono in qualche modo già rodate e abituate a eventi piovosi così abbondanti. Per questo, i danni sono stati generalmente più limitati. Diverso sarebbe stato se quelle stesse quantità di pioggia fossero cadute non in tre giorni, ma in 24 ore: anche lì si sarebbero registrati danni ingentissimi.

 

Ma focalizziamoci sull’estremizzazione di questo inverno. Febbraio è un mese storicamente molto rischioso per situazioni di freddo estremo e nevicate, come ci insegnano gli annali meteorologici. Inoltre, abbiamo a disposizione alcuni indici climatici che oggi risultano estremamente negativi. Pensiamo, ad esempio, all’indice del Nord Atlantico (NAO) e a quello Artico (AO): quando questi indici sono negativi, significa che il Vortice Polare è in crisi. In queste condizioni, le perturbazioni possono sfondare dalla Penisola Iberica verso il Mediterraneo, dando origine allo scontro di masse d’aria, precipitazioni intense e quindi nevicate abbondanti sui rilievi.

 

Poiché siamo nel culmine della stagione invernale, la neve può spingersi anche a quote molto basse sull’Italia, arrivando persino in pianura nelle regioni del Nord. Quest’anno queste situazioni atmosferiche sono state annunciate con largo anticipo, proprio perché gli indici climatici erano favorevoli allo sviluppo di eventi meteorologici così estremi, violenti e furiosi. E infatti si stanno manifestando.

 

Gelo nord americano

In questo momento siamo in una fase di intermezzo. Il Nord America è interessato da una forte ondata di freddo e da una tempesta eccezionale. Molti Paesi hanno diramato allerte per situazioni meteorologiche estreme. Va però ricordato che, quando il Nord America viene colpito da eventi di freddo così intensi, in Europa solitamente le temperature aumentano. Ed è esattamente ciò che sta accadendo: le correnti seguono una vera e propria ondulazione, che in questa fase spinge verso di noi aria più mite.

 

Tuttavia, quando il Nord America viene investito da queste condizioni estreme, spesso una settimana o dieci giorni dopo l’onda fredda tende a propagarsi verso l’Europa. Non produce gli stessi effetti, perché a nord non abbiamo una vasta area continentale come il Canada, capace di raffreddarsi in modo così marcato. Ma a est sì: basta guardare la Siberia occidentale, dove le temperature possono scendere anche sotto i -40°C. È sufficiente una bassa pressione posizionata nel punto giusto, una sinottica atmosferica ideale, per richiamare aria gelida da est. Anche in assenza di un vero Stratwarming, aria fredda siberiana potrebbe riversarsi verso il Mediterraneo, portando non una semplice ondata di freddo, ma vero gelo.

 

Minaccioso gelo europeo

Con indici atmosferici favorevoli alle precipitazioni, il contrasto tra l’aria gelida proveniente dalla Siberia o dal nord-est dell’Europa e quella più mite mediterranea genererebbe nevicate abbondanti. Si configurerebbe così una classica situazione di ondata di gelo e neve. Questi scenari sono difficili da inquadrare con largo anticipo dai modelli matematici: spesso vengono individuati solo pochi giorni prima dell’evento. Per questo motivo, più che i modelli, in questi casi contano gli indici climatici, che raccontano una storia precisa: un Vortice Polare in difficoltà e perturbazioni occidentali pronte a interagire con masse d’aria molto fredde.

 

In situazioni simili, anche l’Europa e l’Italia possono pagarne le conseguenze con ondate di freddo e nevicate abbondanti, quelle che spesso vengono definite, impropriamente, “nevicate del secolo”. Ricordiamo però che gli eventi davvero eccezionali restano quelli del 1929, del 1956 e del 1985. Attenzione però: non tutta l’Italia sperimenta lo stesso tipo di evento estremo nello stesso momento. Molto dipende dalla nostra orografia complessa, con rilievi importanti che influenzano la distribuzione dei fenomeni.

 

Se confrontiamo la nostra situazione con quella degli Stati Uniti d’America, soprattutto nel settore centro-orientale, notiamo una differenza fondamentale: lì mancano grandi barriere montuose e le correnti settentrionali possono muoversi liberamente da nord verso sud, arrivando fino al Golfo del Messico e persino in Florida. Da noi questo non è possibile. Potrebbe accadere solo in caso di una fase gelida eccezionale dalla Siberia, che porterebbe addirittura nevicate sulle coste nordafricane, come avvenne nel 2012 e in altre occasioni. Possiamo citare, ad esempio, il 1999, quando una forte nevicata interessò addirittura Palermo.

 

Tutto ciò che sto raccontando è una ipotesi, non una previsione meteo a breve termine. Esula da ciò che viene normalmente descritto dai bollettini operativi dei miei colleghi. Sto parlando di possibili configurazioni sinottiche che potrebbero generarsi a seguito di quella che potremmo definire una “farfalla” enorme, oggi in movimento sul Nord America, capace di influenzare il jet stream atlantico e di riversarne gli effetti sull’Europa, con un Vortice Polare in difficoltà e masse d’aria fredda pronte a scendere di latitudine.

 

Vedremo cosa accadrà. Al momento, i modelli matematici non mostrano segnali evidenti di un simile peggioramento. Ma spesso queste avversità emergono solo a ridosso dell’evento. Ribadisco: questa è una narrazione, non una previsione, una congettura basata su dinamiche che abbiamo già osservato nel passato.

Negli ultimi anni, è innegabile, non abbiamo vissuto veri inverni: le stagioni invernali sono state generalmente più miti della media, con condizioni atmosferiche inusuali. Anche quest’anno lo è stato, altrimenti le Alpi non avrebbero registrato, fino a pochi giorni fa, una quasi totale assenza di neve. Finalmente, però, sono iniziate le nevicate, destinate a proseguire nei prossimi giorni grazie al passaggio di una serie di perturbazioni. Un po’ di neve sulle Alpi era necessaria, soprattutto in un anno in cui si svolgono le Olimpiadi invernali, una manifestazione sportiva di grande rilievo che l’Italia ospita.

 

Alcuni Stati hanno deciso di non partecipare per varie ragioni. Il Giappone, ad esempio, con Hokkaido, ha preferito destinare i fondi alla gestione delle grandi nevicate che colpiscono ogni anno quell’area, investendo in strumenti moderni ed efficaci per garantire la viabilità e una vita quotidiana normale ai cittadini. In Giappone esistono sistemi molto avanzati per prevenire la formazione di neve e ghiaccio su strade e marciapiedi. È un altro pianeta, dal punto di vista della prevenzione.

 

Il Giappone è molto avanti non solo nella gestione meteorologica, ma anche nella prevenzione dei terremoti, trovandosi in un’area altamente sismica. Dal punto di vista meteorologico, affronta eventi estremi come nevicate impressionanti, soprattutto nel settore centro-settentrionale e sull’isola di Hokkaido, dove la neve cade fino al livello del mare grazie all’aria gelida siberiana che si umidifica sul bacino marino. In estate, invece, il Paese è colpito dai tifoni, con tempeste e alluvioni, senza dimenticare il rischio di tsunami.

 

La prevenzione è fondamentale in ogni ambito, e in quello meteorologico lo è ancora di più. Grazie alla prevenzione e alle allerte meteo, la recente burrasca Henry ha causato molti danni ma, fortunatamente, nessuna vittima. Le allerte di livello rosso si sono rivelate un vero e proprio salvataggio di vite umane.

 

Crediti e fonti (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
    https://www.ecmwf.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
    https://www.noaa.gov
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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