
(METEOGIORNALE.IT) C’è qualcosa che non torna nel campo meteo europeo. Chi si appassiona di meteorologia e ha qualche annetto sulle spalle capisce che il cosiddetto Blocco Scandinavo pare oggi meno efficiente rispetto al passato. Non è corretto dire che sia scomparso, ma appare evidente come fatichi tantissimo a imporsi con la stessa regolarità e e soprattutto intensità di una volta. E non è cosa da poco.
Di cosa stiamo parlando
Si trattava di un pattern meteo fondamentale per la dinamica invernale del continente. Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno cercato di fare luce sulle ragioni per cui le classiche configurazioni atmosferiche capaci di portare inverni rigidi sull’Italia e sull’Europa siano diventate eventi meno frequenti.
Qui non parliamo solo di riscaldamento globale, ma anche di veri e propri stravolgimenti delle dinamiche atmosferiche. Sappiamo che i classici scenari del tempo altro non sono che equilibri delicatissimi, che determinano se una massa d’aria fredda riesce a superare le Alpi o se resti intrappolata tra l’Atlantico e il Nord Europa.

Analizziamo bene la questione
In questo scenario, lo Scandinavian Blocking, rimane uno dei nodi cruciali per capire come arrivava al freddo in Italia. Quando si instaurava interrompeva senza mezzi termini il flusso delle correnti atlantiche miti e umide. Questa non è cosa da poco, perché consentiva all’aria gelida proveniente dalle vaste pianure russe di riversarsi verso l’Europa centrale e meridionale, dando vita a inverni memorabili per intensità e durata del freddo.
Non necessariamente portava a ondate di gelo dettate dal Burian, ma per lo meno conduceva lunghi periodi freddi. Adesso però quando c’è, come è successo ad esempio nel periodo natalizio, vincono quasi sempre le correnti oceaniche. Per carità, piove tantissimo e nevica molto bene oltre una certa quota. Ma non possiamo parlare di gelo.
L’inverno che cambia
Non giriamoci intorno. Tornare al passato Non è possibile. Le lunghe e persistenti ondate di freddo che caratterizzavano gli anni Sessanta o Ottanta appartengono in gran parte al passato. Ma ciò non toglie che i meccanismi che possono generare situazioni simili esistono ancora. Oggi, però, devono confrontarsi con una corrente a getto molto più intensa e veloce.
Ne nasce una sorta di confronto continuo tra forze miti oceaniche e forze fredde continentali. Talvolta il blocco riesce ancora a prevalere regalando un assaggio di inverno “vecchio stile”, magari con un freddo intenso come è capitato nella prima metà di gennaio. Ma non potremo mai parlare di lunghe fasi meteo invernali come capitava mezzo secolo fa.
Cosa rischiamo nel futuro
Non ha senso guardare sempre al passato. Semmai possiamo vedere cosa ci spetta nel futuro prossimo. Masse d’aria fredda di origine siberiana, seppur meno durature rispetto al passato, potrebbero tornare a interessare l’Europa e l’Italia, portando con sé anche la neve. Ma l’atmosfera ora è più calda e soprattutto più umida.
Questo vuol dire che, qualora i tasselli del puzzle fossero tutti perfettamente incastrati, potrebbe addirittura nevicare di più di un tempo. Molto meno come frequenza, ma le ondate di neve notevoli potrebbero comunque riesserci. È la dimostrazione che, anche in un mondo che si riscalda, condizioni meteo di stampe invernale possono e potranno sempre farci visita, ma s diventeranno vieppiù rarefatte e brevi.
Credits
Global Forecast System del NOAA,
IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
