
(METEOGIORNALE.IT) Le ultime elaborazioni modellistiche, sia a medio sia a lungo termine, convergono infatti verso un ritorno deciso a condizioni pienamente invernali, con un nuovo afflusso di aria artica destinato a interessare ampie porzioni dell’Europa nella seconda parte di gennaio.
Le mappe termiche in quota mostrano con sempre maggiore frequenza isoterme negative a 850 hPa estese su gran parte del continente, con valori che in alcuni scenari scendono fino a -10/-15 °C, un segnale inequivocabile di masse d’aria di origine artica o artico-continentale. In presenza di un simile serbatoio freddo nei bassi e medi strati, il potenziale per gelate diffuse e per episodi nevosi risulta elevato, soprattutto qualora intervengano apporti umidi da ovest o dal Mediterraneo.
Un assetto sinottico favorevole agli scambi meridiani
Alla base di questa possibile svolta c’è un Vortice Polare troposferico ancora disturbato, incapace di ricompattarsi in modo stabile. La persistenza di blocchi anticiclonici tra Groenlandia e Scandinavia continua a favorire scambi meridiani pronunciati, con aria fredda che scende di latitudine verso l’Europa centrale e orientale.
Dopo una temporanea parentesi più occidentale, i modelli suggeriscono una nuova ricostruzione di una saccatura nordica, in grado di incanalare aria molto fredda verso sud-ovest e di ristabilire un regime tipicamente continentale.

Freddo esteso e rischio di gelate intense
Le proiezioni di anomalia termica indicano temperature inferiori alle medie stagionali su un’area molto vasta, dalla Francia orientale fino ai Balcani. In presenza di suolo innevato, le minime notturne potrebbero scendere nettamente sotto lo zero anche in pianura, con gelate diffuse e localmente severe, soprattutto nelle fasi più stabili e con vento debole.
Neve: non un singolo evento, ma una possibile sequenza
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la dinamica delle precipitazioni nevose. Più che un’unica irruzione seguita da rapido miglioramento, gli ensemble suggeriscono una circolazione ondulata, con la possibilità di ciclogenesi ripetute sul bordo meridionale dell’aria fredda.
In questo contesto, l’interazione tra masse d’aria gelide preesistenti e correnti più umide potrebbe dare luogo a più episodi nevosi successivi, anche a quote basse, su diverse aree dell’Europa centrale e mediterranea.
Uno scenario ad alto potenziale, ma ancora da definire nei dettagli
Il quadro generale appare coerente con le teleconnessioni in atto, tra fondo di La Niña e un vortice polare indebolito anche dagli effetti del recente riscaldamento stratosferico maggiore. Restano però da chiarire i dettagli più fini: traiettorie dei minimi, tempistiche precise e intensità del nocciolo freddo, elementi che potranno essere definiti solo a ridosso degli eventi.
Nel complesso, la seconda parte di gennaio si presenta come una fase ad alto potenziale invernale, capace di riportare freddo diffuso, gelate e neve su ampie aree d’Europa, con caratteristiche più durature rispetto a una semplice parentesi fredda isolata.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
