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Valle Padana piena di neve: la “nevicata perfetta” può davvero accadere

Davide Santini di Davide Santini
09 Dic 2025 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) La Pianura Padana rappresenta per gli esperti di meteo e clima una vera e propria zona con un clima a sé stante. Ovviamente se paragonata al resto d’Italia. Geograficamente, è un’area chiusa e protetta da una sorta di cornice montuosa imponente: da un lato le Alpi, dall’altro l’Appennino.

 

Cosa comporta

Questa conformazione geografica crea condizioni molto particolari. L’aria fredda tende a ristagnare, quando soprattutto non ci sono intense correnti vento. Mentre allo stesso tempo correnti umide provenienti dal Mar Ligure e dall’Adriatico riescono a penetrare fino al cuore della pianura.

 

Per questo motivo, ottenere nevicate a bassa quota, non basta la sua conformazione. Altrimenti nevicherà sempre. Occorre una combinazione quasi perfetta di elementi: quando anche un solo fattore si altera, la neve si degrada in pioggia. È capitato spesso negli ultimi anni e capitava di meno i decenni addietro.

 

Differenze interne

Chi vive tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna lo ha sperimentato molte volte. Soprattutto nell’era di internet, dove sappiamo praticamente in tempo reale che clima c’è in qualunque città. Può nevicare copiosamente a Torino mentre Milano assiste a precipitazioni deboli e miste, oppure Bologna può ritrovarsi sotto fiocchi asciutti mentre a Modena piove.

 

Stiamo parlando di variazioni di pochissimi decimi di grado, ma sufficiente per far passare da pioggia a neve e viceversa. È chiaro che noi non viviamo in un clima come la Bielorussia, dove è praticamente sicura la neve da novembre a marzo. Il nostro è un clima decisamente più temperato. E quindi per avere nevicate diffuse servono davvero tanti tasselli.

 

Ultimamente nevica sempre solo in montagna, capita sempre più frequentemente di avere le Alpi innevate e la Pianura Padana completamente senza neve. ID 382701416 | Alpi Neve ©
Enrico Aliberti | Dreamstime.com

 

Il cuscino freddo

Come non celebrarlo. È solo grazie a lui che nevica in valle padana. Si tratta dello strato di aria gelida che si forma nei bassi livelli dell’atmosfera. La sua nascita è legata soprattutto a periodi di alta pressione, cieli sereni e venti deboli.

 

Durante la notte il terreno disperde calore verso l’alto, raffreddandosi rapidamente. L’aria sovrastante, diventando più densa e pesante, rimane intrappolata in pianura: nasce così l’inversione termica. Fa più freddo nelle conche che in montagna.

 

Quando poi alle condizioni radiative si sommano afflussi da est, in particolare attraverso la Porta della Bora, questo cuscino freddo non solo persiste ma si ispessisce. Nei casi più favorevoli può raggiungere 500–800 metri di altezza. In questi casi, se arriva un fronte da sud con aria più mite, con tutti quei metri nettamente sotto zero il fiocco riesce a resistere e non fonde.

 

Negli ultimi anni nevica ancora a Milano, ad esempio, ma solo effimere spolverate e dopo fonde tutto. ID 205968807 | Neve ©
Alberto Ialongo | Dreamstime.com

 

Precipitazioni da sud-ovest

Le nevicate più ingenti per Piemonte e Lombardia occidentale nascono quasi sempre dello stesso schema. Un minimo di bassa pressione sul Mar Ligure richiama correnti miti e cariche di vapore da sud-ovest. Questo flusso umido scivola sopra il cuscino freddo senza riuscire a miscelarsi subito con esso. Si tratta del famoso fenomeno meteo delle nevicate da sovrascorrimento umido.

 

Quando questo avviene, l’umidità si condensa rapidamente, le nubi si ispessiscono e le precipitazioni iniziano in molti casi direttamente sotto forma di neve, anche se a poche centinaia di metri di quota le temperature risultano positive.

 

Ovviamente in questi casi il vapore acqueo è elevato e quindi la neve può cadere anche oltre il mezzo metro addirittura nelle zone pianeggianti. Era abbastanza frequente fino a un cinquantennio fa. Adesso invece sta diventando difficilissimo.

 

Ma poi gira in acqua

Con il passare delle ore, la miscelazione atmosferica e il calore liberato durante la fusione tendono a erodere progressivamente il cuscinetto. L’evento può quindi trasformarsi: dapprima neve pesante e bagnata, poi pioggia pura.

 

Il passaggio spesso avviene, geograficamente parlando, da ovest verso est, con zone come Cuneo, Torino o l’alto Piemonte che mantengono più a lungo condizioni nevose, mentre l’Emilia occidentale tende a piegare prima verso precipitazioni liquide. Tante volte è nevicato molto bene in Piemonte, anche oltre mezzo metro, invece sul Delta del Po ha sempre piovuto.

 

Le conseguenze del Global Warming

Con il cambiamento climatico, la neve non scompare, ma cambia la sua frequenza.. Un’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo: circa il 7% in più per ogni grado di riscaldamento. Ciò significa che quando si verificano condizioni adatte alla neve, le precipitazioni possono risultare più intense rispetto al passato.

 

Ma attenzione. Se tutto fosse oro nevicherebbe di più. Invece ora lo fa molto di meno. Questo perché il cuscinetto si forma con più difficoltà, resiste per meno tempo e spesso la transizione verso la pioggia è rapida e brusca.

 

Ma se solo ci fossero opportunità di un cuscinetto veramente intenso, con i mari sempre più caldi evapora sempre più vapore acqueo e quindi ci sarebbero condizioni meteo di vere e proprie tormente di neve. Capiterà anche quest’anno?

 

Credit

ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: AROMEARPEGEcambiamento climaticoclima Emilia-Romagnaclima lombardiaclima piemonteclima temperatoclima venetocondizioni meteo Pianura Padanacuscino freddoECMWFeventi nevosi estremigfsglobal warmingICONinverno italiainversione termicameteorologia Italianeve in pianura padananeve raranevicate basse quotenevicate Emilia-Romagnanevicate Lombardianevicate Piemontepianura padanaprecipitazioni da sud-ovestsovrascorrimento umido
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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