
Capita ogni tanto che la stratosfera artica dia segnali prima del previsto, ma quello che sta succedendo negli ultimi giorni ha qualcosa di sorprendente. Non è un’esagerazione. Due Canadian Warmings, uno dopo l’altro, hanno colpito il Vortice Polare. Il primo lo ha stirato, quasi come se qualcuno avesse tirato i bordi di un elastico. Il secondo, più recente, sembra voler fare un passo ulteriore: provare a trasformarsi in un Sudden Stratospheric Warming, cioè in quell’evento in cui i venti a 60°N e 10 hPa si ribaltano di direzione.
Se davvero accadesse – e lo si capirà presto – saremmo di fronte a qualcosa di mai registrato nell’era satellitare così precocemente. Chissà quante volte, da ragazzi, abbiamo immaginato l’Artico come un luogo immobile; e invece eccolo qui, che cambia più rapidamente di quanto vorremmo.
Effetti al suolo: cosa si vede davvero
Intanto, nella troposfera, la parte che influenza il tempo di tutti i giorni, il segnale si intravede già: un Vortice Polare più disteso, meno compatto. Un po’ come un cerchio che ha perso la sua forma perfetta. Questo, però, significa anche altro: almeno nelle prime settimane, in Europa non ci si deve aspettare grandi scossoni. Il sistema è ancora in fase di assestamento, e spesso la troposfera va per la sua strada.
E per il lungo termine? Domanda legittima
Freddo? Neve? Irruzioni artiche improvvise sul Mediterraneo? No, non automaticamente. Un riscaldamento precoce della stratosfera non garantisce nulla del genere. Dipende tutto – e qui sta la parte più affascinante, anche se un po’ intricata – dal comportamento delle onde atmosferiche, da come si riorganizzeranno i campi di pressione, da quanto forte e lineare sarà la comunicazione tra la stratosfera e la troposfera.
In sostanza: se questo secondo episodio canadese riuscirà davvero a sfociare in un Sudden Stratospheric Warming, e se il segnale scenderà fino agli strati più bassi, allora sì, il quadro europeo potrebbe cambiare. Ma non è una promessa. Piuttosto una possibilità che va seguita passo dopo passo.