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      Freddo improvviso, e non è colpa dello Stratwarming. Questo è freddo Artico

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 23/11/2025
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      5 Min Lettura
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      Guardando la mappa del modello ECMWF, l’immagine parla da sola, con quell’affondo blu violaceo che scivola dalla Scandinavia verso il cuore dell’Europa – si capisce subito che qualcosa di particolare stava maturando già da giorni. Oggi, domenica 23 Novembre, quel qualcosa l’abbiamo sentito sulla pelle: il freddo è arrivato per davvero, senza troppi complimenti.

       

      Per rendersene conto basta scorrere le temperature del mattino. Al Pian Rosa si è scesi fino a -14°C, al Passo Rolle e al Resia Pass -11°C, mentre Aosta ha toccato -7°C. Poi una lunga teoria di valori negativi: Bolzano, Cuneo-Levaldigi, Milano-Malpensa, Monte Cimone, Novara-Cameri a -5°C; Firenze-Peretola, Milano-Linate, Piacenza, Ronchi dei Legionari, Torino-Caselle a -2°C; Roma Fiumicino, Treviso-Sant’Angelo, Bergamo-Orio al Serio a -1°C. E via via risalendo fino alla fascia costiera, dove si viaggia sui 5-10°C, con punte di 10°C tra Catania-Sigonella, Lamezia Terme e Reggio Calabria. In mezzo, quel tappeto di zero gradi che racconta un’irruzione vera, strutturata, non un semplice sbuffo di aria fresca.

       

      Ma da dove nasce tutto questo? La risposta, insomma, non è immediata. Perché ciò che stiamo vivendo è figlio di un pattern assunto dal Vortice Polare debole. E già questo dice molto: l’atmosfera non ha lavorato “per blocchi”, come accade nei periodi dominati da grandi anticicloni, ma per modulazioni ondulatorie più complesse, capaci di trasmettere energia dalla troposfera verso la stratosfera.

       

      Di solito, in inverno, siamo abituati a raccontare la storia opposta: una stratosfera che impone il ritmo, che accelera o frena il Vortice Polare, che decide se l’Europa debba tremare o restare sotto la pigrizia dell’anticiclone. Questa volta no. Questa volta è stato il forcing troposferico a salire verso l’alto, a deformare la circolazione superiore e a favorire un indebolimento locale, quel tanto che basta per far scivolare una saccatura più a sud.

       

      Eppure – e qui vale la pena soffermarsi – la disposizione non è nata per caso. Non è un colpo di fortuna. Da settimane la parte più lenta della circolazione atmosferica, quella che cambia su scale temporali lunghe, aveva predisposto un assetto favorevole: un promontorio stabile in Atlantico, una tendenza a un affondo ricorrente sulla Scandinavia, una sorta di “corsia preferenziale” già tracciata. La natura, a volte, sembra apparecchiare la tavola prima che arrivi il pasto.

      Quante volte ve ne abbiamo parlato, quante volte abbiamo scritto che a fine novembre avrebbe fatto freddo, si, in parte ci sono sensazioni da chi si occupa di meteorologia da molti anni, ci sono dati scientifici, ma non vi era alcuna certezza.

       

      Poi, come spesso accade, è arrivato il segnale rapido. Quello che si sviluppa in pochi giorni, che non dà tempo di pensarci troppo. Il risultato? Un’amplificazione dell’intero disegno: la saccatura si è approfondita, il jet stream si è incurvato, il freddo ha trovato un corridoio perfetto verso il Mediterraneo e quindi verso l’Italia. Non era scontato, certo. Lo stato lento della circolazione aumenta le probabilità, suggerisce la direzione, ma non garantisce niente. Serve sempre il contributo dinamico più veloce perché l’evento si concretizzi. È un po’ come avere la porta socchiusa: per aprirla, qualcuno deve comunque spingerla.

       

      E così oggi, 23 Novembre, ci ritroviamo sotto un’aria che profuma già d’inverno. Un’aria che pizzica le guance nelle pianure del Nord, che imbianca le cime anche in bassa montagna, in alcune aree anche le colline, si veda la Sardegna centrale, e che riporta quel brivido dimenticato dopo gli autunni troppo miti degli ultimi anni. Ops, dimenticavo, un po’ di freddo era giunto anche lo scorso novembre, nel 2024, ma subito andato via.

      Quello che viviamo è un colpo di realtà, verrebbe da dire. Ma anche la dimostrazione di quanto la dinamica atmosferica sappia ancora sorprendere, quando le sue onde – lente e rapide – si incastrano nel modo giusto. E stavolta lo hanno fatto con una precisione quasi geometrica. E ricordate, tutto ciò non significa che non ci sia il Global Warming, evitiamo bassezze che di scienza non hanno niente, bensì parlano di isterismo politico.

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      TAG:aria articaECMWFirruzione freddasaccatura scandinavavortice polare
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