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Fine del caldo: badilate di neve sulle Alpi e la data della prima nevicata in pianura

Autunno in svolta: perturbazioni in arrivo, freddo precoce e neve forte sulle Alpi

Federico De Michelis di Federico De Michelis
04 Nov 2025 - 18:31
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Effettivamente, come si fa a parlare, e persino a farsi credere, del fatto che nelle prossime due settimane si possano verificare condizioni meteo in così forte deterioramento da far sembrare che l’autunno indossi gli abiti dell’inverno? In questi giorni l’Europa sta vivendo temperature elevate, con valori superiori ai 25 gradi in Spagna. In Italia moltissime località, anche nella giornata di oggi 4 novembre, hanno superato la soglia dei 20 gradi.

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Siamo inoltre in una fase di alta pressione, un anticiclone che, come sapete, innesca la inversione termica. Questa comincerà a farsi sentire soprattutto nella giornata di mercoledì sulle regioni settentrionali, quando compariranno le nebbie, che diventeranno anche piuttosto dense, specialmente nella parte più bassa della Pianura Padana. Durante il giorno lasceranno filtrare la radiazione solare in modo effimero, e così le temperature massime, a partire da domani 5 novembre, crolleranno sulle regioni padane, mentre in montagna e in alta collina resteranno ancora alte per il periodo. Sul resto d’Italia il clima sarà mite, anche se le temperature minime si porteranno su valori ormai pienamente autunnali.

 

Per quanto riguarda i riferimenti alle medie climatiche, facciamo sempre più fatica a utilizzarli. I cambiamenti climatici stanno generando situazioni complesse anche nel confronto con il passato, perché le medie di riferimento sono in parte alterate da periodi decisamente meno miti rispetto a quelli attuali. Così, se confrontiamo con il passato, riscontriamo molto spesso temperature sopra la media, mentre solo occasionalmente scendono sotto la norma.

 

In questo contesto mite, però, il tempo atmosferico tende a cambiare. Consultando le vostre previsioni meteo sui dispositivi mobili o sui siti web, avrete probabilmente già notato per la vostra località un cambiamento nel corso della settimana: stanno arrivando le perturbazioni.

Gli indici di comportamento del clima sono favorevoli a un cedimento dell’anticiclone che ci interessa, consentendo alle perturbazioni provenienti dal medio Atlantico di entrare nel Mar Mediterraneo. Saranno piuttosto vigorose in Portogallo, dove sono attese piogge anche torrenziali. Poi raggiungeranno il Mediterraneo, dove, a contatto con le calde acque, i fenomeni tenderanno a esaltarsi, le nubi diventeranno più imponenti e torneremo ad avere piogge e temporali. Sentiremo nuovamente parlare di nubifragi, soprattutto lungo la penisola.

 

La novità è l’arrivo di aria fredda. Scenderà sensibilmente quello che viene chiamato zero termico, ovvero la temperatura di 0 gradi misurata in libera atmosfera. Lo zero termico non si rileva a 2 metri dal suolo, quindi non è il valore delle stazioni di montagna (quello lontano da 2 metri da suolo). Ma è per l’appunto un valore in libera atmosfera.

Quando si parla di uno zero termico a 1500 metri di quota, ad esempio sulle Alpi, molte località si trovano proprio a quella altitudine. Evitiamo però di complicarci la vita: lo zero termico scenderà, le perturbazioni arriveranno, e accadrà ciò che è naturale in questo periodo dell’anno. Oltre a piogge, rovesci e temporali lungo il settore tirrenico, la Sardegna e la Sicilia, avremo fenomeni anche al Sud Italia e in alcune aree interne dell’Adriatico, perché transiteranno rapidamente diverse perturbazioni.

 

Verso la fine della settimana in corso potrebbe transitare una perturbazione più intensa delle precedenti, piuttosto vigorosa sulle regioni del Nord Italia, con precipitazioni abbondanti e un deciso calo delle temperature.

Considerate che le precipitazioni trascinano verso il basso aria più fredda, come accade anche d’estate. Ecco perché il valore dello zero termico diventa davvero importante: le precipitazioni possono spingere la neve anche 500 metri al di sotto dello zero termico.

Così, nel prossimo fine settimana, la neve potrebbe cadere fino a 1500 metri sulle Alpi, imbiancando molti rilievi. Questa è una novità di rilievo, perché quest’anno siamo in ritardo con le nevicate, soprattutto quelle abbondanti. Abbiamo vissuto un ottobre non molto caldo se confrontato con altri anni recenti, ma comunque mediamente sopra la media e, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, asciutto, con precipitazioni scarse. Un po’ in generale, però, in tutta Italia abbiamo avuto poche piogge. Non mancano infatti aree che stanno vivendo condizioni di siccità, con diversi comuni costretti a ricorrere al razionamento dell’acqua potabile.

 

Visto che molti dati previsionali li conoscete già, aggiungo qualche elemento. Avrete sicuramente sentito parlare, soprattutto in inverno, dell’alta pressione siberiana.

In Siberia si sta raffreddando parecchio un’ampia regione, oltre a essere coperta di neve. L’area si raffredda sempre più e recentemente sono stati toccati picchi di meno 40 gradi. Sono zone estremamente lontane da noi, ma si stanno espandendo rapidamente. Allo stesso tempo, però, c’è un grande problema al Polo Nord. La banchisa polare, cioè il ghiaccio che si forma sull’Oceano Artico, è su livelli di copertura molto sotto la media, tra i più bassi degli ultimi decenni.

Nell’Artico si verificano di continuo situazioni che potremmo definire da ondate di calore, anche se fa abbastanza freddo da consentire il congelamento del mare. Aria più calda raggiunge spesso il Polo Nord. Questa condizione alimenta la cosiddetta amplificazione artica, che insieme al raffreddamento della Siberia genera complicazioni non da poco e alterazioni temporanee della stagione invernale, con possibilità di durata e ripetizione, come avvenuto lo scorso inverno sull’America del Nord nel settore centro orientale, con ondate di gelo. Situazioni simili si sono verificate anche in Cina e in altre aree del nostro emisfero, per esempio in Asia centrale, con improvvisi irruzioni fredde che in inverno portano neve e gelo.

 

Al momento, però, non parliamo di nevicate in pianura: nelle prossime due settimane, difficilmente avremo neve fino a quote di pianura nel Nord Italia. L’aria fredda si farà comunque sentire e la quota neve tenderà a scendere. Prima ho citato i 1500 metri, ma sul lungo termine la situazione diventa molto variabile. I modelli matematici cambiano spesso: in alcune emissioni propongono una certa linea di tendenza, in altre la stravolgono. A differenza di altri anni, stiamo osservando una sorta di precoce avvio della stagione invernale, che incombe su scenari a tratti tardivamente quasi estivi. Parlare di estate, però, con temperature che a malapena raggiungono i 20 gradi sarebbe esagerato, sono valori pienamente autunnali per l’Italia, di certo poco novembrini. Insomma, a volte si gioca con le parole erroneamente, diciamolo, è solo autunno, e al momento è mite.

 

Ciò che più conta è la struttura della sinottica atmosferica, fortemente improntata verso un avvio precoce dell’inverno. Attenzione: avvio precoce non significa che poi avremo un inverno gelido. Non aspettatevi una previsione oggi di freddo tale da replicare eventi memorabili come quello del 1985, oppure il più recente di febbraio 2012.

 

Sono episodi che possono verificarsi in una stagione e finire per contraddistinguerla, pur senza renderla nel complesso rigida. Per esempio, l’inverno 2011 – 2012 non è stato globalmente rigido: abbiamo avuto una considerevole ondata di gelo per circa 15-18 giorni di febbraio, poi le temperature sono schizzate verso l’alto e prima, tra dicembre e gennaio, erano sopra la media.

 

Facendo la media complessiva, si ottiene un inverno 2011 – 2012 addirittura lievemente mite. Spesso è solo l’impressione a dominare, ma servono i numeri per capire davvero come sono andate le cose. Servono numeri anche per le proiezioni meteo: per esempio, l’indice che descrive come sarà il nostro Vortice Polare nelle prossime due settimane è indicato fortemente negativo dal Centro Meteo Europeo, mentre un altro indice, che colloca in Oceano Atlantico la posizione delle perturbazioni, risulta negativo e favorevole al transito di numerosi sistemi sul Mediterraneo.

 

Il connubio dei due suggerisce un autunno piuttosto avanzato, con caratteristiche di inizio inverno. Ecco perché proponiamo questa linea di tendenza: sono i numeri, non le impressioni, a sostenerla. Le previsioni sono linee guida scientifiche, non certezze, e più ci si allontana dal giorno di emissione del modello, più l’incertezza cresce. Giorno dopo giorno, con i successivi aggiornamenti, avremo nuovi scenari e una prospettiva più chiara.

 

Per concludere, la linea di tendenza punta verso una acutizzazione del tempo autunnale, pronta ad abbracciare i primi rigori dell’inverno europeo. Innanzitutto si raffredderà parecchio il Nord Est del nostro Continente, così come la Scandinavia.

 

È un segnale, se vogliamo chiamarlo così, di un cambio di passo deciso della stagione proprio in questi giorni, dato che in Scandinavia si registrano temperature sensibilmente sopra la media, ancor più che in Italia. Questo accade perché il loro clima è più continentale rispetto al nostro, con differenze notevoli tra il trimestre freddo e il semestre caldo.

 

Da noi, il clima è molto temperato, con variazioni più contenute, specie lungo le zone costiere. I picchi massimi di escursione termica si registrano verso il Piemonte e la Valle d’Aosta, cioè nelle aree più lontane dal Mar Mediterraneo, mentre sono minori lungo le coste, dove il Mar Mediterraneo è un vasto bacino che immagazzina calore, lo rilascia in inverno riducendo il raffreddamento e, in estate, ne attenua il riscaldamento. Poi, ovviamente, arrivano le ondate di calore e il Mar Mediterraneo schizza verso temperature molto alte, talora simili a quelle dei tropici. Per fortuna, per ora, questi eventi non durano a lungo. Il futuro, però, è quello dei cambiamenti climatici, salvo scenari complessi che anche gli scienziati ipotizzano, con possibili evoluzioni difficili da definire. Purtroppo, il Mar Mediterraneo è destinato a vivere ondate di calore vivaci e intense.

 

Ma per ora, eccovi nell’autunno che presto vestrirà i monti di neve, sempre più a quote basse, e poi, forse, ecco che i fiocchi si paleseranno anche al Nord Italia su alcune località di pianura. Ma su questo si vedrà più avanti, perché le premesse ci sono, ma sono solo previsioni meteo e non certezze.

 

Credit: NOAA, ECMWF, Met Office, Copernicus Climate Change Service, WMO, NASA Earth Observatory

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: autunno in Italiacambiamenti climaticineve sulle Alpiperturbazioni atlantichezero termico
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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