
Il suo stato è uno degli indicatori chiave per capire come potrebbe evolvere la stagione fredda in Europa e in Italia. Le ultime simulazioni sulla velocità dei venti a circa 10 hPa (circa 30 km di quota) suggeriscono che quest’anno il VPS potrebbe risultare debole o comunque meno compatto del normale per il periodo.
Cosa mostra il grafico della velocità zonale
In condizioni tipiche tra novembre e dicembre, il vortice si rafforza e i venti occidentali (“flusso zonale”) aumentano, “trattenendo” il gelo alle alte latitudini. Le corse modellistiche attuali, invece, evidenziano:
- venti molto inferiori alla media rispetto alla climatologia stagionale;
- alcune proiezioni sotto lo zero, segnale di una possibile inversione temporanea del flusso;
- un’ampia dispersione tra i membri d’insieme, indice di instabilità del sistema.
Tradotto: il consolidamento del VPS potrebbe essere ostacolato già tra fine novembre e l’inizio di dicembre.
Perché questo è rilevante per l’Europa e l’Italia
Un Vortice Polare debole consente alle onde planetarie di disturbare la circolazione stratosferica, deformando o dislocando il vortice dal Polo. Le possibili conseguenze a scala troposferica includono:
- blocchi atmosferici alle medio–alte latitudini (NAO tendenzialmente negativa);
- scambi meridiani più frequenti, con discese di aria fredda verso l’Europa;
- una maggiore probabilità di irruzioni gelide e di nevicate anche a quote relativamente basse nel bacino del Mediterraneo.
Non è una garanzia di ondate di freddo prolungate, ma è un segnale precoce che merita attenzione: l’atmosfera potrebbe diventare più dinamica rispetto a un inizio d’inverno dominato da correnti miti e zonali.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Se la tendenza dovesse essere confermata, la prima parte dell’inverno 2025–26 potrebbe risultare più movimentata della media. In pratica, il Mediterraneo occidentale e l’Italia potrebbero trovarsi a tratti sul bordo di afflussi freddi, alternando fasi stabili a periodi perturbati con precipitazioni e cali termici marcati.
Ricordiamo che i modelli stratosferici forniscono indicazioni di scenario, non previsioni puntuali. Il quadro, tuttavia, è chiaro: un VPS meno compatto aumenta la probabilità di episodi invernali a carattere anche brusco, specie in presenza di blocchi atlantici e di un getto polare ondulato.
Conclusione: occhi sulla stratosfera
La lettura congiunta di ensemble e climatologia mette in risalto una fase potenzialmente critica per il Vortice Polare già nel periodo pre-invernale.
Per l’Italia questo si traduce in una maggiore variabilità e in finestre favorevoli a irruzioni fredde. Nelle prossime settimane, gli aggiornamenti sulla velocità zonale a 10 hPa e sugli eventuali warming stratosferici saranno decisivi per valutare l’impatto reale sulla circolazione a scala europea.
In sintesi: segnale forte di VPS debole, probabilità più alta di blocchi e scambi meridiani, scenario di inverno dinamico con possibili ondate di freddo anche sull’Italia.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE per le previsioni meteorologiche.
