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Meteo, un Inverno di altri tempi: i tempi di ritorno in una ricerca esclusiva

Inverno normale in Italia: tra segnali favorevoli e un clima che corre verso il "riscaldamento globale" L'Italia ha cambiato pelle climatica negli

Inverno normale in Italia: tra segnali favorevoli e un clima che corre verso il “riscaldamento globale”

L’Italia ha cambiato pelle climatica negli ultimi trent’anni. Le estati sono diventate più lunghe e calde, le piogge più irregolari, gli estremi più frequenti. Eppure, la domanda che ritorna ogni autunno è sempre la stessa: quante possibilità abbiamo di rivedere un inverno “alla vecchia maniera”, con cuscinetto freddo padano e nevicate fino in pianura durante le fasi perturbate? Per rispondere occorre mettere in fila tre piani diversi ma intrecciati: il riscaldamento di fondo dell’Europa, i fattori di forzante stagionale come La Niña, e la dinamica atmosferica a scala emisferica che può favorire o meno irruzioni dalla Siberia verso il Mediterraneo.

Quanto si è riscaldata l’Europa

Cominciamo dal livello di partenza. L’Europa si è scaldata più della media globale e oggi viaggia a un ritmo circa doppio rispetto al pianeta. Negli ultimi anni, le analisi ufficiali riportano un’anomalia media sul continente superiore ai 2 °C rispetto all’era preindustriale, con il triennio più recente che ha consolidato questo divario. Questo non significa che il freddo sia “sparito”, ma che l’intero mazzo delle temperature è stato spostato verso valori più alti: le ondate gelide sono meno frequenti e durano meno, mentre quelle calde sono più probabili e si prolungano.

Novembre e il freddo precoce: cosa è cambiato

Trent’anni fa, un’irruzione fredda precoce in novembre riusciva più spesso a sfondare sulle pianure del Nord con minime ben sottozero e massime in singola cifra. Oggi la probabilità relativa è diminuita per due ragioni. Primo, il fondo climatico più caldo, che rende più difficile costruire e mantenere un cuscinetto freddo sulla Pianura Padana prima delle grandi perturbazioni. Secondo, la maggiore energia a disposizione nell’atmosfera favorisce configurazioni mobili e ventose che “sventano” i tentativi di inversione termica sui bassi strati. Detto questo, l’Italia rimane esposta a irruzioni orientali: quando si forma un blocco anticiclonico tra Scandinavia e Russia europea, l’aria continentale può dilagare verso l’Adriatico e il Nordest, e in presenza di scorrimento umido atlantico la neve può tornare anche in pianura. La frequenza è minore rispetto al passato, ma la porta non è chiusa.

La Niña, l’Atlantico e l'”amplificazione artica”

Quest’anno entra in gioco La Niña. Le comunicazioni ufficiali indicano condizioni di La Niña presenti e favorite a persistere nella stagione dicembre–febbraio, con probabile ritorno a ENSO neutro verso la primavera. In genere, La Niña tende a rafforzare il getto atlantico e a favorire fasi miti e umide sull’Europa occidentale, ma il segnale in area mediterranea è debole e fortemente modulato dalla posizione delle onde planetarie e dall’indice NAO. In altre parole: La Niña non garantisce nulla per l’Italia, e può convivere tanto con periodi piovosi e miti quanto con finestre fredde se interviene un blocco sull’Europa centro-settentrionale.

Un altro tassello è la cosiddetta Amplificazione Artica. Il Artico si scalda molto più del resto del pianeta e questo può influenzare il disegno delle correnti a media latitudine. La letteratura, però, non è univoca: alcune ricerche evidenziano collegamenti tra Artico caldo, jet stream più ondulato e maggiori episodi di blocco; altre sottolineano che il segnale è intermittente e dipende dal contesto emisferico. Il punto fermo, per chi guarda all’Italia, è prudenziale: l’Amplificazione Artica può fare da sfondo, ma non basta da sola a predire un inverno freddo o mite sul nostro Paese. Conta come si posizionano, di volta in volta, i centri d’azione.

Freddo dalla Russia senza StratWarming: perché è possibile

Molti associano il grande freddo allo Stratwarming (riscaldamento Stratosferico improvviso) e alla conseguente perturbazione del Vortice Polare. È vero che uno Stratwarming maggiore può aumentare, a distanza di qualche settimana, la probabilità di AO negativa e di scambi meridiani, ma in autunno e a inizio inverno possono bastare dinamiche troposferiche. Un anticiclone tenace tra Urali e Scandinavia può deviare le correnti da nordest incanalandole verso il Mar Nero e poi il Medio Adriatico, senza alcun segnale preventivo in stratosfera. È il caso delle irruzioni di matrice russo-siberiana arrivate precocemente a inizio ottobre: aria continentale secca, gradienti di pressione ben disposti e una corsia balcanica aperta hanno fatto il resto, senza bisogno di inversioni delle correnti zonali a 10 hPa.

Siberian snow cover: un indizio, non una sentenza

Tra gli indicatori che aiutano a capire come potrà comportarsi il Vortice Polare nella stagione fredda c’è l’innevamento di ottobre in Siberia. Studi classici mostrano che un’avanzata rapida del manto nevoso può favorire, tramite una catena di feedback, un AO più negativo in inverno. Negli anni recenti, l’indicatore viene monitorato con attenzione: un ottobre molto nevoso in Siberia suggerisce maggiore probabilità di disturbi al vortice, ma non è una garanzia e può convivere con fasi miti in Europa se il getto rimane teso dall’Atlantico. Qui la chiave è il “tempo” del segnale: l’effetto, se c’è, tende a emergere tra dicembre inoltrato e febbraio.

Tempi di ritorno delle irruzioni siberiane

Chiedere un “tempo di ritorno” unico per le irruzioni siberiane è naturale, ma fuorviante. Non esiste un valore fisso valido per tutta l’Italia perché la probabilità dipende dalla traiettoria dell’aria fredda e dal posizionamento dei minimi al suolo. Episodi di freddo moderato con isoterme di −5/−7 °C a 850 hPa sul Nord Italia si manifestano ancora con cadenza pluriennale, specie tra gennaio e febbraio. Le irruzioni severe, quelle capaci di portare isoterme di −10 °C o inferiori fino all’Emilia-Romagna e al Basso Piemonte, sono diventate meno frequenti rispetto ai decenni 1971-2000 e, in media, hanno oggi tempi di ritorno più lunghi. Le grandi “annate” rimangono possibili, ma più rare e spesso più brevi.

Il Mediterraneo: 2025, un mare meno caldo

Un elemento a favore di un inverno meno estremo sul lato mite è un Mediterraneo meno bollente rispetto all’anno scorso. Superfici marine meno anomale attenuano l’apporto di umidità e calore latente alle perturbazioni, riducendo il rischio di episodi iper-energetici. Dall’altro lato, correnti oceaniche molto intense – tipiche delle fasi con NAO positiva e getto atlantico ben teso – possono tradursi in passaggi piovosi frequenti ma miti, con difficoltà a costruire il cuscinetto freddo padano. In questo scenario il Nord può accumulare neve in montagna, mentre le pianure restano spesso ai margini, salvo finestre di blocking sull’Europa centro-settentrionale.

Quante probabilità per un “inverno normale” in Italia

Mettiamo insieme i tasselli. Il riscaldamento di fondo dell’Europa ha reso meno probabili e più brevi le ondate gelide diffuse. La fase La Niña aumenta la probabilità di un Atlantico dinamico, ma in Italia il segnale ENSO è debole e modulato da NAO e geometria delle onde. L’innevamento siberiano in rapida crescita in ottobre è un indizio potenzialmente favorevole a disturbi del Vortice Polare tra dicembre e febbraio, ma resta un indizio, non un verdetto. E il fatto che abbiamo già visto un’irruzione fresca dalla Russia in ottobre dimostra che il canale orientale può aprirsi anche senza Stratwarming.

Tradotto in parole operative: un “inverno normale” per l’Italia – con alcune fasi fredde, cuscinetto padano e neve a bassa quota quando passano le perturbazioni – è tutt’altro che impossibile. Oggi però richiede la coincidenza di più fattori: una pausa del getto atlantico, un blocco alto-latitudinale ben piazzato, aria continentale già presente nei bassi strati e l’arrivo della perturbazione “giusta” da ovest o da sudovest. In assenza di queste combinazioni, prevale la versione più mite e dinamica dell’inverno. Per chi vive in Pianura Padana, il messaggio pratico è aspettarsi stagioni con 2-3 finestre fredde potenzialmente utili, separate da fasi più lunghe miti e umide; e ricordare che, quando il cuscinetto c’è e la traiettoria è favorevole, la neve può ancora comparire fino in città, proprio come nel decennio 2000–2010.

E novembre?

Rispetto a trent’anni fa le probabilità di ondate fredde precoci in novembre sono diminuite, ma non annullate. Un Mediterraneo meno caldo dell’anno scorso aiuta a non “smontare” subito il freddo in arrivo dall’Est; le correnti oceaniche più tese possono però tenerci su un binario piovoso-mite. Nella pratica, una o due irruzioni continentali in novembre possono ancora presentarsi, soprattutto al Nordest e sul versante adriatico, ma durano meno e fanno più fatica a spingersi su tutto il Paese. Il quadro resta aperto: in un clima più caldo, il freddo non scompare ma diventa più episodico e selettivo. E proprio per questo, quando si incastra la dinamica giusta, l’evento può risultare più memorabile.

In sintesi

Con La Niña in corso, Artico in forte riscaldamento, Siberia che ha avviato bene l’innevamento di ottobre, Mediterraneo meno caldo e il ricordo recente di un’irruzione da Est in autunno, lo scenario più probabile per l’Italia è un inverno a “denti di sega“: parentesi fredde e localmente nevose alternate a lunghe fasi più miti e umide, con maggiore continuità della neve in montagna. L’eventualità di un inverno complessivamente freddo esiste ma è minoritaria; quella di un inverno “normale” all’italiana, con qualche episodio di cuscinetto padano e neve a bassa quota, resta sul tavolo se e quando la circolazione si bloccherà al momento giusto. Le statistiche recenti suggeriscono di non darlo per scontato, ma nemmeno di escluderlo.

Ricerca esclusiva eseguita da Antonio Lombardi, Federico De Michelis e Gianfranco De Agostini per il Meteo Giornale.

Credit: European Environment Agency – Global and European temperatures Copernicus Climate Change Service – European State of the Climate 2024 ECMWF – 2024 European State of the Climate report NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion IRI/Columbia University – ENSO Forecasts NOAA Arctic – 2025 Arctic Vision and Strategy World Meteorological Organization – Arctic Report Card Science Advances – Arctic Ocean Amplification Springer – Arctic amplification & midlatitude weather ScienceDirect – Midlatitude linkages review MIT – Cohen et al. – Snow cover & AO

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