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Vortice Polare Italia Negli ultimi giorni si osserva un comportamento insolito del Vortice Polare (VP) nella stratosfera artica. Dopo la ricostituzione di settembre, la struttura risulta debole e disorganizzata, una condizione che può influenzare i pattern circolatori sull’emisfero nord e, di riflesso, il meteo di Europa e Nord America nei prossimi mesi.

 

Cos’è il Vortice Polare e perché conta

Il VP è una vasta area di bassa pressione che si estende dalla troposfera alla stratosfera sopra l’Artico. Quando è compatto, trattiene l’aria fredda alle alte latitudini; quando è debole, la corrente a getto si ondula e permette la discesa di aria artica verso sud, con possibili ondate di freddo alle medie latitudini.

 

Un VP in difficoltà: i segnali dall’alta atmosfera

Le analisi a circa 30 km di quota (livello 10 hPa) mostrano un vortice decentrato e disturbato da anomalie di geopotenziale positive sul lato pacifico, con aree di blocking stratosferico tra Canada e Groenlandia. Risultato: il “tappo” che contiene il freddo polare è meno saldo, la jet stream si destruttura e aumentano le onde di Rossby da Atlantico a Pacifico.

 

Stratosfera e troposfera: come si trasmette il segnale

La robustezza del VP si misura anche con la velocità dei venti zonali in stratosfera. Valori sotto media – come quelli previsti da GEFS ed ECMWF per le prossime settimane – indicano un sistema vulnerabile, più esposto a displacement, split o stratwarming. Questo si traduce nei bassi strati in una maggiore meridionalità del flusso, con scambi di masse d’aria fredda e calda e un meteo più dinamico.

 

Anomalie emisfero nord

Che cosa potremmo vedere sull’Europa

  • Più contrasti: alternanza tra fasi miti e piovose e irruzioni fredde a tratti.
  • Pattern NAO/PNA variabili: maggiore frequenza di depressioni atlantiche e possibili blocchi sul settore canadese–groenlandese.
  • Finestra per ondate di gelo: se intervenisse uno stratwarming, aumenterebbe la probabilità di episodi freddi prolungati nel cuore dell’inverno.

 

L’analogo storico: 1981–1982

Dinamiche simili si osservavano nell’autunno 1981–1982: VP debole, venti zonali minimali e un Sudden Stratospheric Warming a dicembre, seguito da un inverno freddo e perturbato in Europa e negli USA. Non è una previsione automatica, ma un contesto di rischio utile a comprendere gli scenari possibili per il 2025–2026.

 

Cosa monitorare nelle prossime 4–6 settimane

  • Venti zonali a 10 hPa: ulteriori cali aumenterebbero la probabilità di split/displacement del VP.
  • Wave activity e blocchi su Canada–Groenlandia: segnali precursori di cambi di regime.
  • NAO e traiettorie della jet stream: indicano dove confluiranno le perturbazioni e gli eventuali raffreddamenti.

 

In sintesi

Il Vortice Polare appare oggi debole e vulnerabile. Se questa configurazione persisterà, l’inverno 2025–2026 potrebbe risultare più dinamico della media, con una maggiore probabilità – non una certezza – di episodi freddi anche rilevanti in Europa. Seguire l’evoluzione dei venti stratosferici e degli indici emisferici sarà decisivo per capire che tipo di stagione ci attende.

 

Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE per le previsioni meteorologiche.

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