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Inverno al Polo Nord con La Niña: possibili riflessi di neve in Italia

Federico De Michelis di Federico De Michelis
18 Set 2025 - 18:15
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Nel Polo Nord si potrebbe dire che è iniziato l’inverno, infatti è cominciata la decadenza vera e propria della stagione estiva, in quanto il 10 settembre è stato misurato il minimo annuale di estensione della banchisa polare.

 

Ma la brutta notizia è che il ghiaccio artico ha raggiunto livelli tra i più bassi mai registrati secondo la NASA, eguagliando il minimo del 2008. La superficie ghiacciata si è ridotta a 4,60 milioni di chilometri quadrati, una misura che eguaglia i livelli del 2008, posizionandosi al decimo posto tra le estensioni più ridotte mai registrate da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari.

 

Nel frattempo, nell’emisfero australe, dove l’inverno volge al termine, il ghiaccio marino antartico continua ad accumularsi. Tuttavia, la sua estensione rimane significativamente inferiore rispetto ai livelli della media climatica prima del 2016. Pertanto, non è affatto vero che il Polo Sud vede un’espansione dei ghiacci nel culmine dell’inverno.

 

La quantità di ghiaccio marino presente nelle regioni polari segue un ciclo stagionale: si forma durante i mesi freddi e si scioglie nei mesi più caldi. Nonostante ciò, il ghiaccio non scompare mai completamente, né al Polo Nord né al Polo Sud.

 

La previsione secondo cui la banchisa polare si sarebbe totalmente fusa è stata fatta da diversi scienziati e divulgatori, specie nei primi anni 2000, in relazione ai rapidi cambiamenti climatici osservati nelle regioni polari. In particolare, il prof. David Vaughan del British Antarctic Survey (BAS) fu tra i più citati: negli anni ’90 affermò che la parte settentrionale della banchisa Wilkins sarebbe scomparsa entro il 2020 se il riscaldamento fosse proseguito, ma negli anni successivi si rivelò che lo scioglimento stava avvenendo persino più rapidamente di quanto ipotizzato.

 

Insomma, nell’Oceano Artico, la copertura minima si verifica solitamente a settembre. Dal 1978, anno in cui la NASA e la NOAA hanno avviato il monitoraggio attraverso i satelliti, la tendenza generale è stata verso una progressiva diminuzione dell’estensione del ghiaccio, correlata all’aumento delle temperature globali. Ma questo non vuol dire che la banchisa del Polo Nord si sia fusa totalmente d’estate, e soprattutto, ci attendiamo un’espansione anche maggiore di quella dello scorso inverno in quello prossimo, per le condizioni favorevoli che dovrebbero esserci grazie a La Niña.

 

Rammento che il punto più basso mai osservato nella copertura del ghiaccio marino artico risale al 2012. Secondo Walt Meier, esperto del NSIDC e ricercatore presso l’Università del Colorado a Boulder, quell’anno fu caratterizzato da una combinazione di riscaldamento atmosferico e condizioni meteorologiche anomale.

 

Il ciclo di scioglimento del 2025, per gran parte dell’anno, ha ricalcato l’andamento del 2012, ma l’intensità della fusione ha rallentato ad agosto, evitando un nuovo record negativo. Nonostante ciò, la tendenza decrescente persiste, con 19 anni consecutivi in cui l’estensione minima si è mantenuta al di sotto dei livelli pre-2007.

 

Insomma, nella regione polare, sia quella dell’emisfero nostro sia in quello sud, la situazione non è delle migliori: rispetto a ciò che era l’estensione e lo spessore dei ghiacci nel passato, abbiamo una diminuzione.

Espansione minima della banchisa polare il 10 settembre 2025, credit NOAA.

Ma come ho riportato da un altro sito web, ciò che importa al momento è che il ghiaccio ancora non si è estinto durante la stagione estiva secondo le previsioni che circolavano nel 2000 e, soprattutto, a partire dall’11 settembre pian piano questa banchisa si formerà sempre più rapidamente. In poche parole, tutta la parte settentrionale a nord del Circolo Polare Artico sarà coperta di ghiaccio, eccetto quella che si affaccia verso l’Europa, dove la corrente del Golfo mitigava le acque del mare fino all’estremo nord, addirittura oltre le Svalbard, spesso impedendo la formazione dei ghiacci.

Massima espansione della banchisa polare 2025 a fine gennaio 2025. Credit NOAA.

Tra l’altro le Svalbard sono interessate da un cambiamento climatico devastante, come tutto il Polo Nord, dove molto spesso la temperatura si mantiene anche oltre 10 °C superiore alla media trentennale. Ma nonostante ciò, il Polo Nord è un enorme serbatoio di freddo che si intensifica sensibilmente durante la stagione invernale, tanto da produrre furiose ondate di gelo, e di questo ne sanno qualcosa nel Nord America, dove non essendovi la corrente del Golfo e trovandosi a nord una superficie marina ghiacciata attorno a tutte quelle sconfinate isole del Canada, il freddo risulta molto intenso. Infatti, a parità di latitudine con l’Europa, in inverno si registrano irruzioni davvero imponenti.

 

In Europa il freddo importante arriva soprattutto da est, dalla Siberia, ma qui le cose si sono complicate, poiché questo fenomeno è molto più raro anche perché consegue a una serie di fattori che regolano il clima, soprattutto quello invernale.

 

Tuttavia, le masse d’aria fredda che si trovano nella regione artica sono in grado di produrre ondate di gelo importanti. In Europa abbiamo avuto nel mese di novembre 2024 una sorta di precoce avvento della stagione invernale: tra l’11 e il 13 novembre si ebbe una prima irruzione d’aria fredda che raggiunse soprattutto la Scandinavia e arrivò fino alla Francia, all’Inghilterra e a parte dell’Italia settentrionale. Non si ebbero nevicate in pianura in Italia, mentre una successiva irruzione, verso la fine del mese, fu decisamente più imponente e associata a una profonda bassa pressione, che causò tempeste di neve soprattutto a nord delle Alpi. Il 21 novembre una fioccata si manifestò anche su Milano, l’unica dell’inverno, e parliamo di fioccata e non di nevicata. Effettivamente, in pianura Padana ormai non nevica quasi più.

 

Negli ultimi anni la neve a Milano nel mese di dicembre è diventata molto rara. L’ultimo evento significativo si è verificato il 28 dicembre 2020, con un accumulo eccezionale di circa 20 cm su tutta la città. Nei mesi di dicembre successivi, la presenza di neve è stata quasi nulla o limitata a brevi e deboli episodi senza accumulo.

 

Nel dicembre 2021, la neve tornò su Milano l’8 dicembre (ponte dell’Immacolata), con accumuli tra 5 e 10 cm. Ma in centro città la neve attecchì solo su prati e tetti. Negli ultimi inverni il fenomeno neve a Milano, e direi in Val Padana, è stato drasticamente ridotto, complice il rialzo termico e la maggiore frequenza di piogge rispetto alle nevicate.

Segnalo qualche evento isolato, come a Torino, dove il 15 dicembre 2022 ci fu una nevicata significativa con 12 cm di accumulo registrati da Arpa Piemonte, un evento di intensità paragonabile al gennaio 2012.

 

E allora, non nevicherà più? Non possiamo sostenere alcuna di queste tesi, in quanto sia il cambiamento climatico che le fluttuazioni del clima non sono favorevoli per la neve in Val Padana, e così in gran parte dell’Europa, anche se a nord, nel Polo Nord, la banchisa polare e il freddo ci sono e ci saranno ancora per molti anni. E le nevi copriranno anche tutta la Siberia e gran parte della Scandinavia, come pure la Russia europea.

 

E allora, per avere la neve da noi servirà l’ingrediente giusto: quello delle correnti fredde associate a fronti perturbati, perché in Italia può ancora nevicare. E ce lo dimostrano le tormente di neve che negli ultimi 5 anni si sono viste nei pressi del nostro Paese: quella della Spagna, la maggiore da decenni, persino con gelo storico, e quella della Grecia e di Atene.

 

Insomma, sarà pur vero che non nevica per il cambiamento del clima, ma una parte di questa assenza è dovuta alle fluttuazioni climatiche, che però sono fortemente influenzate dai cambiamenti climatici, ciò va rammentato. Vedremo che succederà nel prossimo inverno, anche perché previsioni attualmente non se ne possono fare.

 

Credits

  • National Snow and Ice Data Center (NSIDC) – Arctic Sea Ice Analysis
  • NASA – Arctic Sea Ice Reaches Annual Low
  • NASA – Climate Change and Global Warming – Arctic Sea Ice
  • NOAA Climate.gov – Arctic Sea Ice Summer Minimum
  • British Antarctic Survey – Wilkins Ice Shelf Research
  • Cambridge Core – Annals of Glaciology – Arctic Research
  • Nature Communications – Arctic Sea Ice Projections
  • European Space Agency (ESA) – Antarctic Ice Shelf Monitoring
  • NOAA Pacific Marine Environmental Laboratory – Arctic Climate Research
  • NOAA Arctic Report Card

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: banchisa polarecambiamento climaticoghiaccio articoglobal warminginverno europeoLa Ninaminimo estensione ghiacciNASAnevicate italiaNOAAPolo Nordriscaldamento globalescioglimento ghiaccitemperature artiche
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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