
(METEOGIORNALE.IT) I lettori oramai lo sanno. Stiamo per vivere una fase meteo davvero bollente. Ma in questo articolo non ci concentreremo sulle temperature che registreranno i principali centri urbani oppure le coste. Andremo a studiare cosa accade in alta quota. E soprattutto perché il clima in arrivo desta davvero molte preoccupazioni.
Zero termico a quote stellari
Un segnale particolarmente allarmante della straordinarietà di ciò che ci viene incontro è rappresentato dall’altezza prevista dello zero termico, che nei prossimi giorni potrebbe toccare e persino superare i 5300-5500 metri. Non è la prima volta e anzi nelle ultime estati capita pure più volte.
È già successo due giorni a fine giugno e risuccederà in questo fine settimana. Tale valore desta una seria preoccupazione per le possibili ripercussioni sul nostro ambiente, soprattutto in alta quota. Andiamo a scoprire del prossimo paragrafo Come mai è così importante.
Un’analisi un po’ tecnica
Quando si parla di quota dello zero termico ci si riferisce all’altitudine, espressa in metri, alla quale la temperatura dell’aria in atmosfera libera raggiunge esattamente i zero gradi. In altre parole, provo a spiegarla in maniera più semplice. Al di sopra di tale quota, le temperature restano costantemente sotto lo zero, mentre al di sotto si mantengono positive.
Ma come si determinano questi dati? In linea generale, i meteorologi utilizzano le radiosonde, ovvero strumenti trasportati da palloni aerostatici che vengono lanciati quotidianamente da aeroporti e stazioni meteo in Italia e nel Mondo. Giusto per approfondire un attimo, questi dispositivi registrano l’andamento della temperatura, della pressione e dell’umidità salendo nella troposfera, più tutta un’altra serie di dati che sono piuttosto tecnici.

Quanto dovrebbe essere la media?
Normalmente, secondo la media 1971-2000 (quindi quella precedente al nuovo millennio) la quota dello zero termico si collocherebbe intorno ai 3400-3700 metri. Non a caso, è proprio a queste altitudini che troviamo le nevi perenni e i ghiacciai.
In passato, superare i 4000 metri era un fenomeno piuttosto raro e soprattutto di brevissima durata. In molti casi si trattava al massimo di qualche giorno, difficilmente oltre una settimana consecutiva. In tale occasione, si parlava di vere e proprie ondate di calore del passato, che esistevano sia chiaro, ma non certo come adesso.
Lo stravolgimento recente
È brutto utilizzare un termine simile ma in questo caso consentitemi di farlo. A cominciare dall’ultimo ventennio, però, la situazione è radicalmente cambiata. L’innalzamento delle temperature globali ha portato a registrare valori dello zero termico stabilmente oltre i 4000 metri.
Cioè quello che un tempo era l’eccezione adesso è la regola. E non è tutto. Perché – nelle ultime cinque estati – praticamente in ogni occasione c’è stato almeno un giorno dove lo zero termico ha raggiunto l’incredibile soglia di 5000 metri, qualcosa di inimmaginabile fino agli anni 80 o 90.
Le conseguenze per i ghiacciai e l’alta montagna
L’innalzamento dello zero termico ha effetti diretti e veramente molto gravi sugli ambienti d’alta quota, in particolare sulle Alpi, dove si trovano quasi tutti i ghiacciai italiani. Negli ultimi decenni, il ritiro delle masse glaciali è stato impressionante. In questo studio, si dimostra che rispetto a cinquant’anni fa sia già scomparso circa il 40% della superficie glaciale e il 60% a inizio Novecento.
Con lo zero termico sopra i 5000 metri per 3-4 giorni consecutivi, i ghiacciai si troveranno completamente esposti a temperature positive, senza alcun momento di congelamento notturno. Questo ha due pesanti conseguenze. La prima ovviamente è una fusione accelerata. La seconda il forte aumento del rischio di crolli e distacchi improvvisi, dovute alla dilatazione delle rocce che assorbono calore e non sono più protette da neve e ghiaccio.
Un campanello d’allarme per il futuro
L’eccezionale quota dello zero termico prevista nei prossimi giorni non è solo un dato meteo che voglio mostrarvi. Si tratta dell’ennesimo inquietante e fortissimo segnale del cambiamento climatico in atto. Se queste condizioni dovessero ripetersi ogni anno, cosa peraltro altamente probabile, i ghiacciai alpini potrebbero ridursi ulteriormente fino quasi a scomparire (si veda il Paper)
A fine secolo potrebbe rimanere solo dei lembi oltre i 4000 m sulle cime più alte del Monte Rosa e del Bianco. va da sé che ci sarebbero gravissime conseguenze a cascata sull’ecosistema, sulle risorse idriche e sul paesaggio. I cambiamenti meteo climatici continuano quindi imperterriti, anche se a luglio abbiamo avuto un periodo a tratti spiccatamente fresco. (METEOGIORNALE.IT)
