
(METEOGIORNALE.IT) Il problema del meteo rovente si fa particolarmente forte nelle grandi città. Fermo restando che ogni megalopoli ha il suo microclima, cerchiamo di mostrare come le temperature sono aumentate nel caso di Milano e cosa si può fare per mitigare questa ascesa termica.
Cosa sta succedendo
Negli ultimi anni, la città meneghina ha attraversato una fase di intensa trasformazione urbana, con una cementificazione che ha raggiunto l’apice negli anni Sessanta e Settanta, ma che non si è praticamente mai fermata. La città, oggi, si trova a fare i conti con le conseguenze di uno sviluppo decisamente troppo rapido e non sempre pianificato in modo sostenibile, anzi il più delle volte è proprio per niente.
I cittadini percepiscono direttamente gli effetti di queste trasformazioni. Facciamo qualche esempio per chiarire. Si verificano con maggiore frequenza eventi meteo estremi, come forti piogge, esondazioni e allagamenti in zone asfaltate. Questo non dipende dalla città, ma essa amplifica gli effetti in maniera ingente.
Il problema delle ondate di calore
Ma forse, la cosa davvero più negativa in assoluto rimangono le ondate di calore. A livello mondiale e ovviamente anche Milanese, diventano sempre più intense e durature. Non è affatto raro avere temperature superiori ai 35 giorni per diversi giorni consecutivi e a breve ne avremo la prova!
Parallelamente, cresce la necessità di ricorrere alla climatizzazione artificiale, con conseguenti picchi di consumo elettrico. Facciamo ancora una volta un distinguo importante. Il problema non è avere un condizionatore o sfruttare questa tecnologia che è stata utilissima nel corso della storia. Il problema è l’uso scriteriato, sconsiderato e talvolta assurdo che se ne fa.
Nelle ondate di calore più intense va benissimo tenere il termostato a 26 o 27 gradi. Temperature inferiori sono una cosa ben poco intelligente. Soprattutto se sommate a una quantità enorme di persone che lo fanno (e centri commerciali e negozi e uffici…) rischiano di creare gravissimi blackout. Con tutto quello che ne consegue in chi rimane chiuso negli ascensori, perde i treni o deve posticipare un intervento ad un dente (tutte cose successe fidatevi!).
Le cause
Ma torniamo all’isola di calore urbana. Le cause sono molteplici. In genere, si devono ricercare nelle caratteristiche del suolo e nelle coperture presenti. nelle città, infatti, le superfici naturali vengono progressivamente sostituite da materiali impermeabili come asfalto e cemento, che impediscono la penetrazione dell’acqua e assorbono molta energia solare.
Soprattutto, la cosa piuttosto inquietante è che si continuano a utilizzare materiali scuri. È vero che garantiscono Maggiore grip dell’asfalto, ma è anche vero che guidando con un po’ di prudenza non ci sarebbero problemi anche su asfalti chiari o bianchi.
Un ulteriore problema
Fino a qui abbiamo provato a trattare i problemi più noti. L’approvvigionamento idrico. Nelle città, l’acqua piovana scorre via rapidamente attraverso i sistemi fognari, mentre nelle aree verdi il suolo riesce ad assorbirla e trattenerla. Questa capacità, non nota ai più, permette il rilascio graduale di umidità attraverso il processo di evaporazione, che rinfresca l’aria circostante.
Questo vuol dire che più le zone sono verdi e maggiore freschezza c’è, soprattutto nelle ore serali. Quante volte vi sarà capitato di sentire un microclima in un grosso parco urbano? Si sentono diversi gradi in meno, soprattutto appena il sole è tramontato.
I dati di Milano: quanto conta il verde
Alcuni studi recenti realizzati da esperti e ricercatori del Politecnico di Milano hanno impiegato modelli matematici avanzati per simulare il bilancio energetico e idrico in ambito urbano. Nel periodo estivo, la temperatura del suolo a Milano raggiunge in media i 35 gradi, superando di quasi 9 gradi le temperature dell’aria. La differenza media tra le temperature registrate nelle aree densamente edificate e quelle nei pressi del verde è di circa 3,5 gradi, con punte di 4,5. Mica poco!
I dati dimostrano in modo evidente che la vegetazione urbana ha un effetto positivo sul clima locale. L’aumento del 10% di copertura vegetale in porzioni di territorio di 0,25 kmq comporta una diminuzione media della temperatura superficiale di circa 0,26 gradi.
Questo vuol dire che più c’è verde e minore è l’impatto del caldo. Ma attenzione che non ha senso creare qualche grande parco e poi avere tutta una zona senza un filo d’erba. È proprio la città che deve essere modificata con il verde in tante zone diverse.
Alcuni dati finali
Secondo le più recenti proiezioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), Milano potrebbe dover affrontare, entro il 2100, un incremento delle temperature dell’aria fino a +6,7 °C e una riduzione delle piogge del 7%. In questo scenario, diventa fondamentale dotarsi di strumenti e politiche urbane capaci di adattarsi alle nuove condizioni.
Forse non tutti sanno che esiste anche un’ultima pratica, molto intelligente. Il principio del “3-30-300”. Ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità di vedere almeno tre alberi dalla propria abitazione, il 30% del suolo urbano dovrebbe essere ricoperto da vegetazione e ciascuno dovrebbe abitare a meno di 300 metri da un’area verde accessibile. Sarebbe davvero auspicabile che non solo Milano ma anche le grandi città italiane utilizzassero questo schema. In fondo, le fasi meteo bollenti del futuro sono già in realtà. (METEOGIORNALE.IT)
