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Questa settimana il tema portante sarà indubbiamente il refrigerio, ma soprattutto la durata di questo periodo fresco che, in realtà, fresco non sarà davvero. Quando parlo di queste situazioni, mi riferisco sempre alla percezione, e so che alcuni contestano questa definizione osservando pedantemente le temperature sui termometri. Tuttavia, i miei ragionamenti non sono rivolti a chi sta fisso a controllare i gradi, bensì alla gente comune, a chi vive il tempo atmosferico nella quotidianità. E la quotidianità è fatta proprio di percezione: le persone sperimenteranno sulla propria pelle la sensazione di un grosso refrigerio, indipendentemente da quello che dicono i numeri.

 

In questo contesto, però, voglio parlare del rischio che si possa verificare non solo il ritorno imponente dell’alta pressione africana, ma che tutta una serie di eventi chiamati ondate di calore si possano ripetere addirittura per tutto il mese di Agosto. Chi ha qualche anno in più come me lo ricorderà: Agosto veniva tradizionalmente visto come il periodo precedente al cambio di stagione. Rimaneva estate, certo, ma l’estate si viveva in maniera completamente diversa, meno opprimente. Anche il termine “caldo” è soggettivo, perché il calore che faceva trent’anni fa non ha nulla a che vedere con quello che sperimentiamo oggi.

 

Quel caldo di trent’anni fa, nel dopo Ferragosto, veniva regolarmente interrotto dalla cosiddetta rottura d’estate. Questo fenomeno consisteva in un cambiamento atmosferico che portava le temperature sensibilmente verso il basso, richiamava aria umida e il clima diventava secco e piacevole, regalandoci un’estate finalmente vivibile. Si respirava davvero, soprattutto in quelle grandi città afflitte dall’afa, che comunque ribadisco era un’afa ben diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto recentemente.

 

Ma poi è cambiato tutto. Un evento meteorologico completamente nuovo, che ho cominciato a osservare nei primi anni del 2000, è stato quello delle ondate di calore dopo Ferragosto. Dal punto di vista climatico, in Italia esisteva un fenomeno che ancora rimane nei ricordi di molti: la rottura estiva di Ferragosto. Questo evento consisteva nell’ingresso di aria fresca oceanica sul Mar Mediterraneo centrale, quindi sull’Italia, che abbassava sensibilmente la temperatura e spazzava via quell’afa che si era generata.

 

Una situazione di afa che, però, era ben lontana rispetto a quella che viviamo in questi anni. Eppure allora, proprio perché eravamo abituati a quel clima più mite, ci sembrava comunque abominevole e snervante. Ferragosto veniva visto come quel periodo precedente alla rinascita, alla nuova estate, a quell’estate vivibile dove si poteva tranquillamente uscire a tutte le ore del giorno senza patire quella calura ansiogena che oggi è diventata la norma.

 

In effetti, tutte le popolazioni si adattano gradualmente al cambiamento climatico e alle temperature che mutano. Noi nelle medie latitudini ci stiamo abituando alle stagioni estive molto calde, e quindi quando queste tornano a essere più fresche, con temperature che erano quelle che si registravano 30 o 50 anni fa, abbiamo la percezione che faccia fresco perché siamo abituati a un nuovo clima. Questo è un concetto che non piace a molti, però rappresenta la realtà dei fatti.

 

Un altro evento meteorologico associato a questo cambiamento delle temperature è il regime pluviometrico, divenuto molto più irregolare soprattutto in quelle regioni dove durante la stagione estiva dovrebbe piovere abbondantemente, anche se non da mattina a sera. In Italia abbiamo come area dove dovrebbe piovere durante l’estate la fascia alpina e prealpina e le zone pianeggianti limitrofe. Qui non si stanno più verificando le grandi precipitazioni estive di un tempo, quelle che garantivano un equilibrio idrico fondamentale.

 

La rottura di Ferragosto, sostanzialmente, quasi non esiste più, oppure quando la vediamo manifestarsi è in una versione completamente stravolta: una fase di meteo tropicale con temporali violentissimi, temperature che continuano a rimanere elevate e un’afa opprimente che non se ne va. Questa è diventata la stagione estiva in una nuova versione, quella del cambiamento climatico che stiamo vivendo sulla nostra pelle, volenti o nolenti.

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