(METEOGIORNALE.IT) Potrei dire, non ci resta che piangere: questo perché la situazione derivante dal cambiamento climatico sul nostro pianeta e l’assenza di volontà da parte di chi potrebbe sostenere la transizione energetica, è tragica, e ci sta indirizzando verso una situazione quasi ignota dal punto di vista del tempo atmosferico che vivremo.
Questa è la condizione attuale dovuta al mutamento climatico sul nostro pianeta sull’impegno da parte di chi avrebbe la possibilità di favorire la transizione energetica, che sostanzialmente non sembra interessato ad attuare cambiamenti significativi riguardo al contributo nelle emissioni dei cosiddetti gas serra. E allora ecco che gli scienziati cercano di proporre delle soluzioni.
Il Marine Cloud Brightening Research Program è una collaborazione aperta tra scienziati dell’atmosfera e altri esperti, volta a studiare il modo in cui le nubi rispondono alle particelle, chiamate anche aerosol, presenti nell’atmosfera.
Questa scienza è chiamata geoingegneria e potrebbe, nel futuro, venirci incontro per ridurre, anche se forse solo parzialmente, il riscaldamento climatico. Ma, nel frattempo, godiamoci il grande caldo e gli inverni che, man mano, spariscono. La ricerca svolta da questo gruppo di studiosi mira ad approfondire la comprensione di come l’interazione tra aerosol e nubi influenzi il nostro sistema climatico, e a studiare eventuali fattibilità sui potenziali interventi che si potrebbero effettuare sulle nubi, al fine di ridurre il riscaldamento globale. In questo caso, si parla di nubi marine.

In sostanza, cosa succede? Le nubi riflettono la luce solare verso lo spazio, raffreddando le temperature a livello locale e, nel loro insieme, su scala globale. Piccole variazioni, per un periodo prolungato, nella copertura nuvolosa e, soprattutto, nell’intensità del colore bianco, potrebbero creare un effetto chiamato albedo e quindi abbassare la radiazione solare che impatta sulla Terra che genera l’effetto serra.
Quindi si pensa all’ipotesi di ridurre il grigiore delle nubi e di aumentare la componente bianca, soprattutto nelle grandi aree oceaniche. L’effetto avrebbe impatto sulle precipitazioni, ma ridurrebbe la radiazione solare, e i modelli matematici hanno stimato che questo genere di attività abbasserebbe addirittura di 0,5 °C il riscaldamento globale.
Purtroppo, va anche detto che 0,5 °C è un valore irrilevante, se si considera che le proiezioni dell’IPCC prevedono un riscaldamento globale per i prossimi decenni ben superiore. Tuttavia, gli scienziati dell’atmosfera non sono ancora certi dell’entità dell’effetto di raffreddamento prodotto da questo tipo di particelle di aerosol spruzzate sulle nubi. Alcuni sostengono che si possa addirittura ottenere un raffreddamento di 1 °C.
Ma cerchiamo di capire che cos’è la schiaritura delle nubi marine. Studi scientifici indicano che aerosol di dimensioni e concentrazioni adeguate potrebbero aumentare significativamente la riflettività di specifici tipi di nubi. Questo fenomeno è visibile nelle immagini satellitari di nubi illuminate dalle emissioni delle navi, note come tracce delle navi. Le osservazioni di queste tracce hanno portato gli scienziati all’idea di utilizzare particelle di sale presenti nell’acqua di mare, quindi una fonte naturale e non inquinante, da spruzzare sulle nubi attraverso una modifica.
Questa ricerca sostanzialmente mirerebbe a progettare un sistema, ovviamente artificiale, per abbattere gli effetti della radiazione solare su vastesissime aree del nostro pianeta, come abbiamo detto, in zone oceaniche.
Effettivamente, però, c’è un problema. Se da una parte alcuni scienziati sostengono che non ci sarebbero effetti significativi per quanto riguarda le precipitazioni, l’inserimento di piccole particelle nelle nubi potrebbe alterare decisamente i sistemi nuvolosi e provocare piogge. Cioè, pioverebbe in mare e negli oceani molto più di quanto avvenga attualmente. Questo avrebbe comunque effetti a lungo termine non poco rilevanti, perché, se ci fossero maggiori precipitazioni, diminuirebbe la salinità marina come primo effetto.
Sulla terraferma giungerebbero perturbazioni probabilmente meno intense, forse, poiché avrebbero scaricato in mare enormi quantità di pioggia. Ma non è detto che succeda questo.
E poi, questo genere di approccio scientifico non è approvato da tutti gli studiosi, anche perché, per spargere sulle nubi questo sale, sarebbero necessari decine di aerei continuamente in volo, che aumenterebbero l’inquinamento.
Tuttavia, per quanto riguarda gli aerei in volo, ce ne sono migliaia ogni giorno e quindi l’impatto, tutto sommato, sarebbe relativamente limitato. Tutto ciò in attesa che l’uomo, che vive su questo pianeta, comprenda che è necessario ridurre le emissioni di CO₂, ovvero dei gas serra. Ma siamo ben lontani dal vedere azioni concrete, e soprattutto su larga scala.
Credit della ricerca scientifica: atmos.uw.edu (METEOGIORNALE.IT)


