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Home A La notizia del giorno

Geoingegneria, salvezza dal carbonio? Si, o no. Uno studio

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
07 Lug 2025 - 12:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico
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(METEOGIORNALE.IT) Al centro di molte strategie nazionali per la neutralità climatica si trova un’ipotesi potente ma problematica: che si possa fare affidamento sulle rimozioni di carbonio ingegnerizzate – tecnologie progettate per estrarre direttamente CO₂ dall’atmosfera – per compensare le emissioni dei settori notoriamente difficili da decarbonizzare, come l’agricoltura, l’aviazione e il trasporto marittimo. Tuttavia, analisi recenti suggeriscono che questo approccio potrebbe scontrarsi pesantemente con gli obiettivi urgenti di sicurezza energetica e accessibilità economica.

 

Le tecnologie in questione – principalmente la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) e la cattura diretta dell’aria con stoccaggio (DACCS) – non sono solo costose: sono anche energivore e logisticamente complesse. Il costo per implementare BECCS e DACCS su scala globale entro il 2050, secondo alcune ipotesi tratte dal Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, potrebbe raggiungere i 460 miliardi di dollari all’anno. Una cifra impressionante, soprattutto se confrontata con i costi in calo delle energie rinnovabili come eolico, solare e accumulo a batteria, che stanno diventando sempre più la colonna portante dei sistemi energetici puliti.

 

Perché allora queste tecnologie sono ancora al centro del dibattito? Perché, almeno in teoria, offrono la promessa delle “emissioni negative” – ovvero, la capacità di rimuovere CO₂ dall’atmosfera, piuttosto che limitarsi a ridurre le nuove emissioni. Ma nella pratica, la loro efficacia è fortemente compromessa da ostacoli economici e infrastrutturali. Quasi la metà del costo operativo del DACCS e oltre un terzo per il BECCS deriva dal consumo di energia. In altre parole, per rimuovere CO₂ dobbiamo consumare enormi quantità di calore e elettricità, spesso provenienti da reti elettriche già sotto stress.

 

Questo ci riporta a una questione cruciale: in un mondo alle prese con il caro energia, instabilità geopolitiche e debito pubblico crescente, i costi elevati delle rimozioni ingegnerizzate potrebbero diventare insostenibili. Se i Paesi continueranno a includere queste tecnologie come elementi portanti dei loro piani per la neutralità climatica senza valutarne appieno i costi reali, rischiano di promettere troppo e realizzare poco, ampliando il divario tra emissioni attese e obiettivi climatici e accelerando il rischio di punti di non ritorno climatici.

 

Per limitare questi rischi, la ricerca suggerisce un approccio internazionale più cooperativo e coordinato, che includa:

  • Collaborazione transfrontaliera, riconoscendo che non tutti i Paesi hanno accesso equo a stoccaggi geologici o biomasse sostenibili.
  • Standard globali per lo stoccaggio della CO₂ e per la sostenibilità della biomassa.
  • Quadri trasparenti per la condivisione dei costi tra sviluppatori, governi e pubblico.
  • Condivisione delle innovazioni tecnologiche per abbattere i costi.

 

Il settore dell’energia nucleare civile offre un precedente utile su come tecnologie complesse e costose possano essere distribuite con governance condivisa e supervisione internazionale. Tuttavia, come per il nucleare, anche nel caso delle rimozioni ingegnerizzate cooperazione non significa economicità. Si tratta di tecnologie non modulari, difficilmente scalabili e spesso da applicare in retrofit a grandi impianti esistenti, e quindi poco inclini a riduzioni rapide dei costi come invece accaduto per pannelli solari, turbine eoliche e batterie.

 

Di conseguenza, il rapporto sottolinea la necessità di un cambio di rotta strategico: dare priorità all’efficienza energetica e alla gestione della domanda. Ridurre i consumi e migliorare l’efficienza non solo abbassa direttamente le emissioni, ma riduce anche il bisogno di ricorrere a tecnologie di rimozione costose, alleviando allo stesso tempo i problemi legati a sicurezza e costo dell’energia.

 

In definitiva, le rimozioni ingegnerizzate di carbonio possono avere un ruolo, ma non devono essere la soluzione principale. Trattarle come una panacea climatica rischia di compromettere la sostenibilità economica e la resilienza del sistema energetico. La strada per la neutralità climatica passa prima di tutto da efficienza, rinnovabili e realismo strategico.

 

Credit www.chathamhouse.org (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

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Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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