Meteo, durissime novità dall'Oceano Atlantico
• Un Oceano che si riscalda troppo
• Un convegno europeo ha lanciato l’allarme sulla Corrente del Golfo
• Il Mediterraneo a rischio di confluenze di meteo estremo
• Freddo più intenso in arrivo
Troppo sottovalutata la novità della Corrente del Golfo: l’AMOC in crisi, ci sono dei rischi per l’Europa
L’AMOC , sigla di Atlantic Meridional Overturning Circulation , è uno degli ingranaggi più delicati del sistema climatico terrestre. È anche tra i principali motori della Corrente del Golfo , la quale contribuisce a stabilizzare il clima dell’ Emisfero Settentrionale , specialmente quello dell’ Europa occidentale e del Bacino del Mediterraneo .
Negli ultimi anni, tuttavia, questa potente corrente oceanica sta mostrando segnali sempre più evidenti di indebolimento , attribuito con forte probabilità all’accelerazione dei cambiamenti climatici .
Un Oceano che si riscalda troppo
Uno degli indicatori più inquietanti di questa crisi è il riscaldamento eccezionale osservato in vaste porzioni dell’ Emisfero Meridionale , dove milioni di chilometri quadrati di oceano hanno raggiunto temperature anche superiori di +4 °C rispetto alla media del trentennio di riferimento.
Questo tipo di riscaldamento anomalo contribuisce alla destabilizzazione delle correnti marine profonde , alterando i meccanismi della circolazione termoalina , ossia quel delicato equilibrio fra densità, salinità e temperatura che regola i moti verticali e orizzontali degli oceani.
Il fenomeno non è più circoscritto alle simulazioni o a ipotesi teoriche: secondo uno studio pubblicato su Nature Communications , l’AMOC potrebbe raggiungere un punto critico di collasso entro il secolo se le emissioni di gas serra proseguiranno senza freni.
Un convegno europeo ha lanciato l’allarme sulla Corrente del Golfo
Nel corso degli ultimi mesi, nei Paesi del Nord Europa si è tenuto un convegno internazionale molto seguito dalla comunità scientifica. Oggetto del dibattito: le conseguenze climatiche per l’Europa settentrionale e centrale in caso di un ulteriore indebolimento o, peggio, arresto della Corrente del Golfo .
Tra gli scenari delineati dagli esperti, vi è un crollo delle temperature invernali in molte aree dell’ Europa settentrionale , che si tradurrebbe in inverni molto più rigidi e prolungati, simili a quelli che colpivano il continente durante le fasi della Piccola Era Glaciale. Il fenomeno, a differenza del riscaldamento globale, avrebbe carattere regionale ma sarebbe potenziato proprio dal riscaldamento globale stesso, che interrompe gli equilibri locali a livello oceanico.
Il Mediterraneo a rischio di confluenze di meteo estremo
Nel contesto di un’ Europa settentrionale più fredda , il Bacino del Mediterraneo diverrebbe il campo di battaglia tra correnti gelide da nord e masse d’aria subtropicali in risalita dal Sahara , le quali continuerebbero a mantenere temperature elevate anche in pieno inverno .
Questo contrasto produrrebbe condizioni ideali per lo sviluppo di perturbazioni intense , capaci di generare fenomeni meteo estremi come:
• Tempeste di neve improvvise , anche a quote collinari o in Pianura Padana ;
• Alluvioni lampo per via di sistemi frontali molto attivi;
• Venti di burrasca associati a scontri violenti tra masse d’aria di diversa origine.
Anche i modelli climatici più aggiornati (come quelli diffusi dal Copernicus Climate Change Service e illustrati da NOAA ) confermano che, nonostante il riscaldamento globale medio , l’ instabilità meteo aumenterebbe notevolmente proprio a causa del raffreddamento anomalo di alcune regioni, in particolare lungo l’ Atlantico settentrionale .
Freddo più intenso in arrivo
Un ulteriore effetto dell’eventuale arresto dell’AMOC sarebbe l’irruzione di masse d’aria molto più fredde rispetto a quelle attuali, trasportate da venti settentrionali o nord-occidentali .
In questo scenario, la neve potrebbe tornare a cadere frequentemente anche a quote molto basse , interessando aree pianeggianti come la Val Padana , che negli ultimi decenni ha visto invece un progressivo innalzamento della quota neve. Questo perché, con un’Europa settentrionale raffreddata, le irruzioni artiche guadagnerebbero maggiore intensità e durata , trovando poi nel Mediterraneo un serbatoio di energia e umidità in grado di esaltare le precipitazioni .
Tali eventi risulterebbero in netto contrasto con la narrativa semplificata di un “clima sempre più mite”, mettendo in evidenza quanto sia complesso e controintuitivo il comportamento del sistema climatico globale.
“Le implicazioni meteo di un’alterazione dell’AMOC, in un mondo che si sta riscaldando in modo accelerato, non vanno affatto sottovalutate. Gli effetti locali possono divergere anche sensibilmente dal trend globale, come dimostrano i modelli e le analisi dei principali centri di ricerca mondiali.”
