Neve verso l'Italia o no. Come raccontare l'evento meteo qui

Neve verso l'Italia o no. Come raccontare l'evento meteo qui

Cercheremo di capire perché si crea confusione in ambito meteo? Divulgare nel nuovo Mondo è difficile, il lettore deve essere attratto dal titolo e l’immagine per leggere, su argomento pertinenti ai suoi interessi. Le ricerche di coloro che si occupano soprattutto di internet, hanno rilevato che generalmente meno del 10% di coloro che leggono un titolo attraente clicca e legge poi un contenuto di qualità, mentre un titolo poco attraenete viene cliccato meno dell’1%.

Ecco che poi c’è la concorrenza social, dove moltissimi si informano. Traggono supposizioni da un titolo. Non è la comunicazione sbagliata, ma chi la cerca a sbagliare. Se oggi la comunicazione in ogni ambito tende a esaltare la notizia, renderla attraente con il titolo, la colpa non è dell’editore. Questo deve combattere, innanzitutto, con la concorrenza che lo fa, e nel nostro ambito lo fanno i quotidiani, i giornali storici, quelli che hanno enorme rilevanza nazionale.

Questa è la difficoltà nel divulgare (e persino nel fare) previsioni meteorologiche e climatologiche. Provo a riassumere i punti chiave e ad aggiungere qualche spiegazione su cosa però complica questo lavoro, ovvero scrivere decentemente.

Semplificare eccessivamente la dinamica atmosferica L’atmosfera terrestre è un sistema complesso governato da innumerevoli interazioni: radiazione solare, movimenti oceanici, composizione dell’aria, presenza di ghiacci, correnti a getto, topografia, ecc. Cercare una sola “causa” per spiegare un determinato pattern (per esempio, un inverno particolarmente mite) può essere fuorviante, perché in meteorologia di rado esiste un’unica variabile dominante.

Confusione tra correlazione e causalità È un errore comune in moltissimi settori, non solo in meteorologia. Se due fenomeni si manifestano insieme o in sequenza, non è detto che l’uno sia causa dell’altro. Servono sempre analisi più approfondite per stabilire eventuali nessi causali. In meteorologia, ad esempio, non è sufficiente notare che “quando l’Indice NAO è in una certa fase, si verifica un certo tipo di tempo” per poter dire che la fase di quell’indice causa quel tempo. Spesso è più corretto parlare di co-occorrenza o influenza di una serie di fattori reciproci.

Cercare spiegazioni semplici per dinamiche complesse In parte è un’esigenza comprensibile di comunicazione: cercare di rendere comprensibile a tutti un fenomeno di per sé complesso. Ma quando si esagera, si finisce per fornire un modello semplicistico che non corrisponde alla realtà. Succede spesso nei titoli dei media, dove si presenta un singolo fattore (“El Niño”, “Corrente del Golfo”, “Anticiclone delle Azzorre”, ecc.) come responsabile unico di certi andamenti meteo.

Indici atmosferici trattati come “interruttori on/off” Indici come NAO (North Atlantic Oscillation), AO (Arctic Oscillation), ENSO (El Niño/Southern Oscillation) e via dicendo vengono spesso descritti in termini di fasi positive/negative, ma nella realtà si tratta di oscillazioni continue, con una variabilità interna a ciascuna fase che può portare a esiti diversi rispetto a quanto ci si aspetterebbe da uno schema “semplificato”. La “fase positiva” di un indice non produce sempre e in ogni caso la stessa conseguenza su scala locale o regionale.

Vedere relazioni costanti tra pattern atmosferici Una correlazione può anche essere storicamente solida (esempio: “quando l’Indice X è in una certa fase, in media, succede Y”), ma le teleconnessioni atmosferiche possono cambiare nel tempo e su scale differenti (decennale, pluridecennale, ecc.). Le condizioni di contorno (temperature superficiali oceaniche, copertura nevosa, forzanti esterne come l’attività solare o le concentrazioni di gas serra) possono modificare le relazioni che in un certo periodo storico sembravano “quasi fisse”.

Meteorologia: non regole fisse, ma dinamiche complesse In sostanza, la meteorologia (e ancora di più la climatologia su scala più ampia) si basa su leggi fisiche ben note, ma la combinazione di queste leggi in un sistema caotico rende difficile formulare regole statiche o “sempre vere”. Anche quando costruiamo modelli matematici (i modelli di previsione numerica), questi semplificano il sistema per necessità computazionale; inoltre, ogni singolo risultato dipende molto dalle condizioni iniziali e dai parametri scelti.

Concludo questo noioso articolo È importante riconoscere che il tempo e il clima si muovono in un contesto di fattori multipli, non tutti lineari né facilmente modellizzabili in modo deterministico. Divulgare questo concetto, anche se meno “accattivante” di formule semplici o di “verità assolute”, è essenziale per creare una comprensione corretta del perché le previsioni non siano mai infallibili e di come, nonostante l’evoluzione tecnologica e scientifica, esisterà sempre un margine d’incertezza dovuto alla complessità intrinseca del sistema atmosferico.