Inattesa NEVE diffusa in Italia: genesi di un evento meteo
• L’inizio della nevicata: da Genova al Centro-Nord
• Temperature glaciali: il gelo artico stringe l’Italia
• Accumuli di neve eccezionali
L’ Italia possiede un clima prevalentemente mediterraneo, caratterizzato da inverni miti, specie rispetto all’ Europa centrale . Questa differenza climatica è storicamente evidente: già nel XVIII e XIX secolo , le famiglie reali europee sceglievano i laghi del Nord Italia o la Riviera Ligure per sfuggire ai rigidi inverni delle loro terre d’origine. Nonostante ciò, durante gli inverni più freddi, le correnti gelide siberiane invadevano l’Europa e talvolta raggiungevano anche l’Italia, generando fenomeni di meteo estremo come quello del 1985 se non peggio.
All’epoca, le previsioni meteo erano meno avanzate di quelle attuali. Tre giorni prima della famosa gelata, il Gen. Andrea Baroni , allora responsabile delle previsioni su “Repubblica”, annunciava tutt’altro scenario : si prevedeva un ritorno dello scirocco , con temperature in aumento e piogge intense al Centro Sud , mentre il Nord Italia avrebbe sperimentato nevicate abbondanti . Nessuno avrebbe potuto immaginare che invece sarebbe sopraggiunta una delle più intense ondate di freddo del secolo.
Questa sottovalutazione dell’ondata di gelo fu un segnale dei limiti tecnologici del tempo. Le carte meteorologiche non disponevano della precisione attuale, e gli errori di interpretazione erano frequenti . Al contrario, oggi gli strumenti satellitari e i modelli di previsione consentono di individuare con largo anticipo l’arrivo di eventi meteorologici estremi , riducendo il margine d’errore.
Ricordare eventi come la Befana del 1985 è fondamentale per comprendere l’evoluzione del meteo italiano e per confrontare i fenomeni estremi del passato con quelli attuali. Spesso, la memoria tende a distorcere il ricordo degli inverni di una volta , confondendo la normalità climatica con episodi eccezionali . Questo porta a una percezione alterata del cambiamento climatico e della frequenza di eventi di meteo estremo .
Nonostante l’ Italia non sia un paese caratterizzato da inverni rigidi come quelli della Finlandia o della Russia , episodi come quello del 1985 dimostrano che il nostro clima può riservare sorprese significative , rendendo essenziale lo studio e la documentazione di tali fenomeni.
La grande nevicata dell’8 gennaio 1985: una pagina storica del meteo italiano. La nevicata dimenticata
L’ 8 gennaio 1985 rappresenta una data indimenticabile per gli appassionati di meteo e amanti della neve. Davvero sempre meno sono i nostri lettori che hanno vissuto in età adulta quella straordinaria nevicata che colpì il Centro-Nord Italia e, in misura minore, alcune aree del Sud Italia . Molti non sanno nemmeno chi sono gli esperti citati qui.
Questo evento meteorologico fu preceduto da una serie di condizioni climatiche eccezionali che portarono il gelo artico e abbondanti nevicate su gran parte della Penisola.
Tutto ebbe inizio con un’intervista a Michele Conte dell’Aeronautica Militare , che delineò la complessa traiettoria di un blocco di aria fredda proveniente dalla Scandinavia . Secondo le mappe meteorologiche di allora, questa massa d’aria avrebbe attraversato la Francia e i Pirenei , per poi arrivare da ovest sull’Italia.
La sera del 7 gennaio , il Generale Andrea Baroni annunciò che “la confluenza di correnti da Nord e da Sud avrebbe provocato nevicate per tre giorni consecutivi , con accumuli significativi su tutto il territorio, ad eccezione della Sicilia ”. Inoltre, Baroni previde che, dopo il 10 gennaio , venti glaciali dall’ Artico avrebbero riportato temperature estremamente rigide, consolidando il gelo su un manto nevoso ormai abbondante.
L’inizio della nevicata: da Genova al Centro-Nord
La sera del 7 gennaio , i notiziari iniziarono a riportare i primi fiocchi di neve a Genova , segnando l’inizio di una nevicata che si sarebbe estesa rapidamente. Dalle prime ore del mattino dell’ 8 gennaio , la neve iniziò a cadere su tutta la Toscana , l’ Emilia-Romagna e gran parte del Nord Italia , con accumuli significativi rilevati dal NOAA:
• 5-10 cm al Nord Italia , con punte di 11 cm a Venezia e 15 cm a Piacenza .
• 17 cm a Bologna , 19 cm a Marina di Ravenna , 16 cm a Firenze , 7 cm a Pisa .
• Nel Centro Italia , 10 cm ad Ancona e Pescara .
• Neve intermittente a Roma , mentre nel Sud Italia si registrano 4 cm a Foggia e neve mista a Bari e Marina di Ginosa .
Questi dati, pur indicativi, testimoniano la portata eccezionale dell’evento. Durante la notte successiva, un nuovo impulso di aria fredda generò una “ritornante” nevosa che colpì nuovamente molte località del Centro-Nord .
Temperature glaciali: il gelo artico stringe l’Italia
Le temperature di quel giorno furono estremamente basse, tipiche di un’ondata di gelo artico siberiano. Alcuni valori registrati includono i seguenti valori in Celsius:
Questi numeri non solo evidenziano la portata del gelo, ma raccontano anche la straordinaria estensione geografica del fenomeno, con temperature rigide fino al Sud Italia .
Accumuli di neve eccezionali
Il giorno successivo, 9 gennaio , il cielo iniziò a rasserenarsi, ma il manto nevoso raggiunse spessori impressionanti in diverse città:
• 36 cm a Bologna , 34 cm a Marina di Ravenna , 31 cm a Rimini .
• 22 cm a Firenze , 21 cm ad Ancona , 50 cm a Campobasso .
• Nel Sud Italia , si registrarono 1 cm a Napoli e 47 cm a Potenza .
Questi valori sottolineano come l’evento sia stato uno dei più significativi nella storia recente del meteo italiano.
L’eccezionalità della nevicata dell’ 8 gennaio 1985 non riguarda solo la quantità di neve, ma anche il freddo intenso e le dinamiche atmosferiche che hanno reso possibile un evento tanto straordinario quanto raro. E tutto il caos meteo di quel periodo non finì il 9 gennaio perché seguirono, anche per effetto albedo , gelate incredibili, specie nel Nord Italia e sino a Roma. In Val Padana sono noti valori anche sotto i -25°C su alcune località, mentre sono indimenticabili i -23°C di Firenze Peretola . Questo è un meteo estremo che avvenne in un’epoca dove l’industrializzazione con emissioni di CO2 era ai massimi storici nell’Europa occidentale , un freddo che avvenne per una serie di coincidenze favorevoli che in un futuro non noto potrebbe ripetersi.
