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Recentemente, è stata scoperta una grotta sulla superficie lunare, precisamente nel Mare Tranquillitatis, luogo storico del primo allunaggio umano. Questa scoperta è significativa poiché potrebbe indicare la presenza di ulteriori tubi lavici sotterranei, potenzialmente utili per la futura colonizzazione della Luna. La ricerca di abitazioni naturali come queste è cruciale, data l’elevata costosità dei trasporti verso il satellite terrestre e la necessità di minimizzare il materiale da trasportare dalla Terra.

 

I tubi lavici, formatisi in seguito al raffreddamento della lava, potrebbero offrire un rifugio naturale contro le radiazioni spaziali e le estreme variazioni di temperatura, che sulla Luna possono oscillare tra i -173°C durante la notte e i 127°C di giorno. Inoltre, queste strutture naturali potrebbero proteggere gli astronauti anche da piccoli asteroidi, frequenti in assenza di un’atmosfera protettiva.

 

Il Mare Tranquillitatis pit, oggetto dello studio, si trova in una posizione intermedia tra i siti di allunaggio delle missioni Apollo 11 e Apollo 17. Nonostante non sia il luogo ideale per una colonia a causa della mancanza di ghiaccio e quindi di acqua facilmente accessibile, il suo studio è fondamentale per comprendere meglio la struttura e la composizione dei tubi lavici.

 

La ricerca, condotta utilizzando dati radar acquisiti dal Miniature Radio-Frequency (Mini-RF) dello Luna Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, ha rivelato riflessioni radar che suggeriscono la presenza di un condotto sotterraneo lungo tra i 30 e gli 80 metri e largo circa 45 metri. Queste dimensioni indicano che il tubo lavico potrebbe non essere sufficientemente ampio per ospitare una città, ma potrebbe essere adeguato per un piccolo insediamento lunare.

 

La superficie interna della grotta sembra essere sufficientemente piatta per essere utilizzata, e la distanza dal suolo alla superficie della grotta, sebbene superiore ai 100 metri, potrebbe non rappresentare un ostacolo significativo in condizioni di bassa gravità lunare.

 

Questo studio, pubblicato su Nature Astronomy, non solo conferma la presenza di tubi lavici sulla Luna, teorizzati per oltre 50 anni, ma apre anche la possibilità che tali strutture possano essere individuate e studiate da orbite spaziali con una risoluzione leggermente superiore. Questo potrebbe avere implicazioni importanti per la scelta dei siti delle future missioni lunari, specialmente verso i poli, dove il ghiaccio è più abbondante e accessibile.

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