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Il Telescopio Binoculare Grande situato sul Monte Graham in Arizona, grazie all’impiego dello strumento ottico ad alto contrasto SHARK-VIS e del sistema di ottica adattativa, ha catturato immagini del satellite di Giove, Io, con una risoluzione senza precedenti per un telescopio terrestre. Queste osservazioni hanno rivelato dettagli della superficie lunare con una precisione spaziale tale da identificare caratteristiche estese fino a circa 80 chilometri, una capacità fino ad ora possibile solo mediante sonde spaziali dirette verso Giove.

 

Le immagini mostrano un significativo evento di ricopertura superficiale intorno al vulcano Pele, uno dei più noti di Io, che è il corpo celeste con l’attività vulcanica più intensa del sistema solare. Queste osservazioni forniscono nuove prospettive sui processi vulcanici che hanno plasmato non solo Io, ma anche altri corpi celesti come la Terra e la Luna nei loro passati remoti.

 

Il Telescopio Binoculare Grande, parte dell’Osservatorio Internazionale di Monte Graham, gestito dall’Università dell’Arizona, è il più grande telescopio del mondo su un unico montaggio e si compone di due telescopi di classe 8 metri. Questo strumento è essenziale per lo studio di stelle e pianeti al di fuori del nostro sistema solare.

 

Io, leggermente più grande della Luna terrestre, è il più interno dei satelliti galileiani di Giove, che include anche Europa, Ganimede e Callisto. La posizione di Io, soggetta a un continuo “tiro alla fune” gravitazionale tra Giove e i suoi altri satelliti, genera un riscaldamento interno per attrito, che si ritiene essere la causa della sua estesa attività vulcanica. Monitorando le eruzioni sulla superficie di Io, gli scienziati sperano di ottenere informazioni sul movimento del materiale sotto la superficie lunare e sulla struttura interna, oltre a comprendere meglio il meccanismo di riscaldamento mareale responsabile del suo intenso vulcanismo.

 

La scoperta dell’attività vulcanica di Io risale al 1979, quando Linda Morabito, ingegnere della missione Voyager della NASA, osservò un pennacchio eruttivo in una delle immagini raccolte durante il “Grand Tour” dei pianeti esterni. Da allora, numerose osservazioni hanno documentato la natura inquieta di Io, sia da telescopi spaziali che terrestri.

 

Il nuovo strumento SHARK-VIS, sviluppato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico di Roma e gestito da un team guidato dall’investigatore principale Fernando Pedichini, è stato installato al Telescopio Binoculare Grande nel 2023. Esso include una fotocamera ultra-sensibile e veloce che permette di osservare il cielo in modalità di “imaging veloce”, catturando immagini che congelano le distorsioni ottiche causate dalla turbolenza atmosferica. I dati raccolti vengono poi elaborati per rimuovere qualsiasi traccia dell’impronta elettronica del sensore, selezionando i migliori fotogrammi e combinandoli mediante un software avanzato chiamato Kraken, sviluppato da Douglas Hope e Stuart Jefferies della Georgia State University, che consente di eliminare gli effetti atmosferici e di rivelare dettagli incredibili di Io.

 

Le prospettive future per l’osservazione del sistema solare con SHARK-VIS sono promettenti, come sottolineato dallo scienziato Simone Antoniucci, che prevede nuove osservazioni di vari corpi del sistema solare, inclusi i satelliti dei pianeti giganti e gli asteroidi, con dati attualmente in fase di analisi e ulteriori osservazioni pianificate.

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