Il team di ricercatori, guidato dalla professoressa Robyn Klein della Schulich School of Medicine & Dentistry, ha utilizzato un modello su roditori per esplorare gli effetti del COVID-19 sulle funzioni cognitive. Analizzando i cervelli dei roditori durante l’infezione acuta e nelle fasi di recupero, hanno osservato un aumento dei livelli di IL-1β nel cervello, una citochina che gioca un ruolo cruciale nella regolazione delle cellule del sistema immunitario e delle cellule ematiche.
L’incremento di IL-1β nei modelli animali ha portato a una riduzione della neurogenesi e a manifestazioni di perdita di memoria. Questi risultati suggeriscono che IL-1β potrebbe essere un meccanismo chiave nella genesi dell’impatto cognitivo indotto dal COVID-19.
Interessante è il ruolo della vaccinazione nell’attenuare questi effetti. I roditori vaccinati prima dell’infezione mostravano livelli più bassi di IL-1β e, di conseguenza, minori danni alla memoria e alle funzioni cognitive. Questo suggerisce che la vaccinazione potrebbe ridurre l’infiammazione cerebrale e i relativi disturbi cognitivi.
Nonostante questi risultati promettenti, rimangono delle incertezze, in particolare su come la vaccinazione possa effettivamente proteggere dalle alterazioni cognitive e sulla necessità di validare i risultati in modelli umani. Inoltre, il vaccino utilizzato nello studio non è disponibile per gli esseri umani, quindi sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare le connessioni tra vaccinazione e riduzione degli impatti del COVID-19.
La ricerca, pubblicata su Nature Immunology, sottolinea che, sebbene i vaccini non prevengano completamente l’infezione, riducono i rischi associati agli effetti dell’infezione stessa. Klein ha enfatizzato l’importanza di comprendere cosa i vaccini possono e non possono fare, evidenziando che la vaccinazione riduce significativamente l’infiammazione, un fattore chiave nella mitigazione dei disturbi cognitivi post-COVID.