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Gli geoscienziati hanno proposto che la mancanza di specifiche caratteristiche geologiche sugli esopianeti, come oceani e continenti, insieme alla presenza di tetttonica a placche a lungo termine, potrebbe spiegare la rarità delle civiltà extraterrestri avanzate, mettendo in discussione le stime della equazione di Drake e affrontando il paradosso di Fermi.

 

Il Dr. Robert Stern, geoscienziato dell’Università del Texas a Dallas, e il Dr. Taras Gerya, professore di scienze della Terra presso il Politecnico Federale di Zurigo, hanno pubblicato uno studio su Scientific Reports che suggerisce una spiegazione geologica per l’assenza di prove conclusive dell’esistenza di civiltà extraterrestri avanzate (ET), nonostante le previsioni dell’equazione di Drake, che suggeriscono l’esistenza di molte civiltà nella nostra galassia capaci di comunicare con noi.

 

Gli autori dell’articolo sostengono che la presenza di oceani e continenti, così come la tetttonica a placche a lungo termine, sono essenziali per l’evoluzione di civiltà attive e comunicative (ACC). La probabile scarsità di questi tre requisiti sugli esopianeti ridurrebbe significativamente il numero atteso di tali civiltà ET nella galassia.

 

Stern ha evidenziato come la vita sulla Terra sia esistita per circa 4 miliardi di anni, ma organismi complessi come gli animali sono apparsi solo circa 600 milioni di anni fa, poco dopo l’inizio dell’episodio moderno della tetttonica a placche. Questo processo ha dato un impulso significativo all’evoluzione, e gli autori ritengono di aver compreso il motivo.

 

Nel sistema solare, solo la Terra presenta una tetttonica a placche attiva. Altri corpi come Venere, Marte e la luna di Giove, Io, mostrano deformazioni superficiali e attività vulcanica, ma non hanno tetttonica a placche. Mercurio e la Luna sono considerati geologicamente inattivi.

La tetttonica a placche, teoria formulata alla fine degli anni ’60, descrive come la crosta terrestre e il mantello superiore siano divisi in placche in movimento. Questo movimento genera strutture geologiche come montagne e vulcani e permette lo sviluppo di modelli climatici moderati. La tetttonica a placche, attraverso l’erosione, rilascia nutrienti negli oceani e, creando e distruggendo habitat, impone uno stress ambientale moderato ma incessante sulle specie, spingendole ad evolversi e adattarsi.

 

Stern e Gerya hanno anche valutato l’importanza della presenza duratura di grandi masse terrestri e oceani per l’evoluzione verso una specie capace di comunicazioni attive. Hanno proposto una revisione dell’equazione di Drake, definendo fi come il prodotto di due termini: foc, la frazione di esopianeti abitabili con significativi continenti e oceani, e fpt, la frazione di pianeti che hanno avuto una tetttonica a placche duratura.

 

Dalla loro analisi, Stern ha indicato che la frazione di esopianeti con un volume ottimale di acqua è probabilmente molto piccola, stimando il valore di foc tra 0,0002 e 0,01. Inoltre, hanno concluso che una tetttonica a placche che duri più di 500 milioni di anni è altrettanto insolita, portando a una stima di fpt inferiore a 0,17.

 

Moltiplicando questi fattori, ottengono una stima raffinata di fi molto piccola, tra lo 0,003% e lo 0,2%, invece del 100%. Questo spiega l’estrema rarità delle condizioni planetarie favorevoli allo sviluppo della vita intelligente nella nostra galassia e risolve il paradosso di Fermi.

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