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Circa 5.000 anni fa, la peste bubbonica potrebbe aver contribuito significativamente al declino delle prime comunità agricole in Europa, un fenomeno noto come “declino neolitico”. Originatasi nelle valli fluviali temperate, l’agricoltura si diffuse durante il Neolitico, un periodo che precede lo sviluppo della metallurgia. Questa espansione portò a una maggiore densità di popolazione, facilitando così la diffusione di malattie infettive.

 

Nel 2019, è stata confermata la presenza del batterio Yersinia pestis, responsabile della peste, in Scandinavia. Il dibattito sulla gravità di questa infezione è continuato, poiché non tutte le varianti di un virus o batterio sono ugualmente infettive o letali. Il Dr. Frederik Seersholm dell’Università di Copenhagen e i suoi colleghi hanno analizzato denti e ossa di 107 individui provenienti dalla Svezia e uno dalla Danimarca, risalenti a circa 5.300-4.900 anni fa. Le analisi hanno rivelato che il 17% di questi individui era infetto da Y. pestis al momento della morte.

 

Sebbene la presenza del batterio non implichi necessariamente che sia stata la causa diretta del decesso, il potenziale per un’epidemia era evidente. Tuttavia, considerando che i corpi analizzati provenivano da un arco temporale esteso e non solo da un singolo evento epidemico, il contributo della peste a un crollo demografico può essere considerato solo una parte del quadro più ampio.

 

Il drastico calo della popolazione in Scandinavia e nel nord-ovest dell’Europa fu tale che l’agricoltura cessò in molte aree entro pochi secoli, e la costruzione di grandi megaliti si interruppe nello stesso periodo. In assenza di evidenze di significativi cambiamenti climatici, le malattie emergono come principali sospettate.

 

Oltre a rivelare la presenza della peste, il team di Seersholm ha esaminato il DNA del patogeno e quello delle persone sepolte in questi siti. Questo ha permesso di mappare in modo dettagliato le linee di trasmissione della peste e di descrivere altre microflora presenti nei dati del DNA. Inoltre, l’analisi del DNA umano ha offerto una visione dell’organizzazione sociale dell’epoca, evidenziando relazioni familiari e la pratica di seppellire le donne con le famiglie dei loro mariti.

 

Il team ha anche identificato che una famiglia, tracciata per sei generazioni, subì almeno tre focolai di peste, causati da ceppi differenti del batterio. Questo modello di ricorrenza è simile a quello osservato durante la Peste Nera del 1347-1353, che ebbe ricorrenze periodiche fino al XVII secolo.

 

Interessante notare che il modo di trasmissione della malattia in questo contesto antico non avveniva tramite le pulci, come nel Medioevo, poiché tutti i ceppi analizzati mancavano della mutazione che permette a Y. pestis di sopravvivere nel tratto digestivo dell’insetto.

 

Infine, il ripopolamento del nord Europa non tardò a verificarsi, con l’espansione della cultura del Vaso Campaniforme a partire da circa 4.800 anni fa. Resta incerto se portassero con sé un’immunità a questa ceppo di Y. pestis o se il batterio divenne temporaneamente meno letale.

Questo studio è stato pubblicato in accesso aperto sulla rivista Nature.

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