Il team di ricerca, guidato da Andrew Tubbs, MD, PhD, del Programma di Ricerca su Sonno e Salute presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università dell’Arizona, ha pubblicato i risultati nello studio intitolato “Il rischio di suicidio e omicidio raggiunge il picco di notte: Risultati dal Sistema Nazionale di Segnalazione delle Morti Violente, 35 Stati, 2003-2017”, apparso il 29 maggio sulla rivista Journal of Clinical Psychiatry.
Il documento sottolinea come la veglia notturna possa deteriorare le funzioni decisionali complesse del cervello e ridurre il pensiero razionale, in un momento in cui l’umore negativo è più accentuato, quello positivo è al minimo e la valutazione del rischio/ricompensa è distorta. Questa condizione è stata definita dagli autori come l’ipotesi della “mente dopo mezzanotte”.
I risultati dello studio indicano che il rischio notturno è maggiore tra gli adolescenti e i giovani adulti, le persone in stato di ebbrezza alcolica, e coloro che vivono conflitti con il partner attuale. È interessante notare come non vi sia stata una variazione significativa del rischio di omicidio in base all’età, anche se i giovani adulti rappresentano più della metà delle vittime di omicidio.
Inoltre, è emerso un rischio inaspettato di suicidio tra gli adulti più anziani intorno alle 6:00 del mattino. Non sono state riscontrate variazioni significative del rischio legate all’uso di cannabis o a stati di depressione attuale.
Michael Grandner, PhD, professore associato di psichiatria e direttore della Clinica di Medicina del Sonno Comportamentale, sottolinea l’importanza di questi risultati per comprendere meglio come la veglia notturna possa comportare un rischio distinto per comportamenti disgregati.
Questi dati potrebbero guidare future ricerche per chiarire le dinamiche cerebrali che predispongono gli individui a questi rischi e valutare se strategie basate sull’evidenza per migliorare il sonno e ridurre la veglia notturna possano contribuire a ridurre questi rischi e prevenire esiti tragici.