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I Neanderthal (Homo neanderthalensis) continuano a essere un punto focale nelle discussioni sulla natura del genere Homo, che include umani e loro parenti. La loro importanza risiede anche nella comprensione delle peculiarità della nostra specie, Homo sapiens.

 

Circa 600.000 anni fa, Homo sapiens e Neanderthal condividevano un antenato comune. I Neanderthal si svilupparono in Europa, mentre gli Homo sapiens in Africa, per poi disperdersi più volte in Eurasia. I Neanderthal si estinsero circa 40.000 anni fa, mentre noi abbiamo popolato il mondo e continuiamo a prosperare. Se questa diversa traiettoria sia stata influenzata da differenze nel linguaggio e nel pensiero è un argomento di lungo dibattito.

 

Le evidenze suggeriscono differenze significative nella struttura cerebrale tra le nostre specie, che hanno permesso agli Homo sapiens di sviluppare idee astratte e complesse attraverso la metafora, ovvero la capacità di paragonare due cose non correlate. Per raggiungere ciò, è stato necessario che il nostro sviluppo cerebrale divergesse da quello dei Neanderthal.

 

Le interpretazioni delle evidenze scheletriche e archeologiche variano ampiamente. Alcuni esperti vedono differenze profonde, altri nessuna, e alcuni si collocano in una posizione intermedia. Non sorprende che ci siano disaccordi nell’inferire aspetti così intangibili dai resti materiali come ossa e manufatti. Tuttavia, recenti scoperte in archeologia e altre discipline hanno aggiunto nuovi tasselli al puzzle del linguaggio dei Neanderthal, permettendo di delineare un’immagine più chiara della loro mente.

 

Nuove prove anatomiche indicano che i Neanderthal possedevano tratti vocali e vie uditive simili ai nostri, suggerendo che erano capaci di comunicare verbalmente tanto quanto noi. La scoperta di geni Neanderthal nel nostro DNA implica episodi multipli di incroci, suggerendo una comunicazione interspecie efficace.

 

La scoperta di lance in legno Neanderthal e l’uso di resine per costruire strumenti indicano abilità tecniche avanzate. Inoltre, pendenti fatti con artigli di uccello e l’uso probabile di piume come ornamenti corporali sono interpretati come esempi di simbolismo, insieme a incisioni geometriche su pietra e osso.

Tuttavia, l’affermazione che i Neanderthal fossero artisti di pitture rupestri rimane controversa. Le prove di arte rupestre Neanderthal sono compromesse da questioni metodologiche irrisolte e, a mio avviso, probabilmente non corrette.

 

Le evidenze neuroscientifiche e genetiche forniscono un caso convincente per differenze linguistiche e cognitive tra H. neanderthalensis e H. sapiens. Una ricostruzione digitale 3D del cervello Neanderthal mostra differenze significative nella struttura. I Neanderthal avevano un lobo occipitale relativamente grande, dedicando più materia cerebrale al processamento visivo e meno ad altre funzioni come il linguaggio.

Avevano anche un cervelletto relativamente piccolo e di forma diversa, una struttura sub-corticale densa di neuroni che contribuisce a molte funzioni, inclusa l’elaborazione del linguaggio. La forma sferica unica del cervello umano moderno si è sviluppata dopo l’apparizione dei primi Homo sapiens circa 300.000 anni fa.

 

Alcune mutazioni genetiche associate a questo sviluppo sono correlate allo sviluppo neuronale e alla connessione tra neuroni nel cervello. Gli autori di uno studio completo su tutte le mutazioni note per essere uniche in H. sapiens (al 2019) hanno concluso che sono avvenute “modificazioni di una rete complessa nella cognizione o nell’apprendimento durante l’evoluzione umana moderna”.

Mentre le prove si accumulano, la nostra comprensione del linguaggio è cambiata significativamente. Tre sviluppi sono particolarmente rilevanti: la scoperta che memorizziamo parole, o piuttosto i concetti associati alle parole, in entrambi gli emisferi cerebrali e in gruppi semantici; il riconoscimento che i suoni iconici hanno fornito un ponte evolutivo tra i richiami simili a quelli degli scimpanzé e le prime parole umane; e i modelli di simulazione computerizzata che mostrano come la sintassi possa emergere spontaneamente.

 

Queste differenze nel modo in cui le idee venivano memorizzate e collegate nel cervello hanno permesso agli Homo sapiens di pensare e comunicare usando metafore, un’abilità che ha trasformato radicalmente il linguaggio, il pensiero e la cultura della nostra specie, creando un divario profondo con i Neanderthal.

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