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La fotoluminescenza nei film⁢ sottili d’oro: una nuova⁢ frontiera‌ per la ricerca energetica

Un ​recente studio condotto presso l’EPFL (École ⁣Polytechnique Fédérale‍ de Lausanne) ha portato alla creazione del ⁢primo modello ​dettagliato che spiega ⁢gli effetti quantistici alla ​base della fotoluminescenza nei film sottili⁣ d’oro. Questa scoperta rappresenta un passo avanti significativo nello sviluppo di combustibili solari e batterie.

La luminescenza, ovvero il processo mediante il‌ quale le sostanze emettono fotoni quando esposte alla⁣ luce, è stata a ‍lungo osservata in materiali semiconduttori come il silicio. Tale fenomeno coinvolge elettroni a livello nanometrico che assorbono luce per poi rilasciarla. Questo ⁤comportamento fornisce ai ricercatori preziose informazioni sulle proprietà dei semiconduttori, rendendoli strumenti utili per indagare processi ⁢elettronici, come quelli ⁢presenti nelle celle solari.

 

Nel 1969, gli scienziati scoprirono che tutti i metalli presentano una certa luminescenza, ma​ negli⁣ anni ⁤successivi non si ⁢è giunti a‍ una comprensione ⁢chiara di ⁢come‌ ciò avvenga. L’interesse rinnovato‌ per questa⁣ emissione luminosa, guidato‍ da ‍applicazioni nella mappatura della temperatura a scala nanometrica e nella fotochimica, ha riacceso il dibattito sulle sue origini. La risposta, tuttavia, è rimasta ‍incerta fino ad oggi.

“Abbiamo sviluppato film d’oro metallico‍ di altissima qualità, che ci ha messi⁤ in una posizione unica per chiarire questo processo senza i fattori confondenti degli esperimenti precedenti,” afferma ⁤Giulia Tagliabue, responsabile del ‌Laboratorio di Nanoscienze per ‌le Tecnologie Energetiche (LNET) della Scuola di Ingegneria.

 

Nel loro recente studio‍ pubblicato su Light: Science and Applications, Tagliabue e il team LNET hanno focalizzato fasci laser su film d’oro estremamente sottili – tra i 13 e i 113⁣ nanometri – ⁣e poi analizzato il debole bagliore risultante. I dati generati dai ‍loro esperimenti precisi erano così dettagliati‌ – e così inaspettati – che hanno collaborato ‍con teorici dell’Istituto ⁢di Scienze e Tecnologie​ di Barcellona, dell’Università del Sud della Danimarca e ⁢del Rensselaer Polytechnic Institute⁤ (USA) per rielaborare‌ e applicare metodi di modellizzazione meccanico-quantistica.

L’approccio completo‍ dei ricercatori ha permesso loro di risolvere il dibattito sulla tipologia​ di luminescenza emanata dai film⁢ – fotoluminescenza –⁤ che è definita dal modo specifico in cui elettroni ⁤e le ⁢loro⁢ controparti caricate negativamente (buche) si comportano in risposta alla luce. Ciò​ ha anche permesso ⁣loro⁣ di produrre il primo modello completo e‌ quantitativo di questo​ fenomeno nell’oro, applicabile a qualsiasi metallo.

 

Effetti quantistici inaspettati

Tagliabue spiega che, utilizzando un film sottile di oro monocristallino prodotto con ⁣una nuova tecnica di ⁤sintesi, ⁣il team ha ‍studiato il processo di ⁢fotoluminescenza ⁢man mano che il metallo diventava più‌ sottile. “Abbiamo osservato certi effetti meccanico-quantistici emergere in film fino a circa 40⁣ nanometri, il che ‌era inaspettato, perché ⁢normalmente per ⁤un metallo, non⁢ si vedono tali effetti fino a quando non si scende ben al di sotto dei 10 nm,”⁢ afferma.

Queste ‍osservazioni hanno fornito informazioni spaziali chiave su​ dove esattamente avviene il processo di fotoluminescenza nell’oro, prerequisito per l’uso del metallo come sonda. Un altro risultato ⁢inaspettato dello studio è stata‍ la⁣ scoperta che il segnale fotoluminescente (Stokes) dell’oro può ⁢essere‌ utilizzato per sondare la temperatura superficiale del materiale stesso – un vantaggio per gli scienziati che lavorano a ‌scala nanometrica.

“Per molte reazioni‌ chimiche sulla superficie dei metalli, vi è un grande dibattito su perché e in quali condizioni queste reazioni⁢ si verificano. La temperatura ‍è un parametro chiave,‌ ma⁤ misurare la temperatura a scala nanometrica è estremamente ⁤difficile, perché un termometro può influenzare la‌ misurazione. Quindi, è un enorme vantaggio poter sondare un materiale utilizzando il materiale stesso come sonda,” dice​ Tagliabue.

 

Un punto di riferimento per lo sviluppo di combustibili solari

I ricercatori ritengono che le loro scoperte consentiranno di utilizzare i metalli per ottenere informazioni dettagliate senza precedenti⁢ sulle reazioni chimiche, in⁣ particolare ‌quelle⁢ coinvolte nella ricerca energetica. Metalli come l’oro e il rame – prossimo obiettivo ⁤di ricerca del LNET – possono⁣ innescare alcune reazioni ‍chiave, come​ la riduzione dell’anidride carbonica (CO2) in prodotti a base di‍ carbonio come⁤ i combustibili solari, che immagazzinano l’energia solare nei legami chimici.

“Per combattere il cambiamento climatico, avremo bisogno di tecnologie per⁤ convertire la ‌CO2 ​in altri prodotti chimici utili in un⁣ modo​ o nell’altro,” afferma Alan Bowman, postdoc del LNET e primo autore ‍dello studio.

“L’uso dei metalli è un modo per farlo, ma⁢ se non⁢ abbiamo una buona comprensione di come queste reazioni avvengano sulle loro superfici,⁤ allora ⁢non possiamo ottimizzarle. La luminescenza offre un nuovo modo per comprendere ​cosa sta accadendo in questi metalli.”

Riferimento: “Effetti meccanico-quantistici nella fotoluminescenza da film ⁣sottili d’oro cristallino” di Alan R. Bowman, Alvaro Rodríguez Echarri,‌ Fatemeh Kiani, ‍Fadil Iyikanat, Ted V. Tsoulos, Joel D. ⁤Cox, Ravishankar Sundararaman, F. Javier García de Abajo ⁣e Giulia ⁢Tagliabue, 19 aprile 2024, Light: Science & Applications.
DOI: ⁣10.1038/s41377-024-01408-2

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