Da alcuni giorni, molti hanno osservato una significativa modifica: i link a Google Maps non compaiono più nei risultati di ricerca di Google. Questo cambiamento, attribuibile al Digital Market Act (DMA) dell’Unione Europea, ha portato a una rivoluzione nel settore tecnologico. Tuttavia, questa modifica non riguarda tutti gli utenti, ma ha una sua logica. Effettuando una ricerca su Google di un luogo e cliccando sulla mappa mostrata a destra nei risultati, si nota che numerosi utenti non vengono reindirizzati a Google Maps, bensì a un’immagine statica.
Questo avviene a causa delle nuove regolamentazioni introdotte dal DMA dell’UE, che mirano a regolare i comportamenti dei “gatekeeper” digitali. Secondo le informazioni ufficiali fornite da Google, se i servizi non sono interconnessi, alcune funzionalità che implicano la condivisione di dati tra diversi servizi di Google potrebbero essere ridotte o non disponibili. Di conseguenza, gli utenti che scelgono di non interconnettere i servizi non potranno accedere alla funzionalità di mappatura integrata nella ricerca Google.
Per coloro interessati, esiste un metodo per ripristinare queste funzionalità. È necessario accedere alla console del proprio account Google, navigare fino alla sezione “Servizi Google collegati” e selezionare “Gestisci i servizi collegati”. In questa area è possibile attivare o disattivare a piacimento i servizi collegati, risolvendo così il problema.
Potrebbe funzionare anche senza esser loggati, ma c’è il rischio di disconnessione dal servizio.
A mio parere, questa situazione rappresenta un notevole disagio per gli utenti europei. Questo include la necessità di fornire continui consensi alla privacy durante l’accesso ai siti web, una pratica che, secondo me, risulta inefficace nel proteggere la nostra privacy. Nonostante l’intenzione di anonimato, siamo costantemente tracciati: le telecamere ci osservano nelle città e utilizziamo i nostri dispositivi mobili per numerose attività, contribuendo inconsapevolmente alla raccolta di dati sul traffico.
Ad esempio, le informazioni sulla densità di persone in un locale vengono raccolte in modo anonimo dai nostri dispositivi. Queste restrizioni sembrano colpire particolarmente noi europei, limitandoci dall’accesso a certi siti web di notizie internazionali senza l’uso di VPN.
Capisco le ragioni dietro queste misure, ma mi chiedo perché imporre tali restrizioni proprio agli europei. L’episodio del divieto di ChatGPT in Italia lo scorso autunno ne è un esempio eclatante. Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi del G7 che investe meno in ricerca e scienza, sembra che ci opponiamo ai progressi altrui. In Europa, pur utilizzando ampiamente i servizi americani, applichiamo limitazioni secondo convenienza.
Non è chiaro quali ulteriori restrizioni potrebbero essere introdotte, incluso l’uso di app meteo che integrano mappe di Google e altri servizi. Saremo forse costretti a dare specifiche autorizzazioni per ogni servizio. Personalmente, trovo questa situazione assurda, ma è la realtà normativa che dobbiamo rispettare. Quindi, se si desidera usufruire dei servizi come in precedenza, ad esempio per raggiungere un locale tramite Google, sarà necessario autorizzare esplicitamente il motore di ricerca a fornire la mappa navigabile.
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