Inquinamento di cui non si parla: gli aeroporti
Al vertice della classifica troviamo Londra, seguita da Tokyo e Dubai, completando così un podio di rilievo internazionale. Tuttavia, non è motivo di celebrazione, poiché queste città risultano essere le più affette dall’inquinamento atmosferico derivante direttamente dalle attività di trasporto aereo.
Esaminando più da vicino i 20 aeroporti maggiori e sommando le loro emissioni, si rivela che la quantità di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera è paragonabile a quella che 58 impianti a carbone potrebbero emettere. Questi allarmanti risultati emergono da un recente studio condotto dal think tank europeo Transport & Environment, il quale ha volto l’attenzione sia sulle emissioni dei voli cargo che su quelle dei voli passeggeri a livello globale.
Londra, con un triste primato, è stata oggetto di un’analisi dettagliata. Si è scoperto che, con i velivoli che decollano e atterrano nei suoi sei aeroporti, la città si trova esposta a un livello di emissioni nocive – quali ossidi di azoto e particelle sottili – paragonabile a quello prodotto da 3,23 milioni di veicoli ogni anno. Inoltre, l’aeroporto di Heathrow si distingue negativamente come il secondo peggior aeroporto a livello mondiale per quanto riguarda l’impatto sul clima.
Analogamente, a Tokyo e Dubai, le emissioni attribuibili all’aviazione espongono i residenti a un inquinamento equivalente a quello generato da 2,78 milioni di veicoli. Questa problematica assume un carattere di preoccupazione globale, interessando anche l’Italia.
Un utile strumento per valutare l’entità dell’inquinamento atmosferico nel contesto nazionale è rappresentato dalla mappa interattiva fornita da Airport Tracker. Secondo questa piattaforma, l’Italia registra 14,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica, di cui quasi 13 milioni derivano dai voli passeggeri, mentre il restante proviene dal trasporto merci. Il sito evidenzia che le emissioni nazionali sono comparabili a quelle di quattro impianti a carbone.
Le emissioni di ossidi di azoto e particelle PM2.5, associate alle operazioni di decollo e atterraggio negli aeroporti italiani, ammontano a 6.422 tonnellate, equivalenti all’inquinamento prodotto da 2.850.000 veicoli in un anno.
Roma Fiumicino si posiziona in testa a questa particolare classifica, con 4,9 milioni di tonnellate di CO2 emesse annualmente, una quantità paragonabile a quella di un impianto a carbone. Il sito sottolinea che l’inquinamento totale dell’aeroporto equivale a quello generato da 710.000 auto.
Segue Milano Malpensa con 3,8 milioni di tonnellate di CO2, il cui impatto è comparabile a quello di 1,9 milioni di veicoli in un anno. Al terzo posto troviamo l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, con 0,8 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti all’inquinamento prodotto da 400.000 auto in dodici mesi.
Le informazioni utilizzate per monitorare le emissioni derivano dal Global Aviation Carbon Assessment (Gaca), uno strumento sviluppato dall’International Council on Clean Transportation (Icct).
L’Italia, però, sta intraprendendo alcune iniziative per mitigare il problema. Ad esempio, la società Sea ha aderito al progetto Alrigh2t, finanziato dall’Unione Europea con 10 milioni di euro, che prevede l’esperimento di utilizzo di idrogeno liquido nelle operazioni a Malpensa per ridurre le emissioni.
L’azienda ha anche presentato a Bruxelles il progetto eMAGO, finalizzato alla realizzazione di aeroporti a emissioni zero. Questo progetto prevede l’installazione di oltre 80 punti di alimentazione elettrica per gli aerei in sosta, 94 stazioni di ricarica per i veicoli aeroportuali e 100 prese di ricarica intelligente per i mezzi di servizio. Grazie a queste iniziative, si prevede che entro il 2027 gli aeroporti milanesi, compreso Linate, rispetteranno le normative europee che impongono una fornitura di energia esclusivamente elettrica per gli aerei in sosta entro il 2030.
