Impianto nucleare Shika colpito da onde di tsunami di 3 metri dopo terremoto M7.6
La sicurezza nucleare in Giappone dopo il terremoto e lo tsunami
Il Giappone è stato colpito da un terremoto di magnitudo 7.6 il 1° gennaio 2024, che ha provocato onde di tsunami fino a 3 metri di altezza. La centrale nucleare di Shika, situata nella prefettura di Ishikawa, ha subito l’impatto di queste onde, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza nucleare del paese, ancora scosso dal ricordo del disastro di Fukushima.
• La sicurezza nucleare in Giappone dopo il terremoto e lo tsunami
• La reazione della centrale di Shika
• Danni minori ad altre strutture nucleari
• Le complicazioni e le misure adottate
• Perdite di olio e misure di contenimento
• La risposta dell’Autorità di Regolamentazione Nucleare
• Piani futuri e revisioni della sicurezza
La reazione della centrale di Shika
La centrale di Shika, posizionata a 11 metri sopra il livello del mare e protetta da una diga di 4 metri costruita dopo l’incidente di Fukushima del 2011, ha resistito allo tsunami senza subire danni significativi. Tuttavia, l’effetto del terremoto sulla prefettura di Ishikawa è stato notevole, con 206 vittime e ingenti danni alle proprietà.
Il primo tsunami, con onde alte 1 metro, è stato registrato vicino alla centrale circa 20 minuti dopo il terremoto, mentre analisi successive hanno indicato altezze d’onda fino a 3 metri 105 minuti dopo il sisma.
Danni minori ad altre strutture nucleari
Altre strutture nucleari lungo la costa del Mar del Giappone hanno riportato danni minori, tra cui perdite d’acqua utilizzate per il raffreddamento del combustibile nucleare e interruzioni parziali dell’energia elettrica. Tuttavia, gli operatori delle centrali hanno assicurato che non ci sono rischi ambientali o strutturali per le stazioni di energia nucleare stesse.
Le complicazioni e le misure adottate
Perdite di olio e misure di contenimento
Complicazioni sono sorte quando Hokuriku Electric ha segnalato due perdite di olio alla centrale di Shika, una il 7 gennaio e un’altra il 10 gennaio. Sono state adottate misure come tappetini assorbenti e la chiusura dei cancelli di drenaggio per contenere le perdite. Nonostante questi sforzi, è stata trovata una chiazza di petrolio di circa 100 x 30 metri vicino alla stazione. La compagnia elettrica ritiene che queste perdite siano originate da un trasformatore durante il terremoto e sta analizzando ulteriormente la situazione.
La risposta dell’Autorità di Regolamentazione Nucleare
In una riunione dell’Autorità di Regolamentazione Nucleare (NRA), è stato riferito che l’accelerazione del terremoto ha leggermente superato le ipotesi di progettazione in alcune parti della centrale, anche se la NRA ha assicurato che non ci sono problemi di sicurezza. Tuttavia, l’autorità ha sollecitato Hokuriku Electric a indagare approfonditamente sui danni al trasformatore e a considerare potenziali nuovi danni a causa delle continue scosse di assestamento.
Piani futuri e revisioni della sicurezza
I reattori di Shika, inaugurati nel 1993 e nel 2006, sono stati offline dal disastro del 2011. Nonostante i piani di riavviare il reattore n. 2 entro il 2026, questi piani potrebbero ora subire ritardi a causa della necessità di revisioni approfondite della sicurezza alla luce del recente terremoto e tsunami.
La sicurezza nucleare in Giappone rimane una questione di primaria importanza, soprattutto dopo gli eventi del 1° gennaio 2024. La centrale di Shika ha dimostrato di essere resistente, ma gli incidenti e le perdite segnalati evidenziano la necessità di una costante vigilanza e di un aggiornamento delle misure di sicurezza per proteggere l’ambiente e la popolazione da potenziali rischi nucleari.
