Meteo, una intrusione di memorabile gelo dalla Siberia
Per meglio analizziare il tempo del futuro, anche oggi continueremo a parlare dell’evento meteo estremo che avvenne nel lontano 1985. Ciò perché dal passato è possibile analizzare le potenzialità di fenomeni meteo estremi che prima o poi, avendo di tempi di ritorno di circa 30-50 anni, potrebbero manifestarsi anche e soprattutto per effetto dei cambiamenti meteo climatici. È evidente che questo non è un articolo di previsioni meteo. La rubrica dedicata a questi approfondimenti è infatti quella dei reportage meteo e clima. Qui troverete numerosi altri articoli relativi all’evento meteo estremo dal 1985 e diversi altri.
Impatti Globali dei Cambiamenti Climatici
Vari scienziati asseriscono che l’aumento di temperatura globale incrementa l’intensità dei fenomeni atmosferici di gelo e neve, e di questo ne sanno qualcosa negli Stati Uniti d’America (e non solo Buffalo), persino i mitissimi Stati del Sud. Gelo rilevante c’è anche in Russia e tutta la Siberia. In Russia europea sono stati raggiunti valori di temperatura record storico. Ovvero, temperature mai registrate in precedenza. Anche quest’anno Mosca ha visto la più forte nevicata in 24 ore di dicembre. Gli estremi meteo ci sono in tutto il pianeta anche di freddo, e siamo d’inverno ed è opportuno parlarne.
E’ indiscutibile che in Italia persista una situazione meteo climatica decisamente anomala, con temperature troppo ricorrentemente sopra la media, senza irruzioni d’aria fredda. Perché il freddo che fa in alcune parti d’Italia è a malapena prossimo alle medie stagionali. L’Italia vive una fase ormai lunghissima di clima ben più mite rispetto alla media, ed anche la neve che cade in montagna si accumula a quote superiori alla norma invernale.
Le previsioni per il futuro
E allora che attendersi dal futuro? I modelli matematici del clima danno un febbraio 2024 più freddo rispetto alla media. Per altro, con un concreto rischi, ma non certezza di nevicate a quote molto basse. Orbene, le previsioni a lunghissimo termine non sono di buona affidabilità, sono tendenze. I paragoni con il passato ci servono per capire meglio l’entità, la grandezza delle ondate di gelo. In Italia siamo poco abituati a raffrontarci con il meteo del passato, cosa che invece capita spesso in America, dove la meteo è un argomento molto, ma molto atteso, ma questo anche perché da loro la variabilità è molto maggiore che da noi.
Rievocazione dell’evento del 1985
E allora, vediamo come può essere una forte ondata di gelo, torniamo a parlare di quel 1985, ormai quasi 40 anni fa, quanto l’Italia fu investita da un evento di rilevanza storica.
Il Gelo Storico del 1985: i record di freddo
Il 1985 è un periodo dove in Italia c’era una diffusa rete di stazioni di rilevamento meteo, questo ci consente di avere informazioni su quanto può far freddo in determinate circostanze, se basarci su supposizioni.
Il 1985 è ricordato nella storia meteorologica italiana per i record di temperature bassissime che hanno colpito molte regioni del paese. L’11 gennaio di quell’anno ha segnato valori estremi in diverse città, con una particolare enfasi sul Centro e Nord Italia.
Temperature Record in Toscana e Val Padana
Nella regione Toscana, si sono registrati valori eccezionalmente bassi. All’aeroporto di Firenze Peretola si è raggiunto un minimo di -22,2°C, mentre nel centro città la temperatura scese a -11°C. Arezzo ha toccato i -20,2°C, Pisa ha registrato -14°C all’aeroporto e -12,8°C in città. Anche Grosseto ha stabilito un record con -13,2°C. In provincia di Pistoia è stato segnalato un valore non ufficiale di -30°C.
Nella Pianura Padana, nuovi record di freddo sono stati stabiliti in diverse città. A Brescia Ghedi e Ferrara, le temperature sono scese a -19,4°C, Verona Villafranca a -18,4°C, e Vicenza a -20°C. A Ferrara la temperatura massima non ha superato -12°C, mentre il record più basso è stato registrato a San Pietro Capofiume, nel bolognese, con -24,8°C.
Gelo Capitale: Roma e altre Città del Centro Italia
A Roma, i record di freddo sono stati notevoli con -11°C a Ciampino, -9,8°C all’Urbe, e -7,8°C a Fiumicino. Altre città del Centro Italia hanno affrontato temperature glaciali: L’Aquila con -23,4°C, Rieti a -20°C, e Frosinone a -19°C.
Un paragone con il freddo che fa ad esempio negli Stati Uniti d’America
Da quelle parti il freddo deriva da una vera e propria esplosione artica, è accompagnata da fortissimi venti che non trovano ostacoli naturali, tanto che il gelo si può estendere anche alle coste dal clima simil tropicale del Golfo del Messico. Questo scompiglio da noi non succede. Per altro, quel freddo avviene con forte vento, e questo accentua moltissimo la sensazioe di gelo, di basse temperature. Per questo in America si parla spesso di wind chill.
Il “wind chill” è un termine meteorologico che descrive la percezione di freddo che si avverte sulla pelle esposta, causata dalla combinazione della temperatura dell’aria e della velocità del vento. Quando il vento soffia durante i giorni freddi, può far sembrare che la temperatura dell’aria sia più fredda di quanto sia in realtà.
Questo fenomeno è particolarmente importante in climi freddi, dove il vento può ridurre significativamente la temperatura percepita dal corpo, aumentando il rischio di ipotermia e congelamento. La misurazione del wind chill si esprime di solito in gradi, utilizzando una formula che tiene conto sia della temperatura dell’aria sia della velocità del vento. Ad esempio, una temperatura dell’aria di 0°C con un vento forte può avere un wind chill che fa percepire la temperatura come -10°C. Pertanto, immaginatevi come sono percepiti i *10°C di New York, che per altro possono anche arrivare a quasi -20°C reali, o quelli di città come Chicago. Una curiosità, entrambe le città sono alle medesima latitudine di Napoli (New York) e Roma (Chicago), eppure il freddo di queste località per l’Italia è impensabile.
Le temperature eccezionalmente basse del 1985 sono state causate dall’alto effetto albedo dovuto alla presenza di neve al suolo e dalla mancanza di vento. Di conseguenza, la già scarsa radiazione solare di gennaio veniva riflessa nello spazio, intensificando il freddo.
Temperature estreme in molte Italiane
Le altre città italiane hanno registrato in quella prima decade di gennaio 1985 temperature minime e massime sorprendenti, come Bolzano (-11,8/2,2°C), Torino (-11/2°C), Milano (-11/-4,9°C), Venezia (-12/-0,4°C), Bologna (-16/-5,8°C), Genova (-0,1/3°C), Pisa (-14/3,6°C), Firenze (-22,2/-0,4°C), Perugia (-10/0,2°C), Ancona (-7/3,2°C), L’Aquila (-23,4/-5°C), Pescara (-3,8/4,6°C), Roma (-11/0°C), Campobasso (-8,4/-2,6°C), Napoli (-5/4,4°C), Bari (-2/4,4°C), Potenza (-9/-2°C), Olbia (-3/7°C).
La situazione in Liguria e in Europa
In Liguria, le temperature hanno iniziato ad addolcirsi, ma è iniziata una nevicata che ha coinvolto non solo Genova, ma anche la Riviera di Ponente. A Firenze, l’Arno è completamente gelato. Per la prima volta dal 1971, ha nevicato a Catanzaro. In Europa occidentale, le temperature erano meno estreme, ma nevicava diffusamente con valori sotto lo zero, anche nel sud della Francia e a Barcellona. Eccezioni come Minsk hanno toccato i -23,2°C, ma in generale, in Europa, incluse Scandinavia e Russia, faceva meno freddo rispetto a molte città italiane. Presto, però, il gelo intenso sarebbe tornato anche nel resto d’Europa.
