Meteo, quando il "gelo della Scandinavia" invade l'Italia è peggio del Buran
Il freddo Scandinavo e le sue ripercussioni in Italia
L’inverno porta con sé il desiderio di un clima freddo, non solo per la sua bellezza ma anche per i suoi effetti benefici, come la riduzione della popolazione di insetti. Questa stagione, con le sue basse temperature, è un elemento caratteristico del clima italiano. Tuttavia, la variabilità meteo e l’aumento delle temperature medie hanno reso il freddo invernale meno prevedibile e più variabile.
L’Impatto del freddo Scandinavo
La provenienza delle masse d’aria fredde influisce significativamente sul clima italiano. Il gelo della Scandinavia, ad esempio, può avere effetti più intensi rispetto al Buran, il freddo che proviene dalla Siberia. Le masse d’aria scandinave, quando raggiungono valori estremamente bassi, come -44 gradi, hanno un percorso più breve verso l’Italia rispetto a quelle siberiane che devono attraversare gli Urali.
La variabilità del Vortice Polare
Un altro aspetto da considerare è la variabilità del Vortice Polare, che tende a spingere più frequentemente masse d’aria dalla Scandinavia piuttosto che dalla Siberia. Questo fenomeno è dovuto in parte al riscaldamento della stratosfera che può invertire le correnti al suolo, rendendo più probabile l’arrivo di aria fredda scandinava in Italia.
Maggiore umidità delle masse d’aria Scandinave
Le masse d’aria provenienti dalla Scandinavia sono caratterizzate da una maggiore umidità rispetto a quelle siberiane. Questa umidità si traduce in maggiori precipitazioni quando queste masse d’aria raggiungono l’Italia, portando a super nevicate e tormente di neve di notevole imponenza.
Le ripercussioni di questo fenomeno sono evidenti in Italia, dove le nevicate possono diventare più frequenti e intense a causa dell’influenza delle masse d’aria fredde e umide scandinave. La comprensione di questi fenomeni meteo e delle loro cause è fondamentale per prevedere e gestire gli impatti che il freddo scandinavo può avere sull’Italia. Si evidenzia l’importanza di un monitoraggio costante delle condizioni meteorologiche, l’analisi dei modelli matematici, perché questi fenomeni sono insidiosi, difficilmente prevedibili.
L’ondata di gelo del gennaio 2017, un caso estremo che divenne tragico
Nel gennaio 2017, l’Europa ha sperimentato un’intensa ondata di freddo che ha interessato gran parte del settore orientale e centrale, nonché alcune regioni dell’area meridionale. Questo fenomeno, che ha avuto luogo dal 5 al 21 gennaio, ha causato la morte di numerose persone. L’origine di questa inusuale gelata risiede in un’area di alta pressione persistente sull’Europa occidentale, che ha canalizzato venti glaciali dalla Russia e dalla Scandinavia verso l’Europa orientale. In particolare, il 5 gennaio, l’aria fredda artico-continentale ha raggiunto la Germania e la penisola balcanica, apportando notevoli nevicate in Grecia e forti venti di bora in Croazia. Questo fenomeno ha toccato anche l’Italia, con intense precipitazioni nevose che hanno interessato le regioni centrali, meridionali e insulari.
Ebbene, il gelo attuale nelle aree menzionate era inferiore rispetto a quello attuale, e a quello che vedremo nel corso delle prossime due settimane. Ciò non significa che avremo un evento di gelo maggiore del 2017, e vista la difficile predicibilità, nemmeno che questo evento meteo ci sarà.
L’Europa occidentale nel 2017 ha registrato temperature estremamente basse durante questo evento. La temperatura più fredda, -29,9 °C, è stata misurata a La Brévine, in Svizzera, il 6 gennaio. In Russia, nell’oblast’ di Tver’, l’8 gennaio, è stata rilevata la temperatura più bassa, -35,7 °C. In Italia, una temperatura di -31,8 °C è stata registrata a Dolina Campoluzzo sull’Altopiano di Asiago (Vicenza), a un’altitudine di 1.768 metri, il 16 gennaio.
Centro-Sud Italia colpiti nel giorno dell’Epifania
Le regioni centro-meridionali italiane hanno iniziato a risentire dell’ondata di freddo a partire dal 5 gennaio. Questo fenomeno è stato causato dall’arrivo di una perturbazione che ha portato venti gelidi da nord-est. Le zone adriatiche, comprese Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, ma anche Umbria e Basilicata, sono state le più colpite. La neve ha coperto quasi tutte le coste di queste regioni, con accumuli che hanno raggiunto i 40 cm. Nelle aree interne, la neve ha spesso superato i 2 metri di altezza. L’8 gennaio 2017, sulla spiaggia di Porto Cesareo (LE), si sono registrati accumuli di 22-23 cm di neve, stabilendo il record di terza spiaggia italiana più nevosa dal 2000, dopo le spiagge di Ravenna e Monopoli e Polignano a Mare.
Particolarmente intensa è stata la bufera di neve in tutto il territorio Marsicano (Abruzzo) tra il 6 e il 7 gennaio, con temperature tra -10 e -13 °C e accumuli finali vicino al metro, seguiti da un notevole calo termico all’alba dell’11 gennaio, con temperature sotto i -20 °C sotto i 1300 metri. Dopo una breve pausa, un’altra perturbazione con venti forti e freddi ha colpito il centro Italia. La quota neve si è alzata, ma le coste hanno subito piogge miste a neve, in particolare nelle Marche e in Abruzzo. A Pescara, il fiume è esondato nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, causando danni alle abitazioni circostanti. Infatti, nelle bassissime quote, la risalita di aria più mite non favorì la caduta di neve, bensì di piogge torrenziali che in collina portarono badilate di neve.
La situazione si è aggravata su colline e monti, dove bufere di neve hanno portato la neve fino a 3,5 metri di altezza in alcune zone dell’Abruzzo. Le nevicate intense hanno causato estesi guasti alla rete elettrica, con black out che hanno interessato fino a 150 mila utenze. Dopo due settimane difficili, comprese le scosse di terremoto del 18 gennaio, la neve ha iniziato a trasformarsi in pioggia, causando numerose frane sulle colline. Da menzionare è il paese di Civitella del Tronto, in Abruzzo, parzialmente evacuato a causa delle frane che minacciavano il piccolo centro.
L’ondata di gelo in Sardegna
Nel gennaio 2017, la Sardegna ha vissuto una delle più intense ondate di gelo della sua storia recente. Tra il 5 e il 21 gennaio, un fenomeno meteorologico di grande portata ha colpito gran parte dell’Europa orientale e centrale. Le intense nevicate hanno creato una situazione di emergenza, soprattutto nei centri montani dell’interno dell’isola, con un picco di criticità tra il 16 e il 18 gennaio.
Origine dell’ondata di gelo
La causa principale di questa ondata di gelo è stata un’area di alta pressione stazionaria sull’Europa occidentale. Questa condizione ha facilitato la discesa di venti gelidi dalla Russia e dalla Scandinavia verso l’Europa orientale. La Sardegna, pur essendo nell’area del Mediterraneo, non è stata risparmiata da questo flusso di aria fredda, che ha portato temperature insolitamente basse e abbondanti nevicate sull’isola.
Le aree più colpite in Sardegna sono state il basso Logudoro, la Barbagia e l’Ogliastra. In queste aree, la neve ha superato il mezzo metro di altezza, creando notevoli disagi alla popolazione. I centri abitati di Fonni, Desulo e Tonara hanno vissuto situazioni di particolare allerta, con la popolazione costretta a fronteggiare le difficoltà causate dall’accumulo di neve. In centri come Pattada, in provincia di Sassari, la neve superò il metro di altezza.
Problemi di viabilità e isolamento
La viabilità è stata fortemente compromessa, soprattutto sulle principali arterie stradali dell’Isola. Questa interruzione delle comunicazioni ha aggravato la situazione di emergenza, isolando molte comunità. In particolare, i centri montani, più vulnerabili a queste condizioni meteorologiche estreme, hanno sperimentato un isolamento significativo.
Questi eventi hanno messo in luce la vulnerabilità di aree come la Sardegna, tipicamente non soggette a fenomeni meteorologici di questa portata. Hanno evidenziato l’importanza di sistemi di allerta efficaci e di piani di emergenza adeguati per fronteggiare simili situazioni.
Connubio terribile tra neve e terremoti
Le nevicate intense, unite alle repliche del terremoto del Centro Italia del 2016, hanno causato una valanga disastrosa a Rigopiano in Abruzzo. Questa slavina ha travolto e distrutto un albergo, provocando 29 morti. Questo evento devastante ebbe gravi ripercussioni sulla sensibilità dell’opinione pubblica. Quell’anno, anche moltissimi appassionati di neve maledirono l’evento atmosferico vista la disgrazia che si ebbe.
Nel 2017, l’Abruzzo è stato colpito da una serie di terremoti. Questi eventi sismici si sono verificati in un contesto già reso difficile dalle condizioni meteorologiche estreme, in particolare da intense nevicate.
L’Abruzzo, regione centrale dell’Italia, è nota per la sua attività sismica dovuta alla complessa dinamica delle placche tettoniche nella zona. La presenza di una linea di faglia attiva rende la regione particolarmente vulnerabile a terremoti.
Gennaio 2017: sequenza sismica preoccupante
Nel gennaio 2017, una sequenza di terremoti ha scosso l’Abruzzo, con epicentri principalmente nelle aree montane. Il terremoto più forte ha raggiunto una magnitudo di 5.3 sulla scala Richter. Questi sismi hanno provocato danni significativi alle infrastrutture, abitazioni e patrimonio storico, aumentando il senso di paura e incertezza tra la popolazione.
I terremoti hanno avuto effetti devastanti sulle comunità locali. Molte abitazioni sono state danneggiate o distrutte, lasciando centinaia di persone senza un tetto. Il costante timore di ulteriori scosse ha aggravato la situazione, generando stress e ansia tra gli abitanti, aggravato anche dal meteo ostile, gelido di quel periodo.
Complicazioni dovute alle condizioni meteo
Le condizioni meteorologiche severe hanno complicato la situazione nelle zone colpite dai terremoti. Le pesanti nevicate e le basse temperature hanno reso difficili le operazioni di soccorso e di recupero.
In risposta alla crisi, le autorità locali e nazionali, insieme a numerose organizzazioni di soccorso, hanno lavorato per fornire assistenza e supporto alle aree colpite. Nonostante le sfide logistiche, sono state adottate misure per garantire la sicurezza e l’assistenza agli sfollati.
Gli eventi del 2017 in Abruzzo hanno evidenziato la vulnerabilità delle regioni sismiche e l’importanza di piani di emergenza efficaci e di una costruzione resiliente ai terremoti, cosa che in Italia non avviene come invece è obbligatorio in molti Paesi vulnerabili ai sismi. In Italia, come evidenziato da vari Enti e Organizzazioni, si osserva soprattutto in ambito climatico un aumento degli eventi meteo estremi, che se sommato alla vulnerabilità del territori per frane, terremoti, rischio vulcanico, dovrebbero farci riflettere e agire senza indugiare ancora.
