Meteo con il grande gelo dalla Siberia, neve e temperatura sotto zero
Ed ecco che avremo delle giornate invernali. Forse anche con temperature sotto la media del periodo, forse anche la neve sino alla pianura. I forse sono d’obbligo quando si parla di previsioni meteo di gelo, questo oggi, come anche nel lontano dicembre 1984 e inizi 1985 che da una previsione di clima non di certo gelido si passò al freddo storico.
Il Dicembre 1984 si è contraddistinto per un inizio insulso, seguito da un’ondata di freddo e maltempo che ha colpito soprattutto il Meridione italiano, ma anche la Val Padana. Il 26 dicembre, Potenza ha registrato 10 cm di neve e fino a 50 cm sui rilievi circostanti. Nevicate sono state osservate anche in Puglia, specificatamente a Locorotondo e Martina Franca. Il 27 dicembre ha portato neve in Lombardia con accumuli variabili fino a 20 cm. Verso la fine del mese, forti piogge e lo scioglimento della neve hanno provocato alluvioni disastrose in Basilicata.
La serata del 30 dicembre 1984 è entrata nella storia per le previsioni meteorologiche di Andrea Baroni. Dopo aver annunciato l’arrivo di aria fredda siberiana, Baroni cambiò le sue previsioni annunciando l’arrivo di aria artica direttamente dal Polo, che avrebbe sconvolto il tempo sul Mediterraneo Occidentale. Questo cambiamento ha portato a bruschi cambiamenti nelle condizioni atmosferiche su scala continentale.
Il fenomeno dello Stratwarming, all’epoca poco conosciuto, è stato identificato come la causa di queste anomalie meteorologiche. Baroni (un famoso meteorologo dell’epoca) prevedeva un impulso freddo dal nord che avrebbe portato temperature nettamente inferiori alla norma stagionale. In questi giorni è atteso un fenomeno analogo, e si sa che l’influenza si avverte tra i 10 e 20 giorni dopo.
Il primo gennaio 1985, la maggior parte dei modelli meteorologici confermava la possibile evoluzione fredda in Europa e in Italia. Il modello tedesco DWD indicava correnti perturbate dalla Scandinavia verso i Balcani, coinvolgendo l’Italia. In questo periodo, il freddo si concentrava sulle zone orientali europee. In Italia, la presenza di neve nel milanese creava un paesaggio incantevole, mentre in Basilicata si verificavano ancora caos e alluvioni a causa dei nubifragi di fine dicembre.
Il 2 gennaio 1985, l’Anticiclone Atlantico si spostò verso nord, aprendo la strada a una saccatura gelida dalla Siberia nord-occidentale. Temperature estremamente basse vennero registrate sulla Russia Settentrionale e sul Nord Italia. Anche l’Italia Settentrionale e l’Alto Adriatico furono coinvolti in questa circolazione depressionaria, ma le correnti nord-occidentali preservarono il Settentrione dal maltempo. Contemporaneamente, il Sud Italia continuava a subire le conseguenze del maltempo precedente.
Al suolo, un fronte freddo da nord-ovest causò una depressione sul Basso Tirreno, e altri fronti freddi sulla Scandinavia Settentrionale stavano per invadere il territorio europeo. Le temperature al suolo in Nord Italia iniziarono a calare drasticamente. Nevicate si verificarono anche in Umbria e sulla costa adriatica, e persino in Algeria si registrarono bufere di neve a quote relativamente basse. Queste condizioni avrebbero solo anticipato ulteriori fenomeni meteorologici estremi nei giorni successivi.
La previsione meteo, cosa sappiamo, cosa potrà succedere prossimamente. Si parla di una fase alquanto variabile, con masse d’aria gelide che realisticamente sono ormai in Europa orientale e Scandinavia. Queste, anche se saranno spinte successivamente verso est, potrebbero tornare verso occidente ed essere richiamate verso sud dalle basse presssioni in transito nel Mediterraneo. Questa evoluzione sarebbe ideale per grande neve in Italia, oltre che una vera ondata di gelo.
Uno sguardo va dato all’ondata di gelo che avvenne ormai 12 anni fa , esattamente nei primi giorni di febbraio, e che proseguì per due settimane. Non c’erano i pressupposti per avere tutto quel freddo, eppure avvenne d’improvviso, anche se noi abbiamo prova di aver previsto il suo avvento, ma nessuno conosceva la furia che poi portò dietro di se.
L’Italia sotto la morsa del gelo:
Un’ondata di freddo artico ha colpito duramente l’Italia tra il 31 gennaio e il 20 febbraio, causando gravi disagi e almeno 57 vittime . Questo evento atmosferico ha interessato inizialmente il Nord con temperature scese fino a -13 °C a Torino e Milano, estendendosi poi al Centro e al Sud, dove L’Aquila ha registrato -7 °C. Regioni tirreniche del Sud sono state imbiancate più volte a causa di una bassa pressione in contrasto con l’aria gelida proveniente dai Balcani, mentre le coste calabresi, siciliane e del Salento sono rimaste escluse dalle nevicate.
Neve e grandinate nel Sud: la neve ha raggiunto anche le zone meridionali, con accumuli notevoli a Cosenza e nell’area ionica della provincia. Vibo Valentia e le Isole Eolie hanno visto la neve, mentre nel messinese, il 13 febbraio, una intensa grandinata ha causato disagi alla circolazione. La Sila cosentina ha registrato temperature fino a -11 °C.
Situazione nel Centro e Nord Italia: la neve ha coperto gran parte dell’Emilia-Romagna, San Marino, e alcune province centrali. In Toscana, le nevicate non hanno prodotto accumuli omogenei a causa degli intensi venti. Viareggio e le Cinque Terre hanno registrato oltre 10 cm di neve. In Emilia Romagna, particolarmente colpite sono state le aree di Forlì-Cesena, Rimini e Pesaro-Urbino, con accumuli eccezionali non visti da un secolo.
Estremi in Piemonte e Liguria: il gelo ha toccato il suo apice nella pianura Piemontese, con temperature perennemente sottozero e minime che hanno raggiunto i -23,9 °C. Anche in Liguria, a Sassello, si è registrato un primato con -22,1 °C.
Record di freddo in Abruzzo: l’Abruzzo ha stabilito il record di temperatura più bassa in Italia con -37,4 °C ai Piani di Pezza. In Umbria, sull’altopiano di Castelluccio di Norcia, le temperature sono scese sotto i -25 °C.
Situazione nelle Marche: la neve ha coperto quasi tutto il territorio marchigiano dal 1° febbraio, con accumuli notevoli lungo la costa e nell’entroterra. Le temperature hanno raggiunto i -18,5 °C in alcune zone collinari e appenniniche.
Abruzzo e Sud Italia: la neve ha coperto l’intero territorio abruzzese, con accumuli di 40 cm sulla costa. I monti del Gran Sasso e della Maiella hanno visto 5 metri di neve. In Campania, Basilicata, Lazio, Molise e alcune zone dell’Umbria, la neve ha creato forti disagi con accumuli diffusi. In Irpinia, si sono registrati 200 cm di neve.
Roma sotto la neve: Roma è stata colpita da intense precipitazioni nevose il 3 febbraio, con accumuli fino a 20 cm in centro e mezzo metro fuori dal Raccordo. Questo evento ha causato scontri verbali tra il capo della Protezione Civile e il sindaco della città.
Situazione nel resto del Lazio: le aree collinari della Provincia di Frosinone hanno accumulato oltre un metro di neve. In Friuli Venezia Giulia, a Trieste, le temperature sono scese a -10/-12 gradi a causa della Bora gelida e forte.
Puglia e Foggia: in Puglia, particolarmente colpite sono state Corato, Andria, Ruvo di Puglia e Terlizzi con più di 30 cm di neve. Nella provincia di Foggia, l’accumulo nevoso ha raggiunto i 10-15 centimetri, causando disagi alla circolazione.
Sardegna sotto la neve: anche la Sardegna fu interessata da eccezionali nevicate sino alle coste. La neve cadde su Olbia e Alghero.
Questo periodo climatico estremo ha messo a dura prova l’Italia, mostrando la vulnerabilità delle infrastrutture e dei servizi in situazioni di emergenza meteo estreme.
