Meteo: 100 cm di neve in Valle Padana
L’articolo di oggi è dedicato alla memorabile nevicata del gennaio 1985, che provocò notevoli disagi nelle regioni settentrionali dell’Italia, con quantitativi di neve mai più registrati da allora. Una perturbazione atmosferica, bloccata a est, rimase stazionaria per circa 72 ore, causando nevicate eccezionalmente intense che superarono i 100 cm di altezza in alcune aree metropolitane.
Anche noi ci interroghiamo se in futuro assisteremo a eventi meteorologici estremi simili a quelli del 1985. Tuttavia, una risposta definitiva è difficile da trovare, soprattutto considerando l’aumento delle temperature globali, che tende a ridurre la frequenza delle ondate di freddo estremo. Nonostante ciò, gli episodi di gelo intenso continuano a verificarsi, cogliendo spesso di sorpresa sia la popolazione che le autorità. Un esempio chiaro è rappresentato dalle nevicate di gennaio a Monaco di Baviera, così come quelle nella vasta regione di Parigi, a Mosca, a Pechino e nel sud della Scandinavia. Sebbene queste aree siano abituate a nevicate e temperature basse ogni inverno, più di quanto non accada in Italia, l’incremento delle temperature medie ha portato a sconvolgimenti climatici. Di conseguenza, una nevicata che a Mosca poteva tradizionalmente raggiungere i 10 cm, ora può arrivare fino a 30 cm. Analogamente, se in passato le ondate di gelo in Texas portavano temperature fino a -10°C, ora, nonostante un clima generalmente più caldo, si possono registrare punte fino a -20°C, con conseguenti danni alle tubature a causa del gelo dell’acqua.
Studiare il clima del passato può offrire indicazioni utili per il futuro, soprattutto in termini di prevenzione. Tuttavia, un evento simile a quello del 1985 causerebbe ancora oggi gravi disagi, come il blocco del traffico e la chiusura degli aeroporti. Questo si verifica in tutto il mondo, anche in quelle aree dove il freddo invernale e le nevicate sono comuni.
I cambiamenti climatici stanno aumentando l’intensità delle precipitazioni in un arco di 24 ore, portando a nevicate significative in diverse parti del mondo, talvolta record. Non è necessario un altro evento come quello del 1985 per avere grandi nevicate nel Nord Italia. Può bastare un moderato abbassamento delle temperature seguito da una forte perturbazione atmosferica che porti a precipitazioni abbondanti. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a precipitazioni piovose in pianura, in particolare nel settore occidentale del Nord Italia, che possono essere paragonate alla grande nevicata del 1985, ma che avvengono in un solo giorno e con temperature vicine a 0 °C. Anche le cronache recenti riportano episodi di forti nevicate che hanno bloccato strade in tutta Italia, dimostrando che eventi come quello del 1985 possono ripetersi, anche se con caratteristiche diverse.
Questo articolo non è una previsione meteorologica, ma piuttosto un approfondimento storico e climatico. Vi invitiamo a leggere gli altri articoli disponibili sulla rubrica dedicata a reportage meteo e clima, che trattano dell’evento estremo del 1985 e di altri eventi simili.
Dal 14 al 16 gennaio 1985, il Nord Italia fu teatro di nevicate storiche, con Milano sepolta sotto un metro di neve. Il 14 gennaio, la situazione iniziò a diventare critica a causa delle nevicate incessanti in Val Padana. Le temperature aumentarono quasi ovunque, con l’eccezione di Trieste e Genova, dove soffiarono freddi venti di tramontana. Il rialzo termico fu più marcato al Centro-Sud, con Firenze che non scese sotto lo zero nemmeno di notte, e Bari che raggiunse i 13 gradi di giorno.
Ecco le temperature minime e massime registrate al Nord Italia: a Bolzano si ebbero -5,3/-2°C con forte nevicata, a Torino -6/-0,6°C con neve, a Cuneo -7/-2°C con neve, a Milano -3,2/-1°C con forte nevicata, a Trieste -3,6/-0,9°C con bora e bufera di neve, a Venezia -3,4/-1,8°C con bora e bufera di neve, a Bologna -6,2/-1°C con forte nevicata, a Genova -1,7°/4°C con tramontana e bufera di neve, a Firenze 0,8/4,4°C con pioggia, ad Ancona -5,2/3,4°C.
Forti bufere di neve colpirono l’Appennino Tosco-Emiliano; a Milano, durante la notte, caddero già 25-30 cm di neve, ma alle 12 la neve raggiunse i 40 cm di altezza, aumentando rapidamente. La precipitazione fu molto più intensa in pianura che sulle Alpi, con nevicate intense anche a Trento; a Genova e Trieste continuò a nevicare con forte vento di tramontana. Il meteorologo Baroni, in una trasmissione televisiva serale, fu addirittura catastrofico, paragonando la situazione a quella delle prime due decadi di febbraio del 1956.
Alla sera del 15 gennaio, Varese era sepolta da 62 cm di neve e Como da 65 cm. A Belluno la neve raggiunse i 60 cm; a Vicenza 55 cm; a Udine, Vicenza, Treviso e Padova 40 cm; a Verona e Venezia 30 cm; a Rovigo 20 cm. Il ciclone sulla Corsica si spostò lentamente verso le coste della Toscana, e in Veneto i venti da sud cominciarono a prevalere sulla bora, trasformando la neve in pioggia. La depressione, il 16 gennaio, si spostò sul Mar Ligure, con i venti che ruotarono a sud sulla Penisola e le nevicate che persistettero solo in parte del Nord Italia.
Anche alcune zone della Lombardia iniziarono a riscaldarsi: iniziò a piovere nel mantovano e sul Garda, mentre a Milano continuava a nevicare. Le temperature rimasero sotto zero solo in Pianura Padana e in Liguria, dove resisteva la bufera di neve. A Genova si accumularono 20 cm di neve. La sera, Milano aveva 70 cm di neve, Bologna città 90 cm e le colline bolognesi fino a 130 cm, Trento città 130 cm.
Il 16 gennaio si conclusero le nevicate sul Nord Italia. A Milano, dopo quattro giorni e tre notti di neve continua, il manto bianco era alto dai 70 ai 100 cm. Per il peso della neve, crollò la copertura appena costruita del velodromo “Vigorelli”. A Trento, con 150 cm di neve, fu superato di poco il record del 1929.
Si fecero confronti con le ondate di neve del passato: nell’inverno del 1894-95, Milano ricevette 91 cm di neve in 25 giorni nevosi; nel 1886-87, 73 cm in 13 giorni di neve; e il 16 febbraio 1933 la città era coperta da una coltre bianca alta 80 cm.
Dal 17 gennaio iniziò una fase di riscaldamento che portò tepore nell’ultima parte del mese. Altre zone d’Europa, invece, videro ritornare il freddo a fine mese: tra il 27 e il 28 gennaio, Oslo, Stoccolma e Helsinki raggiunsero rispettivamente -24°C e -24,1°C e -29°C. Londra toccò la temperatura più bassa il 17 con -7,2°C; Belgrado rimase nella morsa del gelo fino al 19 gennaio, Bucarest fino al 22; Mosca segnò la temperatura minima il 22, con -26,8°C; Tallinn il 26 con -28,3°C; Riga il 21 con -25,1°C e Vilnius, dopo i -24,8°C del giorno 15, scese ripetutamente sotto i -20°C fino al 21 gennaio. Ma in queste zone dell’Europa orientale il gennaio 1987 fu ancora più freddo.
In Italia, per incontrare un altro evento storico di gelo e neve si dovette attendere il febbraio 2012, sebbene negli anni ’90 e nei primi anni 2000 vi furono altre irruzioni fredde degne di nota, su tutte quella del dicembre 1996. Questa relazione sulla situazione del 15 gennaio 1985 è stata curata da meteociel.fr, con dati ECMWF-ERA5. Seguono qui sotto le mappe.
