Meteo: una grande svolta, il gelo della Siberia che avanza
Nelle epoche passate , il panorama invernale italiano era dominato da un clima invernale più rigido, con frequenti nevicate e temperature basse, soprattutto nel Nord. Questo si nota chiaramente nei primi anni del XX secolo, quando perfino città come Palermo, solitamente più calda, sperimentava regolarmente nevicate ogni inverno, sebbene non sempre con grandi accumuli.
Non siamo abituati più alle condizioni meteo invernali tipiche dei nostri climi. Il video che mostriamo è emblematico, su un evento atmosferico avvenuto in Germania.
https://youtu.be/cJ3nI4MWbt0?si=Eixrd7w2rqlRBbVu
Il cambiamento climatico si nota soprattutto in Pianura Padana , dove le nevicate sono drasticamente diminuite in frequenza e intensità. La neve è divenuta da fenomeno nella tradizione padana, a notizia da prima pagina.
Il cambiamento climatico ha alterato notevolmente le temperature , rendendo comuni valori che un tempo erano eccezionali. Ad esempio, già nel 1989, il meridione italiano ha registrato temperature inaspettatamente elevate, con punte di 26°C a Reggio Calabria e 25°C a Catania. Ma un’ondata di calore ha generato record di temperatura appena qualche giorno, fa, esattamente il 1° dicembre, con valori saliti sino a 27°C tra Sardegna e Sicilia.
Ci si chiede come reagirebbero oggi le persone di fronte a un’ondata di freddo simile a quelle storiche di febbraio 1956 o gennaio 1985. Oggi come oggi, anche un evento come quello dell’ondata di gelo del febbraio 2012 desterebbe allarmismo, preoccupazione. Rammento che cadde anche oltre un metro di neve in pianura in Emilia e Romagna, i 3 metri ed oltre in collina. In seguito abbiamo osservato altre ondate di gelo e neve, ma quella del febbraio 2012, giunta all’inizio del mese ebbe condizioni tali da causare enormi disagi, con neve anche nelle coste delle Isole Maggiori italiane.
Nel 2012, aria gelida e neve hanno causato condizioni meteo estreme in Italia. La domanda che ci viene fatta è se quell’evento potrebbe in futuro ripetersi. La risposta è si.
Le correnti di aria fredda provenienti da aree come l’Artico o la Siberia possono ancora causare significative diminuzioni di temperatura e intense nevicate in Italia, anche sulle coste.
Nel gennaio 1985, per esempio, dopo le prime nevicate in Pianura Padana e in alcune zone centrali, le temperature caddero drasticamente a causa dell’effetto albedo, con valori di quasi -30°C in Emilia e -25°C a Empoli, -23°c a Firenze. Nel febbraio 2012, invece, forti nevicate colpirono le colline romagnole e marchigiane, con Urbino sepolta dalla neve e temperature di -15°C a Torino e -12°C a Milano. Il febbraio 1956 fu notevole per le sue ripetute ondate di gelo e nevicate in tutta Italia, diventando il mese più freddo del XX secolo. Un evento simile avvenne nel febbraio 1929, quando a Trieste si toccarono i -14°C, mentre negli ultimi 60 anni non si sono registrate temperature inferiori ai -10°C.
Oggi viviamo in un’epoca climatica diversa , con temperature generalmente più miti rispetto a un secolo fa, anche nei periodi più freddi. Siamo testimoni di un innalzamento delle temperature, segno evidente di un cambiamento climatico in atto.
Il gennaio 1985 è ancora ricordato come uno degli inverni più freddi degli ultimi cinquant’anni , con temperature così basse da causare gravi disagi in molte zone d’Italia. Per comprendere l’entità di quel freddo inverno, è utile esaminare il dicembre 1984, periodo che fornì i primi indizi di quella che si sarebbe rivelata una delle stagioni invernali più rigide della storia recente italiana.
Ma ai giorni d’oggi, potremmo avere ondate di gelo similari a quella del 1985 o 1956? In linea teorica si, e lo dimostrano le ondate di gelo nordamericane di cui sono stati pubblicati numerosi studi. Dove sia le nevicate, che le temperature sono state talmente basse da battere i record precedenti di freddo. Idem è avvenuto in Cina, Giappone, Corea del Sud. Nell’emisfero meridionale, sono ricorrenti le ondate di gelo, per altro alternate a ondate di calore invernale.
In questo 2023, il progresso della ricerca scientifica ha portato alla luce nuove informazioni riguardo al fenomeno El Niño , un evento climatico che si verifica nell’Oceano Pacifico. El Niño può variare in intensità, classificandosi in quattro livelli che vanno da una forma leggera a una molto intensa. Secondo le proiezioni attuali, per l’inverno è atteso un El Niño di intensità forte, ma non si esclude che possa rafforzarsi ulteriormente, arrivando persino a un livello di altissima intensità.
Questo fenomeno ha un impatto significativo sul clima e può portare a variazioni stagionali notevoli. Un esempio è l’inverno, durante il quale si osserva una maggiore probabilità di temperature estremamente fredde in regioni come la Siberia. Queste ricerche ampliano la nostra comprensione di El Niño, mettendo in luce come la sua presenza influenzi diversamente le varie regioni del globo. È interessante notare come un evento che si verifica nell’Oceano Pacifico possa avere ripercussioni climatiche su aree geografiche distanti, come la Siberia e la Russia. Questi studi dimostrano inoltre l’importanza di monitorare continuamente i modelli climatici per prevedere e comprendere meglio gli effetti di fenomeni come El Niño.
Le proiezioni per l’inverno indicano che El Niño potrebbe presentarsi con un’intensità moderata, ma con la possibilità di evolvere in un evento di maggiore entità. Questo suggerisce che gli impatti climatici potrebbero essere più pronunciati rispetto a quelli normalmente associati a El Niño. Inoltre, l’intensificazione di questo fenomeno potrebbe portare ad un freddo estremo in Siberia e Scandinavia durante l’inverno. La conseguenza potrebbe dare luogo a forti ondate di gelo fino all’Italia, come abbiamo sottolineato in un altro nostro articolo.
Nel 1956, a febbraio, dopo due mesi invernali miti, si scatenò dalla Siberia l’inferno. Italia e buona parte dell’Europa piombarono nel gelo, con nevicate diffuse e straordinarie. Questi eventi meteo estremi potrebbero ripetersi nel futuro a causa dei cambiamenti climatici.
Nel 1984, per altro, prima di quel grande gelo di gennaio 1985 , nei primi 15 giorni di dicembre l’Europa fu soggetta a un regime di alta pressione, mentre la depressione d’Islanda rimase confinata nell’Atlantico. In Italia, specie nel centro-sud, ci furono delle perturbazioni all’inizio di dicembre a causa di una depressione mediterranea. Allo stesso tempo, l’anticiclone russo si estendeva sulla pianura russa, ma i freddi più intensi si concentrarono verso il Mar Caspio. In Scandinavia, le correnti atlantiche portarono nevicate solo sui rilievi. Una situazione che appare negli aggiornamenti dei modelli matematici odierni, ma che comunque non ci preludono a ondate di gelo in stile 1985. Su questo argomento ci andrei sempre cauto, anche se l’evoluzione meteo è come quella di un film già visto in passato, ma la trama cambia ogni giorno. Da qui l’incertezza previsionale.
In quel 1984, con il trascorrere dei giorni, si verificò un aumento dell’instabilità atmosferica , particolarmente evidente il 4 dicembre, a seguito dell’intervento di una depressione mediterranea. La prima metà di dicembre fu dunque caratterizzata da un regime di alta pressione sull’Italia e sulla maggior parte dell’Europa, senza influenze significative da parte di correnti siberiane. Il freddo più intenso si manifestò in seguito. È importante notare che fino a quel momento la depressione d’Islanda era rimasta relativamente debole, e le precipitazioni nell’area mediterranea erano in linea con la media stagionale.
In quel dicembre, perlomeno fino a metà mese, si osserva una strana quiete in Europa. In Russia c’era molto freddo, ma a quei tempi il grande gelo era molto frequente, e non destava clamore come succede in questi anni. Che da quelle parti dell’Europa, come anche in Scandinavia faccia molto freddo, non vuol dire che quel gelo poi giungerà in Italia. Niente di tutto ciò è mai certo, potrebbe intervenire una variabile atmosferica e spingere il freddo verso la pianura ad est dei Monti Urali.
Ma attenzione, nel 1984 nel corso del dicembre si ebbe un forte Stratwarming. Gli attenti osservartori della Stratosfera, ai giorni d’oggi, stanno individuando il rischio che in questo dicembre del 2023 si attivi un fenomeno analogo, la cui influenza poi sul tempo atmosferico locale sarà delineata nel seguito.
